Formazioni

Avellino (4-3-1-2): Martinelli; Cancellotti, Izzo, Simic, Moruzzi; Palmiero, Besaggio, Palumbo; Russo; Fila, Biasci.
Allenatore: Alessandro Nesta.
Arezzo (4-3-3): Nunziante; Renzi, Gilli, Illanes, Righetti; Sala, Iaccarino, Ionita; Tavernelli, Cianci, Arena.
Allenatore: Cristian Bucchi.
Arbitro: Mattia Drigo della sezione di Portogruaro – Daniele Bindoni della sezione di Venezia e Simone Della Mea della sezione di Udine assistenti e Marco Guida della sezione di Torre Annunziata quarto ufficiale
Nesta ha confermato il 4-3-1-2, con Russo alle spalle della coppia Fila-Biasci. In mezzo al campo Palmiero, Besaggio e Palumbo, mentre la linea difensiva era composta da Cancellotti, Izzo, Simic e Moruzzi.
Bucchi ha risposto con un 4-3-3, affidandosi a Nunziante tra i pali e a un tridente composto da Tavernelli, Cianci e Arena. A centrocampo Ionita, Iaccarino e Sala avevano il compito di dare equilibrio e qualità alla manovra.
Russo illude l’Avellino con un gol da applausi, poi Cianci su rigore e Ionita al 90’ ribaltano tutto. L’Arezzo inaugura con una vittoria il ritorno in Serie B dopo 19 anni.
L’Avellino parte con una sconfitta nel campionato di Serie B 2026/27. Al Partenio-Lombardi, davanti a 11.170 spettatori, la squadra di Alessandro Nesta viene battuta 2-1 dall’Arezzo di Cristian Bucchi, capace di ribaltare nella ripresa il vantaggio iniziale firmato da Russo.
Una partita dai due volti: l’Avellino ha avuto un ottimo approccio e ha chiuso il primo tempo avanti, ma con il passare dei minuti l’Arezzo ha preso campo, ha aumentato la qualità del palleggio e ha sfruttato meglio gli episodi. Il rigore trasformato da Pietro Cianci al 56’ ha rimesso la gara in equilibrio, mentre al 90’ Artur Ionita ha completato la rimonta con un preciso colpo di testa
Il primo tempo: Russo illumina, l’Arezzo non si disunisce
L’Avellino approccia la partita con grande aggressività. Il 4-3-1-2 di Nesta cerca immediatamente Russo tra le linee e sfrutta la sua capacità di puntare l’uomo e attaccare la profondità.
Al 12’ arriva il primo episodio negativo per i padroni di casa: Fila è costretto a uscire per un problema muscolare e lascia il posto a Favilli. Tre minuti più tardi, però, l’Avellino trova il vantaggio con una giocata individuale di assoluto livello.
Russo riceve sulla destra, punta Renzi, entra in area e con il destro disegna una traiettoria imparabile all’incrocio dei pali. È l’1-0 e il Partenio esplode.
Il vantaggio, però, non spegne l’Arezzo. Anzi, progressivamente gli amaranto cominciano a trovare le distanze giuste tra centrocampo e attacco. Arena è uno dei giocatori più pericolosi, mentre Ionita dà fisicità e qualità alla mediana.
L’Avellino prova a ripartire, ma il controllo della partita comincia lentamente a spostarsi. Prima dell’intervallo l’Arezzo sfiora il pareggio con Cianci, il cui sinistro al 45’ scheggia il palo.
La svolta nella ripresa
Il secondo tempo racconta una partita diversa.
L’Arezzo alza il baricentro e aumenta la pressione sui portatori di palla dell’Avellino. La squadra di Bucchi riesce soprattutto a sfruttare l’ampiezza, cercando sistematicamente l’uno contro uno sugli esterni.
Al 54’ arriva l’episodio che cambia definitivamente la gara: Arena entra in area, salta Izzo e viene atterrato da Besaggio. Per l’arbitro Drigo è calcio di rigore. Dal dischetto Cianci spiazza Martinelli e firma l’1-1.
L’Avellino reagisce immediatamente. Favilli, subentrato a Fila, ha una grande occasione di testa al 58’, ma Nunziante compie una parata decisiva. Poco dopo Nesta prova a cambiare volto alla squadra con tre sostituzioni contemporanee: dentro Di Maggio, Sounas e Marco Sala per Palumbo, Besaggio e Moruzzi.
La mossa produce una fase di forcing biancoverde. L’Avellino torna ad attaccare con maggiore continuità, ma non riesce a trasformare la pressione in un secondo gol.
L’analisi tecnico-tattica
La chiave tattica della partita è stata probabilmente il confronto tra i due sistemi: il 4-3-1-2 dell’Avellino e il 4-3-3 dell’Arezzo.
Il sistema di Nesta ha funzionato soprattutto nella prima parte, quando Russo è riuscito a ricevere tra le linee e a puntare la difesa amaranto. Il gol dell’1-0 è la fotografia perfetta di questo tipo di soluzione: palla a un giocatore offensivo libero di isolarsi nell’uno contro uno e capacità individuale di trasformare l’azione in rete.
