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Consolidamento degli edifici, arrivano gli incentivi

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incentivi per il consolidamento degli edifici.

Tanti crolli per difetti statici, costruzioni sbagliate o terremoti ed altre calamità. Ma ora arrivano gli incentivi per il consolidamento degli edifici.

Rischio crollo per 3 milioni di edifici

Due decenni di crolli, centinaia di vittime in Italia negli ultimi 20 anni. Morti nel sonno, all’ospedale, per una fuga di gas, per un’esplosione. E il Censis afferma che sono 3 milioni e 575 mila gli immobili potenzialmente a rischio in Italia. E di questi, il 36,5 per conto per ragioni di anzianità e il 63,5 per cento per cause tecniche.

Ci sono gli edifici storici che non sono stati adeguati, ma anche palazzine in cemento armato nuove che si sono completamente accartocciate. Ferri di armatura assenti, protezioni nei punti sbagliati, errori nei calcoli, scarsa qualità della muratura.

In Italia, siamo, come al solito all’emergenza e si sta cercando di accelerare per evitare tragedie come quella recente di Torre Annunziata.

 

Consolidamento degli edifici, arrivano gli incentivi

Ma ora, gli incentivi per l’efficientamento energetico e il consolidamento degli edifici, previsti nella Legge di bilancio 2017, sono divenuti operativi nelle ultime settimane con l’emanazione del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per la cedibilità dei crediti fiscali. Tale atto, unito alle Linee Guida ministeriali per la classificazione del rischio sismico degli edifici, consente l’avvio delle prime iniziative.

Non esistono, per ora, grandi moli di dati statistici sulla “morte per vecchiaia” degli edifici con telaio di cemento; tanto meno esiste una casistica delle cause di decesso in età avanzata che possa essere considerato rappresentativo della popolazione esaminata. E tutto questo non esiste semplicemente perché è solo da circa cinquanta anni che si è iniziato ad utilizzare il cemento armato in modo intensivo.

Ci sarebbe un luogo in cui il cemento era stato usato in modo intensivo prima della Seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti. Peccato però che in quel paese abbiano l’abitudine di buttar giù i palazzi ben prima che il cemento cominci a sbriciolarsi in modo allarmante. Di solito infatti, dopo 20 o 30 anni lì, il palazzo lo buttano giù e ne costruiscono un altro più redditizio: alto il doppio, dotato dei confort che in quel momento richiede la società o il mercato.

Anche altri paesi sembrano seguire lo stesso esempio: tutti quelli di radice anglo-sassone, per esempio, ma anche molti altri paesi europei, con varie velocità, favoriscono codici di comportamento edilizio secondo il quale quando il costo di manutenzione diventa eccessivo allora conviene buttare giù e rifare tutto

In Italia è tutto al contrario.

Qual’ è il paese Europeo dove  oggi si continua a vivere, e senza farci troppo caso, in un edificio in cui si è installato in un secondo momento l’ascensore;  in un secondo momento l’impianto di risaldamento; si sono rifatti tre o quattro volte i frontalini e le facciate, sfondato cinque o sei volte il vano scale per far passare cavi elettrici antenne etc.?
Qual è il paese con il più grande patrimonio storico archeologico del modo?