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Contro grillini e populismi… “Vogliamo i colonnelli”?

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Vogliamo i colonnelli

Girano in rete e in tv le chiamate alle armi contro i populismi e il “fascismo” dei grillini. E se finisse come nel film di Monicelli Vogliamo i colonnelli?

Vogliamo i colonnelli…?

Da un po’ di tempo girano in rete e in televisione chiamate alle armi contro il nuovo “fascismo” dei grillini e i vari populismi. La drammaticità dei toni mi ha fatto ritornare in mente l’ormai defunta “seconda repubblica” e il suo pericolo berlusconiano. Rinverdendo quell’epopea, non ho potuto evitare di richiamare alla mente il film di Monicelli del 1973 Vogliamo i colonnelli.

Vogliamo i colonnelli

L’onorevole Tritoni, esponente del partito la Grande Destra, con l’aiuto di un generale a riposo e le risorse dell’industriale corrotto Stainer, organizza un piano denominato “La volpe nera” per attuare un colpo di stato in Italia.Il piano si rivela una pagliacciata: uno degli ufficiali complottisti si ritrova paracadutato, invece che all’aeroporto di Fiumicino, in un pollaio di Maccarese, mentre l’altro arriva ad occupare la Rai a trasmissioni già chiuse. Il vero golpe lo fa, invece, il ministro degli interni del governo in carica, il democristiano Di Masi, il quale, sapendo del piano abborracciato, organizza un contro-colpo di stato per isolare gli estremisti e instaurare uno stato di polizia tecnocratico e autoritario.

Così è accaduto che nella cosiddetta Seconda repubblica, per evitare la salita al potere della pasticciona destra berlusconiana, il centro-sinistra ha fatto ingoiare al suo elettorato in primis, e poi all’Italia tutta, le leggi che hanno distrutto la generazione nata negli anni Settanta e impoverito la gran parte del paese. In molti casi, infatti, la destra non ha fatto altro che allargare il solco già aperto dai governi di centro-sinistra.

Il primo “misfatto” fu, infatti, il pacchetto Treu (la legge 24 giugno 1997, n. 196) che introdusse per la prima volta i contratti di lavoro atipico che aprirono alla precarietà indebolendo il sindacato e distruggendo i diritti dei lavoratori.

A peggiorare la situazione arrivarono, in seguito, la legge 30 del 2003, la Legge Biagi (approvata durante il governo Berlusconi ma sulla base del Libro bianco di Marco Biagi, consigliere di Treu e Prodi), e tutte le altre successive fino al capolavoro del Jobs Act, durante il governo Renzi, che ha precarizzato ancora di più il mercato con l’ampliamento dell’uso dei Voucher e ha introdotto il licenziamento facile con l’abrogazione dell’articolo 18 che proteggeva il lavoratore da un licenziamento ingiusto.

Per difendere quello stesso articolo dal precedente tentativo di abolizione, quello da parte del governo Berlusconi nel 2002, l’allora Ds era in prima fila e a Roma la CGIL di Cofferati portò 3 milioni di persone. A resistere all’attacco del Giglio Magico furono in pochi.

Anche per quanto riguarda il blocco del turnover, prima della definitiva mazzata data dal governo Berlusconi, con l’articolo 66, comma 7, del D.L. 112/2008, che riduceva il contingente del personale assumibile al 20% di quello cessato l’anno precedente, c’era stata la pensata del secondo governo Prodi che l’aveva portato, con l’articolo 3, comma 102, della legge 244/2007, al 60%.

Ora ci risiamo di nuovo con la chiamata alle armi, all’unione contro il nemico con la N maiuscola: questa volta si tratta del pericolo “grillino” e populista. Come si è chiusa la stagione dell’antiberlusconismo è risaputo. Il governo Renzi è riuscito a fare in 3 anni quello che Berlusconi non era riuscito a fare in 20 (abrogazione articolo 18, responsabilità civile dei magistrati, abolizione dell’IMU e TASI sulla prima casa). Un Renzi, ricordiamo, che era arrivato alla guida del partito, proprio perché Bersani non era riuscito pienamente a battere Berlusconi, e al governo, grazie a un accordo con lo stesso Berlusconi per far fuori il suo collega di partito Letta.

Un finale che assomiglia proprio a quello di Vogliamo i colonnelli dove, un anno dopo il fallito colpo di stato dell’onorevole Tritoni, l’Italia diventa uno stato militarista con un governo sostenuto dall’ ex leader del partito la Grande Destra e che ha come ministro del lavoro l’imprenditore Stainer, cioè colui che aveva sovvenzionato il fallito golpe.

Quindi più che dar credito alla solita chiamata alle armi per formare un’accozzaglia rabberciata contro qualcuno, bisognerebbe che la Sinistra costruisse un’alleanza basata sui programmi e che rinnegasse, in toto, le concessioni al neoliberismo e all’austerity fatte nella Seconda repubblica per ritornare ad essere un punto di riferimento dei lavoratori e degli emarginati.