25 Giornata, Serie A: Ibra versione allenatore, Inter sola

25 Giornata, Serie A: Ibra versione allenatore, Inter sola

05 Marzo 2021 0 Di Fabio Carolla

Serie A, 25 Giornata: male il Milan, agguanta pareggio in extremis. Un punto al Napoli. Bene la Juventus, sempre più prima l’Inter. Manita Dea.

25 Giornata: Torino non pervenuto; Juventus in scioltezza

Il turno infrasettimanale della 25 Giornata di Serie A si apre all’insegna delle proteste e dello scandalo.

Sulle orme di quanto già accaduto per Juventus-Napoli (i partenopei impossibilitati ad uscire di regione per disputare la partita), il Torino non viaggia in direzione Roma.

I granata – che avrebbero dovuto affrontare i biancocelesti della Lazio – vivono da giorni un focolaio Covid tra i giocatori: situazione che ha portato l’ASL locale a vietare lo spostamento.

Sull’altra sponda della città piemontese, invece, la Juventus ospita i liguri dello Spezia con l’urgenza di trovare 3 punti per non allontanarsi troppo dall’Inter in fuga.

Per gli uomini di Pirlo, una sola regola risuona in testa: vietato sbagliare!

E quando si tratta di partite decisive, è sopratutto Cristiano Ronaldo a salire in cattedra.

Il portoghese è decisivo per tutti i 90 minuti, ma ha bisogno di aspettare per firmare il tabellino dei marcatori.

Ad anticiparlo – e spianargli la strada – ci pensano Morata e Chiesa, entrambi propiziati da un Bernardeschi fiammeggiante.

Per lo spagnolo, però, c’è un iniziale spavento: l’arbitro annulla il gol per fuorigioco iniziale, salvo poi ricevere correzione dal Var e convalidare la rete.

Nei minuti finali, c’è anche una velleitaria occasione per lo Spezia, su calcio di rigore: Szczesny però ipnotizza il bulgaro Galabinov e termina la partita a rete inviolata.

La Juventus non si limita ad azzeccare il risultato, ma dà un occhio alla prestazione: è arrivato il tanto atteso salto di qualità della squadra di Pirlo?

Sassuolo-Napoli: Insigne è una furia, a ragion veduta

Il mercoledì sera della 25 giornata di Serie A regala le emozioni uniche delle partite in contemporanea, da tanto dimenticate causa “calcio-spezzatino“.

Tuttavia, in attesa del mega turno delle 20:45, il programma della Lega Calcio anticipa le emozioni.

Alle 18, difatti, si gioca Sassuolo-Napoli, nello stadio che mesi fa ha sottratto ai partenopei la Supercoppa Italiana.

La partita si mostra, sin da subito, degna delle grandi attese: il 3-3 finale accontenta, però, soltanto gli spettatori neutrali.

Prima è Insigne ad aprire le danze, con un tiro a giro dalla rara bellezza: peccato, però, per la posizione – millimetrica – di fuorigioco. Nulla da fare: gol annullato.

Poi è a lunghi tratti Sassuolo, che trova il gol sulla deviazione di Maksimovic (la Lega Calcio assegna autogol al centrale partenopeo) del pallone calciato da Berardi.

Il Napoli si rialza subito grazie, sempre, ad una magia di Zielinski, che sprona i suoi alla carica.

Tuttavia, nonostante la carica, la difesa azzurra fa tanta acqua nelle retrovie e concede rigore: Berardi, sul dischetto, si prende personale rivincita per il gol non assegnatogli in precedenza.

Nel secondo tempo, il tanto Sassuolo è controbilanciato dalla fortuna partenopea: prima ci pensa Di Lorenzo a pareggiare i conti, poi Insigne si iscrive ai marcatori e conclude la rimonta dal dischetto.

Tuttavia, al 95esimo minuto i Partenopei si dimostrano ingrati nei riguardi della dea bendata e concedono – nell’ultima azione della partita – rigore a Caputo: gol, 3-3 finale e Gattuso visibilmente innervosito.

Per il Napoli, tanti ricordi amari al Mapei Stadium: dopo la sconfitta in Supercoppa, un’altra partita gettata alle ortiche, sopratutto in considerazione dell’evolversi degli eventi.