Con il passare dei minuti, tuttavia, l’Avellino ha iniziato a soffrire l’ampiezza dell’Arezzo. Bucchi ha preparato la partita proprio cercando di coinvolgere gli esterni e, come spiegato nel post-partita, ha chiesto ai suoi di utilizzare l’uno contro uno e di costringere Russo a lavorare maggiormente in fase difensiva.
Un’altra scelta significativa è stata quella di Iaccarino su Palmiero. Bucchi ha identificato nel capitano biancoverde una delle principali fonti del gioco dell’Avellino e ha chiesto al centrocampista amaranto di limitarne la libertà di manovra. Lo stesso tecnico dell’Arezzo ha spiegato che Palmiero era considerato «il cervello dell’Avellino» e che l’obiettivo era togliergli spazio e tempo.
Da questo punto di vista, il secondo tempo ha premiato maggiormente l’Arezzo. Gli amaranto hanno gestito meglio il possesso, hanno fatto correre gli avversari e hanno trovato con maggiore continuità le corsie esterne.
L’Avellino, invece, nella parte conclusiva della gara ha perso un po’ di ordine. La squadra ha cercato il gol della vittoria con troppa frenesia, finendo per allungarsi. Lo ha riconosciuto anche Palmiero, secondo cui nella fase finale sono aumentati gli errori tecnici e la squadra si è allungata eccessivamente.
Il gol del 2-1 nasce proprio da una situazione di questo tipo: al 90’ Righetti trova un cross perfetto dalla destra e Ionita, lasciato nella condizione ideale per attaccare il secondo palo, prende il tempo alla difesa e batte Martinelli di testa.
È un gol che evidenzia una delle criticità principali mostrate dall’Avellino: la gestione delle ampiezze e, soprattutto, la capacità di mantenere le corrette distanze difensive quando la partita si spezza.
L’Arezzo vince con personalità
Il successo amaranto non è arrivato soltanto attraverso gli episodi. L’Arezzo ha avuto il merito di non disunirsi dopo il gol di Russo e di continuare a giocare secondo il proprio piano.
Bucchi ha sottolineato proprio questo aspetto: la sua squadra ha sofferto inizialmente, ma è riuscita progressivamente a cambiare l’inerzia della gara, mantenendo personalità e qualità nel palleggio. Il tecnico ha inoltre riconosciuto l’importanza di alcune parate di Nunziante e di quel pizzico di fortuna che spesso accompagna le vittorie in partite così equilibrate.
Il ritorno in Serie B dopo 19 anni non poteva dunque iniziare meglio per il Cavallino: vittoria in trasferta, rimonta e tre punti conquistati su un campo importante.
Le parole di Nesta: “Meritavamo qualcosa in più”
Nel post-partita Alessandro Nesta ha difeso la prestazione dei suoi, pur riconoscendo la necessità di correggere alcuni aspetti.
«La squadra è partita benissimo», ha spiegato il tecnico biancoverde, sottolineando come l’Avellino abbia creato diverse occasioni anche nella ripresa. Per Nesta la squadra ha mostrato segnali positivi e avrebbe meritato qualcosa in più.
Il tecnico ha individuato soprattutto nelle letture e nella gestione delle ampiezze alcuni degli aspetti da migliorare, evitando però di attribuire la sconfitta a un problema strutturale. Sul gol di Ionita ha riconosciuto la qualità della giocata, mentre sugli episodi ha ribadito quanto possano incidere sull’esito di una partita.
Preoccupazione anche per Fila, uscito dopo appena dodici minuti per un problema muscolare: l’entità dell’infortunio dovrà essere valutata.
Bucchi: “Bravi a restare in partita”
Di segno opposto, naturalmente, il commento di Cristian Bucchi. Il tecnico amaranto ha sottolineato la capacità della squadra di non farsi condizionare dallo svantaggio e di cambiare progressivamente l’inerzia della gara.
«Sapevamo che l’Avellino sarebbe partito forte», ha spiegato Bucchi, ricordando le difficoltà iniziali. Dal ventesimo minuto, però, l’Arezzo ha iniziato a giocare con maggiore personalità e qualità, costruendo diverse situazioni offensive.
Particolarmente interessante la lettura tattica del tecnico sull’utilizzo degli esterni e sulla marcatura di Palmiero. L’obiettivo era togliere centralità al regista dell’Avellino e contemporaneamente far lavorare Russo anche lontano dalla porta. Una strategia che, soprattutto nella ripresa, ha contribuito a spostare il baricentro della gara.
Palmiero: “Troppa frenesia nel finale”
Il capitano dell’Avellino Luca Palmiero ha invece individuato nella gestione degli ultimi minuti uno dei principali motivi della sconfitta.
La sua analisi è stata chiara: l’Avellino, dopo aver cercato con insistenza il gol del nuovo vantaggio, ha perso lucidità, commesso troppi errori tecnici e finito per allungarsi.
