Affaire Consip, i fragorosi silenzi di Matteuccio e Silvio

Affaire Consip, i fragorosi silenzi di Matteuccio e Silvio

03 Marzo 2017 0 Di Marino Marquardt

Nei giorni in cui esplode lo scandaloso afdaire Consip, e Verdini incassa una condanna a nove anni, sorprende il contemporaneo silenzio di Berlusconi e Renzi.

Consip, i fragorosi silenzi di Matteo e Silvio

Affaire Consip, mai messi insieme due silenzi hanno fatto più rumore di questi. Mi riferisco alle contemporanee afonie di Matteuccio e di Silvio.

Non una parola sull’inchiesta che sta frantumando il Giglio magico renziano ormai marcio, non una parola sul terremoto giudiziario che può ridurre in macerie l’area di governo griffata Matteo Renzi e il Pd, non una parola sull’indagine della magistratura che può mettere nei guai seri, oltre Babbo Tiziano e il fedelissimo ministro Luca Lotti, anche l’amico di famiglia Denis Verdini e il suo palafreniere Stefano Parisi, l’ex governatore della Campania Stefano Caldoro, l’ex finiano Italo Bocchino, due Alti ufficiali dell’Arma e un pugno di comparse.

Una insalata umana e politica altamente tossica sulla quale è calato il silenzio dei Capi di due tra le maggiori forze politiche del Paese.

Due esponenti politici sulla carta avversari. Che strano…

Senza dire dello sgangherato soccorso al Babbo da parte del poco lucido berlusconiano direttore del Giornale Alessandro Sallusti.

Ieri a Piazza Pulita di Corrado Formigli (La7) questo signore a busta paga di Berlusconi ha rimediato una figuraccia di cui porterà a lungo le stimmate.

Apparentemente divisi dalla politica, coriacemente e solidaristicamente uniti, dunque, Matteuccio e Silvio si tengono per mano di fronte alle iniziative della magistratura.

Chissà perché…

Silenzi acuiti dagli ultimi spifferi sull’Affaire Consip, mutismi amplificati nel giorno in cui una anticipazione dell’Espresso in edicola domenica prossima rivela altri particolari dell’inchiesta; afonie nello stesso giorno in cui l’amico di famiglia Verdini si è beccato un’altra condanna a nove anni per bancarotta.

E’ la seconda in ordine di tempo che si porta sul groppone.

Condanne che in questo strano Paese – in barba alla legge morale (“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, Immanuel Kant) – gli consentiranno di restare in Parlamento e di giovarsi dei relativi sostanziosi emolumenti.

E’ questo il volto della politica senza pudore, sfrontata, volgare, affarista, spregiudicata e criminale che sta avvelenando le nostre Istituzioni.