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Parla italiano lo sviluppo del Camerun che guarda al futuro

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Camerun, il Palazzo dell'Unitàà a Yaoundè.
Camerun, il Palazzo dell'Unitàà a Yaoundè.

Da frutti la stretta cooperazione politica ed economica tra Italia e Camerun: sono tutti tricolore i cantieri aperti a Yaoundè e Douala.

Parla italiano lo sviluppo del Camerun

 

Sono tutti tricolore i principali cantieri aperti in Camerun. Che si tratti di costruire case, alberghi, strade, fabbriche di Nutella e, ovviamente, stadi di calcio, le imprese italiane sono infatti in prima fila sia nella capitale amministrativa Yaoundè che in quella economica Douala. E con ruoli centrali nel vorticoso sviluppo economico che il Paese africano sta vivendo da alcuni anni a questa parte.

I nomi sono di tutto rispetto, come pure la portata degli investimenti in ballo e le cifre della cooperazione tra Italia e Camerun. Tanto che Roma garantisce il maggior flusso di investimenti nel Paese dopo i cinesi.

Basti pensare allo stabilimento aperto dalla Ferrero in Camerun per la produzione di alimenti dolciari. Basti pensare alla importante commessa di housing sociale che Pizzarotti si è aggiudicata per la costruzione di 250 mila case. E, sempre per restare nell’immobiliare, sarà completamente italiano sia per design che per realizzazione il primo hotel a cinque stelle che Techno spa e lo studio Premoli Silva stanno realizzando a Douala.

Così come sarà italiana la rete di trasporto urbano che Italferr sta costruendo in Camerun, e quella di trasporto urbano su cui viaggeranno i mezzi della Iveco, mentre Piccini come general contractor sta costruendo il nuovo stadio in cui si giocherà la finale di calcio della Can 2019.

Il tutto mentre già da qualche anno sono letteralmente esplosi gli scambi commerciali tra Italia e Camerun, che fanno di Roma il primo partner di Yaoundè in fatto di import export.

E dietro le imprese, a sostenere i loro sforzi e quelli del governo del Camerun, il sistema finanziario italiano, imperniato su Sace, la società del credito alle esportazioni, e Simest, società finanziaria delle imprese italiane all’estero, che sta garantendo agli africani quei flussi di investimento che altrimenti non si riuscirebbe facilmente a trovare. Flussi finanziari che ci permettono di unire al know how e alle competenze anche il supporto finanziario, in una combinazione chiavi in mano che è forse il vero fattore essenziale dei nostri investimenti.

E si tratta di flussi così importanti che ormai l’Italia è il principale investitore nel Camerun dopo la Cina, e che ci garantisce un ruolo di assoluta preminenza in quella che sembra essere una delle più promettenti economie del continente africano.

 

Camerun, Vision 2035 e partnership con l’Italia

L'incontro tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Camerun Paul Biya (ph. Quirinale).
L’incontro tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Camerun Paul Biya (ph. Quirinale).

A spingere sul piede dell’acceleratore della crescita e dello sviluppo economico è Vision 2035, la strategia con cui il Camerun intende perseguire i suoi fondamentali obiettivi economici:

  • ridurre la povertà sotto il dieci per cento della popolazione, con politiche di redistribuzione del reddito, servizi pubblici e sociali e crescita dell’occupazione;
  • consolidare i tassi della crescita economica intorno al 10 per cento tra il 2015 e il 2025;
  • industrializzare il paese e arrivare a produrre con l’industria manifatturiera almeno un quarto del Pil;
  • entrare nell’economia globale grazie alla crescita delle esportazioni e aprendo i mercati locali agli investimenti finanziari stranieri.

Attualmente, il Camerun è la prima economia della zona CEMAC (Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale), con una crescita media del 5 per cento, una inflazione al 2,7 per cento e un rapporto debito / Pil al 38 per cento. In un quadro economico che si fonda soprattutto sulla produzione agricola, mineraria e degli idrocarburi, ma in cui industria manifatturiera e costruzioni stanno crescendo non poco.

In questo quadro si inserisce anche un intenso lavoro diplomatico, che ha portato negli ultimi anni a costruire relazioni privilegiate proprio con l’Italia anche grazie alla concomitanza di interessi reciproci.

L‘Italia, infatti, ha cercato e trovato anche in Camerun un valido interlocutore per affrontare al meglio l’emergenza immigrazione. Ma soprattutto, a Yaoundé Roma ha trovato anche un clima politico istituzionale particolarmente aperto e favorevole alla cooperazione economica, proprio per la Vision 2035. Tutto il contrario di quel che accade nella vicina Nigeria, ad esempio, dove invece continua a crescere il bubbone di Boko Haram.

E’ dunque anche per queste concause che gli incontri tra le diplomazie e i governi dei due paesi son stati particolarmente intensi in questi ultimi anni.

A marzo 2016 è stato infatti il presidente del Camerun Paul Biya, che punta alla rielezione nel 2018, a venire a Roma ed essere ricevuto dal Presidente della Repubblica. A sua volta, Sergio Mattarella ha ricambiato la visita un anno dopo, il 20 marzo 2017, per venire a dire al suo interlocutore che “Il Camerun è una priorità per l’Italia e l’Italia sarà il principale partner del Camerun”.

Ovvio che il tema della sicurezza, e degli immigrati, è stato l’ingrediente principale dei colloqui tra i due. Ma le questioni economiche e le tante partnership italo.-camerunensi in fieri non sono state trascurate.

Già negli incontri del 2016, infatti, sono stati siglati i primi cinque accordi importanti, che hanno dato il via agli investimenti italiani nelle costruzioni e nei trasporti.

E altri accordi sono stati annunciati nel 2017, nel corso del Forum economico bilaterale Italia-Camerun di marzo: un consorzio tra Italferr e Seas per la realizzazione di nuove infrastrutture nel sud del Camerun, al confine con il Gabon e lo sviluppo della rete urbana di Douala affidata a Iveco.

Inoltre, sulla scia degli investimenti di Ferrero, anche altre imprese sono andate in Camerun, come il produttore di pasta Broli che ha effettuato in Camerun investimenti per circa 5 milioni di euro, o il gruppo Habitat di Recanati che in Camerun ha già realizzato un hotel a 4 stelle e ora sta lavorando a Mama Italy, un concept in franchising per la produzione e la vendita di prodotti italiani, che dovrebbe vedere le prime aperture a fine 2017.

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Pietro Nigro

Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell’impresa.
Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l’Ordine degli Ingegneri di Napoli, l’Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong.
Come direttore responsabile, ha fatto nascere l’emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it.
In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena).
Attualmente collabora con il Sole 24 Ore.
Nell’autunno 2015, raccoglie e rilancia l’ennesima sfida professionale: avviare www.Italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal “basso”, nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d’Italia che decidono di “mettersi in proprio” per far nascere il “loro” giornale.