33 soldati turchi morti in Siria

33 soldati turchi morti in Siria

28 Febbraio 2020 0 Di Nicholas Rinaldi


Oggi è previsto l’incontro d’emergenza della NATO sull’appello all’articolo 5 da parte del governo turco. In sostanza la Turchia di Erdogan chiede l’intervento degli alleati contro l’attacco, che ha provocato almeno 33 morti e diversi feriti, da parte dell’esercito siriano nelle aree controllate dai gruppi jihadisti.

La Turchia è presente ormai con un ingente numero di uomini e mezzi nel territorio siriano prossimo ai suoi confini. Nella regione di Idlib, area sotto il controllo dei gruppi estremisti islamici di Al Nusra e Al Qaida già fiancheggiatori dello Stato Islamico in Siria, la Turchia sta di fatto combattendo contro l’esercito dello stato siriano e i loro alleati, ovvero Russia e Iran.

La situazione vede le forze jihadiste, evidentemente coordinate dalla Turchia, promuovere azioni militari nella regione di Idlib.  Il 25 febbraio la contraerea siriana è riuscito ad abbattere un drone TAI Anka turco altamente sofisticato e costoso. Questo drone, secondo le fonti stampa internazionali, si occupava esclusivamente della sorveglianza dell’area di conflitto mentre, secondo i siriani, i turchi coordinano le operazioni militari delle forze ribelli.

Gli scontri sono incessanti e l’intervento militare turco, nell’area meridionale della città di Idlib, ha permesso ai ribelli di riconquistare l’autostrada M5 che collega Homs con Aleppo che finalmente era stata riaperta solo pochi giorni fa. Le truppe siriane a seguito del contrattacco turco-jihadista, secondo la propaganda dei media turchi, avrebbero sofferto oltre 100 perdite in mezzi blindati e dai due e i trecento soldati.

Questa è la Turchia che non può entrare in Europa. E’ quella che collabora in modo sfacciato con le forze più estremiste islamiche. Difficile pensare un Europa che combatte da sempre il terrorismo, e che le sue capitali spesso ne vivono il dramma degli attentati, possa finire con accogliere una nazione che fa della sua politica quella di operare militarmente all’estero attraverso queste organizzazioni terroristiche.