Home Economia Economia italiana Equo compenso e professioni, al Senato il Ddl Sacconi

Equo compenso e professioni, al Senato il Ddl Sacconi

Professioni equo compenso lavoro intellettuale

E’ stato assegnato alla Commissione Lavoro il Ddl Sacconi con le nuove norme sull’equo compenso dei professionisti.

Equo compenso, la legge arriva al Senato

E’ arrivato ed è stato assegnato alla Commissione Lavoro il Ddl Sacconi con le nuove norme in materia di Equo compenso per chi esercita le professioni.

Il testo del Ddl, che è stato redatto dal presidente della Commissione, Maurizio Sacconi, punta a sostituire il vecchio Statuto dei lavoratori e a regolamentare specificamente le prestazioni professionali svolte da chi esercita professioni ordinistiche. Ma è possibile che verrà esteso anche alle altre professioni riconosciute, quelle cioè regolamentate da associazioni riconosciute dallo Stato.

Il testo di iniziativa legislativa, che oltre alla firma di Sacconi (Ap), porta quella del presidente di Energie per l’Italia Stefano Parisi, vuole introdurre, a quanto detto dagli stessi proponenti, “un moderno statuto rivolto a tutelare tutti i lavori tanto dipendenti quanto indipendenti”.

Il Ddl Sacconi, che porta il numero di S.2858, è stato presentato il 14 giugno 2017 ed annunciato nella seduta del 20 giugno. In Commissione, a cui è stato assegnato il 29 giugno, è stata nominata relatrice la senatrice Annamaria Parente (Pd).

Il Ddl Sacconi per le professioni è composto da soli quattro articoli e mira a riequilibrare il rapporto tra committente e professionista, al fine di evitare le retribuzioni sottocosto.

La legge vorrebbe infatti frenare la deregolazione tariffaria, in cui sono comprese anche le gare della Pubblica amministrazione al ribasso, e che porta i soggetti più deboli ad accettare remunerazioni che spesso riducono la qualità della prestazione.

Un equo compenso stabilito, secondo i proponenti, potrebbe garantire una maggiore qualità delle prestazioni professionali e renderebbe il mercato più tutelato dai servizi di bassa qualità.

Nello specifico, l’art. 1 stabilisce che “per equo compenso si intende un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto anche della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale”.

L’articolo 2 prevede la nullità di ogni “clausola, o patto che determina un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti” a favore del cliente che ricorre ai servizi del professionista, “prevedendo un compenso non equo”, mentre l’articolo 3 si sofferma su eventuali contenziosi che potrebbero nascere tra professionista e committente.

L’art.4 sottolinea invece che non sono previsti maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Per il Presidente della Commissione lavoro del Senato “la proposta consente di rendere nulle le clausole contrattuali che collocano la remunerazione al di sotto dei parametri minimi vigenti per orientare il magistrato nella soluzione del contenzioso. Durante l’iter di esame cercheremo soluzioni per garantire a tutti i lavoratori autonomi livelli minimi inderogabili della remunerazione”.

Parere positivo al ddl Sacconi arriva da Adepp (Associazione degli Enti previdenziali privati e privatizzati).

“Condividiamo molto l’iniziativa, sia per l’introduzione di un giusto compenso per i liberi professionisti – spiega il presidente Alberto Oliveti – sia per la norma sulla decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di responsabilità professionale” (individuata nel giorno in cui si effettua la prestazione, in caso non venga fornita correttamente al cliente) perché “fissare quel riferimento temporale da’ una certezza”.