Afghanistan, bye-bye! E bye-bye a quel poco di decenza che ci resta

Afghanistan, bye-bye! E bye-bye a quel poco di decenza che ci resta

14 Agosto 2021 0 Di Corrado Corradi

Afghanistan lasciato a se stesso, i Talebani stanno rapidamente riconquistando provincia dopo provincia. E presto saranno a Kabul.

Afghanistan bye-bye… ma bye-bye anche quel poco di decenza che ci resta

Lasciato a se stesso l’Afghanistan, da quasi due mesi i talebani sono passati all’offensiva e hanno investito 6 delle 34 province afghane occupandone i capoluoghi… Siamo al punto in cui un responsabile militare statunitense ritiene che, tempo uno o due mesi e Kabul ritornerà nelle loro mani.

Ma chi sono i talebani o taliban?

Letteralmente sono gli «studenti», ovviamente di scuole coraniche di matrice salafita dell’Afghanistan e aree regionali confinanti (Pakistan, Tajikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, financo qualche zona frontaliera con l’Iran).

Mutatis mutandis, la genesi del movimento dei talebani sembra ricalcare quella dell’«ordo clericalis» dei chierici vaganti, ossia quell’importante gruppo sociale composto da studenti delle Scuole Cattedrali nell’Europa del 1200 circa…

Solo che i talebani non sono mai stati dediti alla goliardia, ed erano e sono armati di Kalashnikov e, soprattutto, non dipendono da nessuna autorità assimilabile a quella del vescovo della Chiesa Cattolica in grado di flemmatizzarne le intemperanze sul piano spirituale.

L’unica autorità che riconoscono é quella dello ‘Oulema (dotto in cose Islamiche) che si fa carico di impartire la retta via coranica alla sua tribù.

Questi studenti religiosi hanno fatto presto a diventare moujahiddin dediti sia alla lotta contro l’invasore ma anche alla difesa, al consolidamento e alla espansione dell’Islam, un Islam sostanzialmente salafita tuttavia marcato da una forte identità regionale.

A partire dal 1992, con la guerra civile afghana i talebani hanno soppiantato i «signori della guerra» di clan e tribù afghane e pakistane affermandosi come milizia armata e riuscendo a:

  • realizzare una sorta di tregua eliminando quei gruppi combattenti che non si allineavano, e a imporre un certo ordine (ovviamente islamico);
  • liberare i contadini e i pastori afghani dall’obbligo del pagamento del «pizzo» ai locali «signori della guerra»;
  • proseguire quell’opera di alfabetizzazione già avviata dalle scuole coraniche (alfabetizzazione secondo gli standard voluti dall’Islam, ossia una alfabetizzazione confessionale).

Nell’area afghano-iraniana-tagiko-uzbeka, i talebani avevano impostato un modus operandi politico mirato alla progressiva realizzazione di un grande emirato transnazionale e tra il 1996 e il 2001, non ancora costituiti in una entità statuale come prassi internazionale comanda, sono stati, guarda caso (!!) riconosciuti diplomaticamente da Arabia Saudita, Pakistan, e Emirati Arabi Uniti.

L’organizzazione talebana era ed é ancora inquadrata da una struttura di vertice denominata «consiglio degli ’Oulema» sui quali ai tempi dell’intervento statunitense in Afghanistan, prevaleva da «pares inter paribus» il famoso Mullah ‘Omar.

I Taliban controllano ora 160 distretti su 370 e i governativi battono in ritirata

I numeri dell’offensiva dei taliban che ha fatto seguito allo sbaraccamento della coalizione occidentale parlano chiaro: nelle province di Herat, Helmand e Kandahar si contano più di mille caduti negli scontri con le forze governative che battono in ritirata.

I distretti passati sotto il controllo (definito «totale» dai notabili locali) dei taliban sono 160 sui 370 distretti che conta l’Afghanistan.

Molti di quei notabili chiedono ai governatori di indurre l’esercito a ritirarsi al fine di evitare i combattimenti e anche nell’intento di salvare quel poco che é salvabile dalla rappresaglia nei confronti di quelle famiglie o quartieri o tribù che hanno fornito un qualsiasi tipo di supporto alla coalizione internazionale.

