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Iran, oggi la fiducia a Raisi: incertezza e tensione tornano in Medio Oriente

Iran, oggi la fiducia a Raisi: incertezza e tensione tornano in Medio Oriente

05 Agosto 2021 0 Di Rebecca Gnignati

Mentre il nuovo presidente iraniano presenta il governo in parlamento, la domanda sulla bocca di tutti è: cosa ne sarà del Jcpoa?

Da giorni la tensione in Medio Oriente non fa che montare. Giovedì scorso un raid iraniano ha colpito la petroliera di una società inglese, Mercer Street, proprietà di un israeliano, e ha ucciso due membri dell’equipaggio. Ieri invece ostilità al confine tra Libano ed Israele, a seguito di tre razzi partiti dal lato libanese. In questo clima regionale teso, che in Medio Oriente spesso si traduce in attriti internazionali, il presidente eletto iraniano, Ebraihim Raisi, chiede oggi la fiducia in Parlamento.

Chi è Raisi, il conservatore alla guida dell’Iran

Raisi è arrivato primo nelle elezioni presidenziali di giugno, vinte con un’affluenza alle urne ai minimi storici.

Il nuovo presidente sostituisce il moderato Hassan Rouhani e dovrebbe invece seguire una linea prettamente conservatrice, dettata dalla Guida suprema Ali Khamenei e dai Guardiani della Rivoluzione, la milizia che dai tempi di Khomeini regge i giochi di potere del Paese.

È infatti grazie al supporto della Guida Suprema e dei Guardiani che Raisi, un giurista e religioso con un passato alla guida dei massimi organi della magistratura nazionale, e macchiato del sangue di migliaia di prigionieri politici mandati al patibolo durante la guerra con l’Iraq, è riuscito a vincere le elezioni.

Seppure quest’ultime siano state boicottate da una buona parte del Paese, disilluso e ostile ad una classe politica che ha messo in ginocchio l’economia iraniana, dilaniata da anni di sanzioni americane.

Cosa ne sarà del Jcpoa e della già fragile stabilità regionale?

Sebbene la linea politica di Raisi sia conosciuta, la posizione che il nuovo presidente adotterà sul Jcpoa, ovvero l’accordo sul nucleare iraniano messo in ginocchio da Trump, non è chiara.

Martedì, Raisi ha dichiarato che il nuovo governo tenterà di alleviare le sanzioni “oppressive” ma che allo stesso tempo non si piegherà il Paese al “volere di potenze straniere”.

Il Jcpoa, in ridiscussione da aprile a Vienna, influenza non solo la politica nucleare iraniana, che secondo il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, é sempre più aggressiva ed è a un passo dalla realizzazione della bomba atomica, ma gli equilibri geopolitici regionali ed internazionali.

Anche i cosiddetti E3, i Paesi europei parte dell’accordo – Francia, Germania e il Regno Unito – hanno dichiarato che l’ultimo passo della politica nucleare iraniana, ovvero usare l’uranio arricchito per produrne il metallo, fosse chiaramente legato alla produzione di armi atomiche.

Nonostante l’Iran sia in ginocchio economicamente e quindi possibilmente più incline a trovare un accordo, Raisi, come anche nel passato Rouhani, sembra scettico nei confronti degli Stati Uniti e soprattutto nella loro capacità di mantenere gli impegni presi.

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