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Violenza, stalking, minacce, quando la vittima è l’uomo

Il 25 novembre ricorre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Oggi abbiamo voluto indagare l’altra faccia della medaglia, ovvero quando è l’uomo ad essere vittima di violenza.

Sono quasi 4 milioni gli uomini che ogni anno subiscono violenza in famiglia da parte della moglie o della partner, ma nessuno ne parla. Cerchiamo di capire la portata di questo fenomeno.

Stefano, milanese di 48 anni, è sposato da oltre 23 anni con due figli di 20 e 13 anni. Un giorno, in fase di separazione, si vede recapitare diverse denunce penali, in cui viene accusato dalla moglie di percosse e di violenza psicologica in famiglia. “Accuse del tutto false”, racconta Stefano, “studiate solo per ottenere la custodia dei figli ed un alto assegno di mantenimento”. Inizia, quindi, un lungo e doloroso percorso fatto di tribunali, avvocati, perizie, CTU, assistenti sociali, tutti volti a verificare l’attendibilità delle accuse: vengono sentiti anche i figli, che smentiscono le violenze. Alla fine Stefano è prosciolto da ogni accusa e i ragazzi sono collocati presso di lui, anziché dalla mamma. “Ho vissuto un incubo, con il rischio di vedere danneggiata la mia carriera e distrutta la mia reputazione. Mia moglie, del resto, aveva già manifestato atteggiamenti violenti contro di me, nel corso degli anni. Ma io avevo sempre taciuto, per il bene dei ragazzi. Con la separazione e dietro consiglio di avvocati senza scrupoli la sua rabbia è esplosa”.  Vi è poi il caso di un’impiegata del Comune di Roma che per anni ha perseguitato il dirigente di cui si era invaghita, arrivando a dormire sullo zerbino davanti alla porta dell’amato/vittima. “Una vera a propria persecuzione“, racconta il legale del dirigente, l’avvocato Vittorio Balzani, “messa in atto dalla donna che era arrivata a pedinare il mio assistito, a inviargli anche 80-100 sms al giorno fino a condizionarne pesantemente l’esistenza: ha persino dovuto cambiare casa“. Un calvario durato quattro anni, sino alla sentenza che ha stabilito misure restrittive precise, rivedibili in automatico ogni anno. La fine di un incubo.

I dati sono allarmanti

La storia di Stefano e del dirigente romano non sono isolate, perché ogni anno sono almeno 3,8 milioni gli uomini molestati o vittime di violenza da parte delle donne. Per i giovani il dato è allarmante: nel 2014 gli abusi hanno riguardato il 39% dei ragazzi rispetto al 35% delle coetanee italiane. In una ricerca del 2015 nell’ambito del progetto europeo Daphne III sulla violenza nelle dinamiche di coppia e che coinvolge 5 paesi tra cui l’Italia, analizzando un campione di giovani tra i 14 e i 17 anni: le ragazze che hanno subito una forma di violenza sessuale variano dal 17% al 41% in base all’entità dell’aggressione e i ragazzi dal 9% al 25%. Emerge, dunque, che seppure la violenza femminile sugli uomini è di entità più lieve, non si può negare. Secondo i dati della Questura di Milano nel 2013 (al momento non ci hanno saputo fornire dati più recenti) sono stati 1498 i maltrattamenti subiti in famiglia per mano femminile, così come sono state 975 le denunce per stalking avanzate da uomini nei confronti di donne.

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Il silenzio dei media

Solo che non se ne parla quasi mai. E’ un fenomeno sommerso, ignorato dalla maggior parte dei media. Il quadro delle violenze nell’ambito della coppia viene spesso presentato a senso unico, dove l’uomo è il colpevole e la donna la vittima. Non sempre è così. Esiste, infatti, un universo nascosto, fatto di ombre, in cui è l’uomo a essere oggetto di violenza familiare da parte della partner: “le donne“, sottolinea l’avvocato Balzani, “operano un diverso tipo di violenza, fatta di minacce, stalking, accuse di stupro e violenza psicologica. In questo contesto, i figli sono spesso usati come “arma” per ricattare e minacciare il partner“.
Uno dei pochi documenti scientifici su questo tema è la “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il genere maschile” condotta da un team di studiosi e ricercatori, in collaborazione con l’Università di Siena, dalla quale emergono statistiche molto interessanti. Dallo studio si evince, ad esempio, che il 60% del campione è stato “spinto, strannotato, graffiato, o tirato per i capelli con dolore” dalla sua compagna, metre il 51% è stato colpito da un oggetto, anche pericoloso, lanciato dalla partner”. Sul fronte delle violenze psicologiche, poi, risulta elevata, interessando oltre 3 / 4 dei compilatori, la percentuale di donne che insultano, umiliano, provocano sofferenza con le parole ( 75,4%). In presenza di figli le cose si complicano, perché la minaccia di portare via i figli o di ostacolare le visite riguarda il 59% dei casi. Numeri che accendono i riflettori su un fenomeno ‘sommerso e sottovalutato’ come denuncia Pasquale Giuseppe Macrì, docente dell’Università di Arezzo che ha realizzato questo studio. L’esperto calcola che i 4 milioni di uomini abusati rappresentino il 18,7% del totale della popolazione maschile italiana tra i 18 e i 70 anni. Come a dire che due maschi su dieci nel nostro Paese subiscono molestie, ma pochi lo denunciano.