Ed a fine partita anche Insigne sbotta, lasciandosi ad un rabbioso urlo liberatorio di dubbia destinazione: sofferenza del capitano o perdita di pazienza dell’uomo?

25 Giornata: Partite in contemporanea ed emozioni sparse

Sei le partite delle 20:45, tutte di squisita importanza.

A Cagliari, il Bologna affronta un ritrovato Casteddu.

I sardi, dall’arrivo di Semplici al posto di Di Francesco, macinano gioco.

Contro Mihajlovic, il Cagliari ottiene altri 3 punti, facendo 2 su 2.

Agli isolani basta il colpo di testa di Rugani al 19esimo per trovare la rete dell’iniziale – e definitivo – vantaggio.

Al Bologna non rimane che continuare a guardarsi dietro, con le avversarie sempre più vicine.

Casteddu, invece, salta fuori dalla zona retrocessione, ma è solo un falso: al Torino mancano le due partite non disputate contro Sassuolo e Lazio.

La 25esima giornata di Serie A regala, tra le altre, anche un derby, discutibilmente tra i più storici in Italia.

Al Marassi, si gioca difatti la sfida della Lanterna: il Genoa ospita – si fa per dire – la Sampdoria.

Due squadre che viaggiano a ritmi spediti: in campo, però, cozzano l’una contro l’altra.

Nonostante le attese, poche emozioni e non si va oltre il pari per 1-1.

All’assenza degli attaccanti – poco incisivi su entrambe le sponde di Genova – rimediano i difensori: prima Zappacosta trova il vantaggio per i rossoblu, poi Tonelli rimette tutto in equilibrio per i blucerchiati.

Anche qui, il pareggio è un risultato pressoché inutile per entrambe le compagini: rimangono 4 le lunghezze che distanziano i due lati di Genova.

Benevento sempre più giù, Atalanta sempre più su

A Benevento la serata umida fa da cornice per la sonora sconfitta dei padroni di casa.

L’Hellas Verona si impone – anche fortuitamente – per 3-0 contro i giallorossi.

Gran parte del (de)merito è del terzino Foulon: subentrato a Letizia infortunato ed in lacrime, il belga è autore della disfatta totale dei suoi.

Prima sul cross di Lazovic sbaglia completamente i tempi di slancio lasciando Faraoni libero di impattare a rete di testa, poi sull’innocuo passaggio di Zaccagni si lancia in un goffo intervento che spedisce il pallone nella propria porta.

Incredula la compagine giallorossa e l’allenatore Inzaghi, il quale aspetta fino all’intervallo per farlo uscire.

La storia, però, non cambia nel secondo tempo, sopratutto per via del morale dei campani.

Il 3-0 finale di Lasagna fa solo numero. Nulla da dire sul Verona: i veneti corrono quasi indisturbati verso l’obiettivo Europa, con l’unico rimorso dei punti persi per via nelle precedenti uscite.

Per il Benevento, invece, tanti quesiti, sopratutto in merito alla campagna acquisti nella fase difensiva: netto il distacco – svantaggioso – della difesa beneventana nei rispetti delle altre squadre di Serie A.

Quanto ancora può il Benevento stare tranquillo? La distanza si accorcia e lo spettro si avvicina.

Per il Crotone, invece, la salvezza sembra ormai pura utopia.

È amaro l’esordio di Cosmi sulla panchina degli squali: il 5-1 della Dea ai danni dei pitagorici non fa sconti.

Inoltre, il risultato è portatore di un messaggio: al Crotone serve altro – ed in fretta – se si vuole provare il miracolo salvezza.

La partita non è quasi mai in discussione: al primo vantaggio atalantino, risponde timidamente Simy trovando il gol del pareggio.

Poi, però, è solo pura bellezza della Dea: Palomino, Muriel, Ilicic, Miranchuk chiudono la pratica nel secondo tempo.

In Serie A si consolida il seguente messaggio: la Dea è – almeno dal punto di vista fisico – un gradino sopra tutte le altre squadre.

Tuttavia, la classifica ‘riporta’ alla realtà: Bergamo è ‘solo’ quarta e guarda attenta le sfidanti per il posto in Champions.

Male Milan: troppo Sanremo? Vince la Roma

Nella 25esima giornata, a San Siro c’è ‘tanto fumo e poco arrosto’: il Milan è completamente perso, sembra.

