A Firenze Libero, prima volta di Ai Weiwei in Italia

A Firenze Libero, prima volta di Ai Weiwei in Italia

19 Dicembre 2016 0 Di Patrizia Russo

Palazzo Strozzi a Firenze ospita “Libero”, la prima grande mostra italiana dedicata a uno dei più celebri e controversi artisti contemporanei, Ai Weiwei: una retrospettiva straordinaria, con opere storiche e nuove produzioni.

Ai Weiwei – Libero  Reframe

Ai Weiwei – Libero, all’esterno di Palazzo Strozzi 22 gommoni arancioni: è l’installazione che ha il titolo Reframe.

La mostra dell’artista contemporaneo cinese Ai WeiweiLibero, si osserva già dall’esterno. Perché sulle bellissime bifore del rinascimentale Palazzo Strozzi sono stati collocati ben 22 gommoni arancioni, in riferimento alla tragedia dei migranti. L’installazione, che ha fatto molto discutere e diviso le opinioni in favorevoli e contrari, ha il titolo Reframe e intende richiamare l’attenzione internazionale su migranti e rifugiati e su chi deve abbandonare la propria terra in cerca di pace, libertà, salvezza, sopravvivenza.
Per la prima volta tutto il Palazzo è utilizzato per esporre le grandi opere dell’artista, dalla facciata al cortile, dal piano nobile fino alla Strozzina. Quello che aspetta il visitatore è un percorso non solo nell’arte, ma anche nella vita dell’artista e nella società cinese.

Il cortile ospita un’altra grande opera, dal titolo Refraction, un’enorme ala metallica, anch’essa simbolo di libertà, ma resa immobile dalle grandi dimensioni e dalla sua pesantezza, suggestiva metafora della costrizione e della negazione della libertà, imposta all’artista arrestato nel 2011 e tenuto prigioniero dalla polizia per 81 giorni, se
nza essere incriminato. La vicenda si è completamente risolta solo quattro anni dopo, con la restituzione del passaporto nel 2015.

Ai Weiwei Libero Palazzo Strozzi Refraction

Nel cortile, Refraction, un’enorme ala metallica, anch’essa simbolo di libertà.

Ed è proprio la libertà che manca, a questo artista, attivista impegnato nel campo dei diritti umani. Salite le scale che portano al piano nobile il visitatore si imbatte in Stacked, un’installazione che assembla 950 biciclette. Anche qui un mezzo di locomozione, per identificare libertà di movimento; il più lento è vero, ma anche il più economico, sicuramente il più utilizzato in Cina.

Ai Weiwei, Libero, Stacked, un’installazione che assembla 950 biciclette

Stacked, un’installazione che assembla 950 biciclette, una delle controverse installazioni di Ai Weiwei alla mostra Libero di Palazzo Strozzi.

Le altre sale ospitano opere storiche e nuove produzioni, permettendo una totale immersione nel mondo artistico e nella biografia personale di Weiwei, spaziando dal periodo newyorkese tra gli anni Ottanta e Novanta, in cui scopre l’arte dei suoi “
maestri” Andy Warhol e Marcel Duchamp
, alle grandi opere iconiche degli anni Duemila fatte di assemblaggi di materiali e oggetti, molte delle quali rappresentano argomenti sensibili che il governo cinese preferirebbe non venissero sollevati.
La leggenda narra che Ai Weiwei si trasferisce negli Stati Uniti nel 1981, all’età di ventiquattro anni e con trenta dollari in tasca. Tornerà in Cina senza una laurea e senza una moglie; una sconfitta per i suoi connazionali.

Ai Weiwei, arte che racconta la società

Quello che si percepisce proseguendo il percorso espositivo è arte che racconta la società. Ne è un esempio Snake Bag, un enorme serpente formato da 360 zaini scolastici che ricorda i moltissimi oggetti appartenuti ai giovani studenti morti nel terribile terremoto del 2008 avvenuto a Sichuan. Dropping a Han Dynasty Urn, una performance del 1995 che lo vede distruggere un’urna funeraria della dinastia Han, antica di oltre duemila anni e Han Dynasty Vases with Auto Paint in cui l’artista immerge antichi vasi in vernice per carrozzeria annullandone il valore storico e culturale e trasformandole in opere d’arte contemporanea.

Ai Weiwei, Libero, Han Dynasty Vases with Auto Paint

Han Dynasty Vases with Auto Paint, l’opera in cui l’artista cinese Ai Weiwei immerge antichi vasi in vernice per carrozzeria.

Ancora oggetti che rivelano la vita dell’artista condizionata dalla sue esperienza personale in carcere, come le manette realizzate in giada e sculture create in seta e bambù che riproducono personaggi di “Shanhai jing”, “Il libro dei monti e dei mari”, uno dei classici proibiti che da bambino non ha potuto leggere.

Quello che si percepisce camminando per sale e corridoi ammirando opere realizzate in legno, ceramica, ferro, marmo è che Weiwei è uno fra i più celebrati e discussi artisti contemporanei che lega tradizione e modernità, senso di appartenenza e ribellione verso il proprio Paese.

La Strozzina espone una serie di immagini, foto e video che ci permettono di scoprire le radici di Weiwei e di entrare nella sua vita. Alcune ritraggono la sua casa e la sua famiglia sorvegliati speciali, altre imitano Andy Warhol, altre ancora riportano le centinaia di foto ricevute dagli ammiratori, sostenitori, seguaci in risposta ad una foto di se stesso, condivisa su Instagram, in cui ha una gamba alzata e puntata come un fucile, per sostenere una campagna anti-terrorismo. In poco tempo gli utenti Instagram da tutto il mondo hanno cominciato ad imitarlo e a caricare le immagini di se stessi “brandendo” le loro “armi-gamba” utilizzando l’hashtag #endgunviolence #gunleg #gunviolence. Vicino a 10.000 le foto condivise, raccolte dall’artista e parti di esse presentate in questa mostra.

Il titolo della mostra, Libero, si riferisce alla riconquistata libertà di Weiwei, perseguitato al lungo dal governo cinese, ed alla sua continua lotta per consentire a ciascuno di esprimersi, non solo per il bene dell’umanità, ma anche per quello dell’arte. E quello che più emerge osservando le oltre 60 opere tra installazioni monumentali, sculture e oggetti simbolo della sua carriera, video e serie fotografiche dal forte impatto politico e simbolico, è il concetto di libertà. Libertà di movimento, libertà di espressione, libertà di parola, concetti cui quotidianamente non diamo importanza e che forse sottovalutiamo, ma che acquistano tutta la loro forza ed importanza quando ne veniamo privati tanto da far affermare all’artista:

Internet è incontrollabile. E se internet è incontrollabile, la libertà vincerà. Niente di più semplice.