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Un’agenzia…”d’attacco”

Ma le cose, lentamente, iniziano a cambiare. “Negli ultimi anni”, precisa l’avv. Balzani, “si sta verificando nell’ambito dei Tribunali un mutamento d’indirizzo giurisprudenziale. Mutamento – probabilmente – scaturito da una presa d’atto della moltitudine di sentenze d’assoluzione e/o decreti d’archiviazione resi in favore della “parte maschile”, per anni bersagliata da infondate e strumentali denunce. I giudici che fino a poco tempo fa emettevano sentenze quasi sempre favorevoli alla donna“, afferma Balzani, “iniziano a riportare l’equilibrio nella giurisprudenza, con sentenze che appoggiano anche la parte maschile della coppia, soprattutto nell’interesse dei figli“. Sono questi ultimi, infatti, a pagare il prezzo più alto della violenza in ambito famigliare, spesso vittime della PAS, la sindrome di alienazione parentale, che li porta a schierarsi a favore di un genitore a discapito dell’altro.

Per limitare i danni, l’avvocato Balzani, penalista, insieme al collega Ivan Marrapodi, civilista ed esperto in diritto di famiglia, ha avviato l’Agenzia “d’Attacco”, con sede a Roma (info: avv.vittoriobalzani@gmail.com – info@studiolegalemarrapodi.it) che, avvalendosi di un team di psicologi e psichiatri, si rivolge alla coppia in procinto di separarsi per suggerire “gli strumenti volti alla prevalente tutela dei minori all’interno di contesti familiari conflittuali”. “Il nome è volutamente provocatorio“, sottolinea l’avv. Marrapodi, “perché l’obiettivo è la prevenzione. Vogliamo educare i clienti non esperti ad evitare azioni che possano causaredanno ai figli“, sottolinea l’avv. Marrapodi. “Mi piace invocare, sempre in modo provocatorio s’intende, il ripristino delle Quote Blu, ovvero auspico che si restituisca alla figura paterna un ruolo che troppo spesso oggi è relegato in secondo piano“. “Nella separazione conflittuale”, prosegue l’avvocato, “il 60% dei casi sfocia nel penale, con querele spesso “fantasiose”. Intendiamoci, i veri casi di abusi e violenza sulle donne ci sono, eccome, e vanno perseguiti con forza ma, purtroppo, quelli reali raramente vengono denunciati. Invece proliferano le false accuse, tanto è vero che la maggior parte di queste denunce si conclude con l’archiviazione o l’assoluzione degli uomini“. Si tratta, cioè, “di strategie processuali che spesso spingono le donne a sporgere denunce infondate al solo fine di utilizzarle in sede civile “giocando” sui diversi tempi della Giustizia civile e penale” gli fa eco l’avv. Balzani.

Un’associazione in aiuto degli uomini maltrattati

Un altro aiuto per gli uomini vittime di violenza in famiglia viene dall’Associazione Ánkyraáncora, dal greco, Tel.  02.56566480-  Tel. 324.9246057), di Milano, primo centro antiviolenza per uomini maltrattati, che ogni anno riceve dalle 80 alle 100 telefonate da parte di maschi. Presso il centro milanese operano psicologi, avvocati, medici e sociologi.  Solo che nella maggior parte dei casi gli uomini tacciono, non denunciano, si vergognano, come se subire la violenza minasse la loro virilità, il loro ruolo sociale. Gaia Mignone, sociologa del centro Ánkyra, in una intervista all’AdnKronos sostiene appunto che il primo scoglio da affrontare è legato agli stereotipi. La difficoltà maggiore per gli uomini vittime di violenza “è la vergogna nell’ammettere di subire abusi da parte di una donna. Per un uomo è squalificante secondo la mentalità comune, e così esitano. Non è facile decidere di recarsi in Questura di fronte a un carabiniere o a un poliziotto, specialmente quando si parla di violenza sessuale”.