Il carambolesco 1-1 contro l’Udinese – più un regalo dei friuliani che merito effettivo dei rossoneri – allontana ancora di più la squadra di Pioli dall’obiettivo del prime battute del campionato: lo scudetto.

Un unico punto che lascia libera l’Inter di accelerare, alzare la marcia e dirigersi indisturbata all’obiettivo scudetto.

Aggiungiamoci il fatto che Ibrahimovic siede in panchina causa “impegno Sanremese” e si delinea il quadro di una squadra – e società – adagiatasi sugli allori dei successi iniziali e della campagna acquisti sempre sontuosa.

L’Udinese gioca, va in vantaggio al 68esimo con Becao, su assist di De Paul.

Poi rallenta il gioco e gestisce tranquillamente il risultato.

Nei minuti finali, al Milan servono sia l’arbitro che dimentica di dare il triplice fischio – concessi 5 minuti di recupero, il pareggio di Kessié arriva al 97esimo – sia la passione pallavolo di Larsen – inconcepibile ed imperdonabile il suo tocco di mano in area – per agguantare l'(im)meritato pareggio.

A Milanello la domanda: che succede? Il riferimento a Bugo e Morgan nello scorso festival non è un caso: chiedere a Ibrahimovic per maggiori spiegazioni.

L’ultima partita delle 20:45 del mercoledì della 25esima giornata di Serie A è dal sapore malinconico.

La Fiorentina è impegnata in casa contro la Roma, nella giornata in cui si commemora la scomparsa dell’indimenticabile capitano Viola Davide Astori.

L’ex numero 13 è il motivo dei sonori applausi che hanno risuonato nei vari stadi d’Italia proprio allo scoccare del 13esimo minuto di gioco.

Momento toccante, da brividi, per un ricordo che – a distanza di 3 anni – riporta la mente indietro nel tempo senza sconti sulla tristezza.

La partita passa anche in secondo piano, ma poi si continua e si gioca.

Alla Roma, i 3 punti servono per dimenticare la sconfitta contro il Milan; alla Fiorentina la vittoria solleverebbe il morale in un momento difficile – la classifica parla.

Chi ha la meglio è però la Lupa, che passa in vantaggio con lo spettacolare tiro al volo di Spinazzola.

È lo stesso terzino che poi, al 60esimo, regala il pareggio viola con il suo autogol.

Per la definitiva vittoria, serve il colpo di genio di Diawara: prima pesca Karsdorp in posizione regolare, poi si inserisce con tempi perfetti a riprendere il pallone e concludere a rete da vicino.

Fiorentina-Roma recita 1-2 e ci dice una cosa sulla Capitale: la Roma non è da sottovalutare, mai.

Inter, (+) sei prima! È scudetto?

I cugini, alle volte, sbagliano: l’importante è saper sfruttare le occasioni.

È questo il titolo della serata di Giovedì nella 25esima giornata di Serie A: l’Inter affronta il Parma per allungare a +6 sui cugini rossoneri.

Come ci ha abituati, quando il dovere chiama, l’Inter risponde: i ragazzi di Conte vincono e si slanciano alla conquista dello scudetto.

Poche – se non zero – difficoltà per i nerazzurri: il primo tempo è ‘fermo’ in termini di gol.

Nel secondo tempo, si scatena la coppia Lukaku-Sanchez: due assist per il belga, due gol per il cileno.

E l’assenza di Lautaro – comodamente seduto in panchina – sembra quasi non pesare.

Il Parma ci prova ad infastidire l’Inter e preoccupare Conte: al 71esimo il gol di Hernani, assistito da Pezzella.

Nulla da fare, però: il risultato finale è 2-1 e tanta felicità per i tifosi dell’Internazionale.

A Conte sembra non mancare nulla: profondità di squadra, abilità nel palleggio e capacità di concretizzare, insieme con una solida retrovia assicurano la squadra da possibili traumi.

Tuttavia, ora serve il collante di tutte queste caratteristiche: la costanza.

Negli ultimi anni, proprio la costanza è tanto mancata all’Inter: sarà questo l’anno giusto? Riuscirà l’Inter, aggiungendo un ulteriore titolo alla propria bacheca, ad evitare il dramma di vivere nei ricordi dei passati successi?