Al via la Mission impossible di Fico. E i cittadini cominciano a stufarsi…

Al via la Mission impossible di Fico. E i cittadini cominciano a stufarsi…

24 Aprile 2018 0 Di Marino Marquardt

Il Presidente della Camera Fico verificherà la possibilità di intesa sul nuovo Governo tra M5s e Pd. E la gente inizia a stufarsi anche di Salvini e Di Maio.

Alla fine della giostra Mattarella deciderà con la propria testa

Oggi il Presidente della Camera Roberto Fico dà il via al mandato esplorativo conferitogli dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Mission impossible: Fico tra i lamenti degli zombies presenti nella Morgue del Nazareno dovrà verificare la possibilità di intesa tra il M5s e il Pd finalizzata alla nascita del nuovo Governo.

Una stanca liturgia dall’esito peraltro scontato. Alla fine della giostra – vedrete – sarà Mattarella a prendere nelle mani le redini della situazione e a decidere con la propria testa. Mattarella caldeggerà la nascita di un Governo istituzionale di breve durata finalizzato al varo della Legge elettorale per poi tornare al più presto alle urne.

Incombono colori crepuscolari su Di Maio, Salvini, Renzi e Berlusconi

Intanto, tra le sconcertanti metamorfosi pentastellate, tra i bassi calcoli di bottega leghista, tra gli infantili atteggiamenti degli sconfitti renziani e tra l’irrefrenabile narcisismo senescenziale berlusconiano, stanno rapidamente oscurando i nuovi e vecchi astri della politica. Su tutti incombono colori crepuscolari, da Luigi Di Maio a Matteo Salvini, da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi.

La politica italiana rischia di impantanarsi. E poi di venirne fuori più sporca di prima.

Bene sta facendo il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel mettere le forze politiche di fronte alle rispettive contraddizioni e responsabilità.

I cittadini cominciano ad essere stufi del minuetto tra Quirinale e Palazzo Giustiniani, tra M5s, Lega, Mummia di Arcore e Pd.

Il calo del 20 per cento dell’affluenza al voto fatto registrare in Molise a poco più di un messe dalle elezioni politiche è un chiaro sintomo della rispolverata disaffezione verso i giochi di Palazzo.

Non piace il gesuitismo di Di Maio

Non piace il gesuitismo di Luigi Di Maio, non va giù la rozzezza razzista di Matteo Salvini, non si sopporta il senescente e confuso narcisismo della Mummia, non si digeriscono l’infantile broncio, i capricci e i dispettucci dell’ex Capo Scout.

L’impressione è che Di Maio, Salvini e Renzi siano già rapidamente invecchiati in seguito alla condivisione di ormai logori riti di Palazzo e di antiche liturgie.

Un disammoramento rapido che spinge già da ora – ad esempio nell’ambito Cinquestelle – a guardare verso altri personaggi.

Di Maio sta perdendo l’originario slancio vitale grillino, è uno che comincia a darsi da solo troppa importanza, il suo sfuggire da divo ai giornalisti che lo inseguono per strada (gli basterebbe fermarsi e dire educatamente “ragazzi buongiorno, ma ora non parlo”) risulta spettacolo sgradevole per chi vi assiste.

Il Giovanotto, insomma, si sta ponendo più come un prodotto di parrocchia che come figlio di un Movimento che voleva rivoluzionare il modo di far politica e di riscriverne la grammatica. E ciò non è cosa buona…