Addio Gene Wilder, irresistibile Willy Wonka

Addio Gene Wilder, irresistibile Willy Wonka

30 Agosto 2016 0 Di Emilia Parisi

Addio Gene Wilder: più volte in sodalizio con Mel Brooks, era entrato nel cuore del grande pubblico grazie a film iconici come Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato. 

Le origini e la collaborazione con Mel Brooks

Si è spento il 29 Agosto l’attore comico, regista e sceneggiatore americano Gene Wilder. Aveva 83 anni. Ci ha regalato momenti indimenticabili grazie alle interpretazioni in film cult come Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato del 1971 e Frankenstein Junior del 1974, girato in coppia con l’amico Marty Feldman.

Wilder è morto nella sua casa a Stamford, in Connecticut, in seguito a complicazioni del Morbo di Alzheimer da cui era affetto dal 1989. In un comunicato ufficiale, diffuso dalla famiglia, il nipote spiega la ferma volontà dell’attore di non rendere pubblica la malattia:

Non si è trattato di vanità, ma solo preoccupazione di non spegnere i sorrisi dei bambini che lo vedevano e ancora lo chiamavano Willy Wonka, esponendoli a qualcosa di così adulto com’era la sua malattia. Semplicemente, non accettava l’idea che ci fosse un sorriso in meno al mondo.

Gene Wilder (qui il sito ufficiale), pseudonimo di Jerome Silberman, era nato l’11 Giugno 1933 a Milwaukee, in Wisconsin, da una famiglia di ebrei russi immigrati. Dopo aver terminato gli studi universitari negli Stati Uniti e aver preso lezioni di recitazione alla Bristol Old Vic Theatre School in Inghilterra, debuttò sul grande schermo come comparsa in Gangster Story diretto da Arthur Penn nel 1967.

Nel 1963 fu scritturato per una parte nello spettacolo Madre coraggio e i suoi figli di Anne Bancroft, che gli presentò il fidanzato e futuro marito Mel Brooks. Quest’ultimo promise a Wilder il ruolo di Leo Bloom nel classico Non toccate le vecchiette (1968) al fianco di Zero Mostel, prima opera come regista e sceneggiatore anche per Brooks. Il film fruttò a Wilder la sua prima nomination agli Oscar come Miglior Attore non Protagonista.

Gli anni della consacrazione

Dopo una serie di insuccessi commerciali, Gene Wilder iniziò la scalata verso la consacrazione al grande pubblico: nel 1971 prestò il volto all’eccentrico imprenditore del cioccolato Willy Wonka nell’amatissimo film per famiglie Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato, mentre l’anno successivo ritrovò il successo con Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere), diretto da Woody Allen, dove interpretò uno degli episodi più divertenti della pellicola.

Nel 1974 arrivò un altro film di Mel Brooks, Mezzogiorno e mezzo di fuoco, in cui l’attore vestì i panni di Waco Kid. Durante le riprese di Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Wilder iniziò a lavorare su un copione dal titolo Young Frankenstein, per il quale contattò proprio Brooks, che declinò però la sceneggiatura.

Dopo che Wilder scelse Marty Feldman per il ruolo del maggiordomo Igor sotto consiglio del suo futuro agente Mike Medavoy, Brooks accettò finalmente di dirigere il film, reduce da due flop in quattro anni. Uscito infine nel 1974, Frankenstein Junior fu un grandissimo successo commerciale e regalò a Wilder la nomination agli Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale.

Il 1975 segnò il debutto alla regia dell’attore con Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, in cui recitò sempre al fianco del collega e ormai amico Marty Feldman. Nel 1976 nasce, invece, la coppia comica formata da Wilder e Richard Pryor grazie al film Wagons-lits con omicidi.

Nel 1977 fu la volta della sua seconda regia con Il più grande amatore del mondo, per la cui realizzazione si ispirò a Lo sceicco bianco di Federico Fellini, mentre due anni dopo duettò in coppia con Harrison Ford in Scusi, dov’è il West? (1979) di Robert Aldrich.

Gli anni Ottanta e Novanta

Gli anni Ottanta furono segnati da un altro film in coppia con Pryor, Nessuno ci può fermare (1980), diretto da Sidney Poitier, che ebbe una lavorazione travagliata a causa della dipendenza di Pryor dalla cocaina. Nonostante tutto, fu un grandissimo successo commerciale e comparve nelle classifiche delle migliori commedie cinematografiche di sempre.

Nel 1982 seguì Hanky Panky – Fuga per due, in collaborazione con Poitier, dopo il quale Wilder tornò alla regia con La signora in rosso (1984) e Luna di miele stregata (1986), che si rivelò un vero e proprio flop. Ultimo grande successo commerciale di Wilder fu Non guardarmi: non ti sento (1989), del quale la critica apprezzò la recitazione sempre in coppia con Pryor, ma stroncò la sceneggiatura.

Il 1990 fu l’anno della commedia Bebè mania diretta da Leonard Nimoy, mentre il 1991 segnò l’ultimo film cinematografico per Wilder, ovvero Non dirmelo… non ci credo, che rappresenta l’unico flop della coppia con Pryor e nel quale è visibile il deterioramento fisico di quest’ultimo dovuto alla sclerosi multipla.

Dopo l’addio al grande schermo, Wilder si dedicò alla carriera televisiva, partecipando prima alla sit-com Quel pasticcione di papà (1994) e poi all’adattamento tv della NBC di Alice nel paese delle meraviglie (1999). Nel 1996 tornò per breve tempo a recitare in teatro con lo spettacolo Laugher on the 23rd floor di Neil Simon.

L’ultimo ruolo dell’attore fu nella sit-com Will & Grace (2002-2003) come guest star nei panni di Mr. Stein, la cui interpretazione gli regalò un Emmy, decidendo infine di ritirarsi a vita privata.