Una lettura importante perché fotografa bene il finale di partita: l’Avellino aveva ancora la possibilità di vincere, ma non è riuscito a mantenere l’equilibrio necessario per evitare di concedere all’Arezzo l’ultima grande occasione.
Russo la nota più positiva
In una serata amara, il numero 10 rappresenta la principale nota positiva per Nesta. Il gol è stato un autentico lampo di qualità, ma la prestazione di Russo non si è limitata alla rete: il trequartista ha cercato continuamente l’uno contro uno e ha rappresentato una delle principali fonti di pericolo dell’Avellino. Anche le valutazioni post-partita lo hanno indicato tra i migliori in campo.
Dall’altra parte, Ionita è stato l’uomo della partita per l’Arezzo: presenza fisica, inserimenti e soprattutto il tempismo perfetto sul cross di Righetti che ha regalato agli amaranto tre punti pesantissimi.
Il verdetto
Avellino-Arezzo 1-2 lascia due indicazioni molto diverse.
Per l’Avellino c’è una prestazione che, almeno per lunghi tratti, ha mostrato qualità e capacità di creare occasioni, ma anche alcuni problemi nella gestione delle fasi della partita, soprattutto quando il ritmo è aumentato e la squadra ha perso compattezza.
Per l’Arezzo è invece un debutto da matricola di grande personalità. La squadra di Bucchi ha saputo soffrire, modificare il proprio atteggiamento durante la gara e sfruttare gli episodi decisivi.
Il campionato è appena iniziato, ma il Partenio ha già consegnato una prima lezione: in Serie B non basta giocare bene per gran parte della partita; bisogna soprattutto saper gestire i momenti decisivi. E ieri sera, nei momenti decisivi, l’Arezzo è stato più lucido dell’Avellino.
Detto questo però è anche vero che, a nostro parere sia importantissimo,non trasformare la prima giornata in una sentenza. L’Avellino ha mostrato per larghi tratti una squadra capace di giocare, ha trovato il vantaggio con una giocata di qualità di Russo e, soprattutto nel primo tempo, ha dato l’impressione di poter controllare la partita. Anche alcune cronache sottolineano come la prestazione complessiva dei biancoverdi sia stata positiva, nonostante il risultato.
Il problema, dunque, non è soltanto la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata. Una squadra che vuole affrontare con ambizione il ritorno in Serie B non può permettersi di perdere una gara già indirizzata favorevolmente, soprattutto davanti al proprio pubblico. Il secondo tempo ha evidenziato alcune fragilità: l’Arezzo ha preso progressivamente coraggio, l’Avellino ha perso incisività e nel finale ha concesso agli ospiti la possibilità di colpire proprio nel momento in cui sarebbe servita maggiore lucidità. Il gol di Ionita al 90′ è, sotto questo profilo, emblematico
La società, quindi, va giudicata con equilibrio. Non sarebbe corretto mettere tutto in discussione dopo novanta minuti, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare i segnali emersi. La Serie B è un campionato nel quale gli episodi pesano, ma gli episodi spesso sono la conseguenza della qualità e della profondità della rosa. La dirigenza dovrà capire se l’organico consegnato a Nesta dispone realmente delle alternative necessarie per mantenere intensità e competitività per novanta minuti.
In questo senso, la sconfitta con l’Arezzo deve rappresentare più un campanello d’allarme che un verdetto. La stagione è appena iniziata, ma la società ha il dovere di interrogarsi rapidamente sulle lacune emerse e, se necessario, intervenire sul mercato. L’obiettivo non deve essere quello di cercare colpevoli dopo una sola partita, bensì di evitare che una prestazione incoraggiante sul piano del gioco venga vanificata da limiti di personalità, profondità o gestione della gara.
In sintesi: il risultato boccia l’Avellino, la prestazione non lo condanna. E la società dimostrerà già dalle prossime settimane di aver costruito una squadra capace di trasformare le buone impressioni in punti di forza. La Serie B non aspetta nessuno
Le Pagelle
AVELLINO
Cancellotti – 6
Izzo – 6,5
Simic – 6,5
Moruzzi – 6 ( dal 64’ Marco Sala – 6)
Palmiero – 6,5
Besaggio – 5,5 (dal 64’ Sounas – 6)
Palumbo – 6,5 (dal 63’ Di Maggio – 6,5)
Russo – 7,5
Fila – 6 (dal 12’ Favilli – 6,5)
Biasci – 6 (dal 83’ Pandolfi S.V)
Nesta – 5,5
Arezzo
Nunziante – 6
Renzi – 6
Illanes – 6,5
Gilli – 6
Righetti – 6
Iaccarino – 5,5 (dal 82’ Viviani S.V)
Sala – 6 (dal 66’ Mawuli – 6)
Ionita – 7
Arena – 6,5 (dal 77’ Pattarello – 6)
Cianci – 7 (dal 77’ Djamanca – 6)
Tavernelli – 6,5
Bucchi – 6,5