Purtroppo le Forze Armate afghane (addestrate dalla coalizione nternazionale) non sono in grado di difendere i centri abitati e si sono asserragliate in aeroporti ed ex basi della coalizione occidentale distanti dai centri abitati investiti dall’offensiva e più facilmente difendibili.

Quello che lamentano i soldati afghani é la totale assenza di rinforzi e rifornimenti in armi e munizioni.

In questo contesto, gli Stati Uniti, 20 anni fa promotori e leader dell’offensiva conto i taliban, che cosa hanno in mente di fare?

Semplice… quello che meglio sanno fare: pensare ai bombardamenti minacciando di rischierare i B-52 e le cannoniere volanti AC-130 per aiutare le forze afghane a fermare l’offensiva…

Ma è mai possibile che in questi 20 anni non si siano create le premesse per un’alleanza che vada oltre il supporto aereo tattico a quelle truppe che per 20 anni avete addestrato per combattere quello che avete indicato al mondo per essere il nemico per antonomasia, il maxi-nemico?

Secondo la Cnn ”le forze statunitensi, negli ultimi giorni hanno condotto diversi attacchi aerei in difesa dei nostri partner afghani”

Mi vien da dire, in dialetto parmigiano: ma, «boja d’un mond läder», dopo 20 anni di caccia ai taliban e di addestramento delle Forze armate afgane, siamo a questo punto? ma che avete fatto in questi vent’anni che sono l’equivalente più o meno di una generazione umana?

Alla minaccia dei soliti bombardamenti, ha fatto eco un rappresentante dei taliban che dalla rete El Jazeera ha sconsigliato gli Stati Uniti di intervenire, e il New York Times, in maniera sommessa, ha infatti escluso che l’America si stia preparando a bombardare.

Infatti, sulla scia di quella che è stata la madre di tutte le catastrofiche ritirate, ossia l’abbandono di Saigon (in cui abbiamo assistito in mondovisione a scene per cui la nostra Caporetto «ie fa ‘na pippa»), in maniera più dignitosa di allora, l’Ambasciata USA in Kabul invita «i cittadini americani a lasciare immediatamente l’Afghanistan ricorrendo a tutti i voli commerciali disponibili» e che  «Considerate la situazione della sicurezza e la riduzione dello staff, la capacità dell’Ambasciata di assistere i cittadini americani in Afghanistan è estremamente limitata, persino nella capitale».

Per l’onta di Caporetto mi sono fatto una ragione: l’allora Tenente Rommel era piombato all’improvviso sullo schieramento italiano e vi aveva creato un varco attraverso il quale sono passati gli austro-tedeschi…

Ma, a Saigon e, soprattutto in Afghanistan non c’era nessuno del calibro di Rommel, nessun reparto nemico ha creato un varco improvviso nello schieramento delle maggiori potenze militari mondiali, il varco si é creato nelle teste di legno dei politici occidentali che di colpo si sono stancati di una guerra senza senso scatenata 20 anni fa.

Ma quel che più indigna fino all’emesi è che questo disastro, che si risolverà in una strage di innocenti, era ampiamente prevedibile quindi evitabile.

Adesso a fronteggiare i taliban rimane un pugno di valorosi soldati afghani addestrati dai nostri soldati e, se tanto mi da tanto, conoscendoli, ho la certezza che sapranno combattere da soldati, con efficacia e coraggio, e sapranno essere micidiali senza essere spietati.

Ma, si sappia, quei valorosi che fino a ieri hanno creduto in noi, stanno andando incontro all’estremo sacrificio… L’unica consolazione dei loro fratelli d’arme italiani è che i taleban la troveranno lunga, molto lunga…

Emesi da indignazione a parte, ritorniamo ad essere pragmatici: l’impressione é che la situazione abbia girato a favore della Cina la quale avvierà (o ha già avviato) trattative per una novella «via della seta» dalla quale siamo già stati estromessi.