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Olimpiadi di Tokyo 2020, la cerimonia di apertura e le prime polemiche

Olimpiadi di Tokyo 2020, la cerimonia di apertura e le prime polemiche

23 Luglio 2021 0 Di Camilla Alcini

Olimpiadi di Tokyo 2021, oggi la cerimonia di apertura in bilico tra il silenzio e i festeggiamenti. Iniziano le prime proteste con il ritiro dell’algerino Nourine.

 

Attraversando una Tokyo deserta, quasi spettrale, gli atleti sono giunti al National Stadium per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi.
Una cerimonia diversa per un’edizione diversa, segnata dalla pandemia che da quasi un anno e mezzo si è diffusa in tutto il mondo.

 

Ma la gioia dello sport e la fratellanza, che nelle Olimpiadi vedono la massima celebrazione, non si fermano. Neanche le proteste di chi sperava che questa edizione venisse nuovamente cancellata e rimandata, ne i casi di contagi nel villaggio olimpico, ne la variante Delta che torna a far preoccupare molti paesi, hanno fermato l’evento.

 

Lo sport, da quando è tornato con o senza tifosi in presenza, ci ha restituito negli ultimi mesi un po’ di emozione e di speranza per un nuovo inizio e per una parvenza di normalità. Oppure, forse banalmente, ci ha regalato una distrazione dalla realtà talvolta angosciante del mondo in pandemia.

 

In entrambi i casi, lo sport è andato oltre la forma di intrattenimento e ha assunto un senso sociale e politico sempre più importante.

La cerimonia di apertura: silenzio, proteste e poi finalmente musica

 

È questo lo spirito della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che si è appena conclusa e che celebra questo appuntamento con gioia ma senza dimenticare la sofferenza lasciata dal virus.
Sembrava impossibile, ma i Giochi hanno finalmente inizio, sebbene non senza qualche rinuncia.

Per la prima volta nella storia infatti, gli atleti hanno fatto il loro ingresso in uno stadio vuoto.

Presenti su 68.000 posti disponibili solo 950 invitati ufficiali come Macron e la first lady Jill Biden. Ridotte al minimo anche le delegazioni dei 204 paesi partecipanti (più il Team dei Rifugiati e gli atleti sotto bandiera del Comitato Olimpico Internazionale) rappresentati da 11mila atleti in gara fino al 9 agosto. 

 

All’ombra di una riproduzione del monte Fuji, simbolo sacro del Giappone, Misia intona l’inno nazionale del paese per poi lasciare spazio ad un minuto di silenzio. Sessanta secondi dedicati a chi ha perso la vita nei mesi di pandemia, rovinati soltanto dalle urla nel megafoni di chi protesta fuori dallo stadio.

Circa l’80% dei Giapponesi si è infatti dichiarato contrario ai Giochi e le proteste, che vanno avanti da mesi, non sembrano cessare.

A ricordare la pandemia anche un’immagine di piazza del Duomo di Milano deserta, scelta come simbolo del lockdown. Altrettanto simbolica del periodo di restrizioni è la corsa solitaria sul tapis roulant della pugile e infermiera Arisa Tsubasa, coreografata all’inizio della cerimonia e dal forte impatto emotivo.

 

Dopo il silenzio e il ricordo ancora troppo vivido della reclusione, è il momento di riempire lo spazio con la musica e la danza. Iniziano cosi le esibizioni piene di colore che precedono la sfilata degli atleti e l’accensione tradizionale del Braciere Olimpico (affidata alla tennista Naomi Osaka).

Ad aprire, come da tradizione, è la Grecia, i cui atleti sfilano con la mascherina. Segue la delegazione dei Rifugiati.

Non molto tempo dopo è il turno dell’Italia. Carichi per il successo calcistico agli Europei e l’impresa a Wimbledon, gli sportivi tricolore arrivano a Tokyo con una ritrovata fiducia e sognano di battere il record di medaglie (ne vogliono almeno 30). Alla guida come portabandiera la campionessa di tiro a volo Jessica Rossi ed il ciclista Elia Viviani. Gli azzurri vestiti in bianco con il simbolo del Sol Levante sulle tute e muniti di bandierine tricolore ci regalano sorrisi dietro le mascherine, e decidono di immortalarsi in un selfie di gruppo.

 

 

La protesta politica del judoka algerino che si schiera con la Palestina: “la causa palestinese è più grande di tutto questo”

 

Non mancano i primi colpi di scena e le prime proteste politiche. Si tratta del judoka algerino Fethi Nourine, che sorteggiato contro un israeliano decide di ritirarsi prima ancora di cominciare. Quasi certamente infatti, il tabellone dei 73kg lo avrebbe messo  contro Tohar Butbul.
Abbiamo lavorato molto per raggiungere i Giochi… ma la causa palestinese è più grande di tutto questo“, ha spiegato l’atleta algerino. Il suo tecnico Amar Ben Yekhlef conferma che si tratta della “scelta giusta“.

Il precedente con gli stessi atleti anche ai Mondiali del 2019.

 

Poco prima delle 17 italiane, la tennista Naomi Osaka accende il braciere olimpico. Che i Giochi abbiano ufficialmente inizio!

 

 

 

 

 

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