Cosa insegna l’arresto del generale libico, che l’Italia aveva rimandato in patria a gennaio.
Romano Prodi, non unico evidentemente, lo aveva detto subito ” Liberare il Generale Almasri è stata una scelta politica. Il suo governo rifiuta in modo progressivo ogni rapporto di collaborazione internazionale “. Giorgia Meloni e i suoi ministri avevano difeso quella scelta in tutti i modi e in tutte le sedi. Ora che la giustizia libica ha arrestato Almasri con l’accusa di avere eseguito di persona torture sui detenuti come capo della Rada, la polizia anticrimine e antiterrorismo, il governo italiano dovrebbe riavvolgere il nastro e chiarire. Magari partendo proprio da quella valutazione di Romano Prodi. Dopo tutto, le accuse libiche che hanno determinato l’arresto sono le stesse di quelle italiane. Le prime reazioni fanno supporre che non lo farà.
“L’Esecutivo- commenta il Prof. Piero Sandulli, Professore di Diritto processuale civile – che nel mese di gennaio erro’ nel non porre su questa oscura vicenda il segreto di Stato, oggi abusa della credulità dei cittadini. Ci fa sapere che ha restituito il generale, con volo di Stato, alla Libia, certo che di lì a poco sarebbe stato arrestato. E lo fa dieci mesi dopo”. La prima triste giustificazione di Palazzo Chigi è stata, infatti, la previsione dell’arresto da parte della Autorità libiche. Guarda caso nulla fu detto a suo tempo su questa circostanza, né in Parlamento, né in tutte le altre sedi dove la difesa d’ufficio fu risoluta. Lo sapevano i nostri Servizi ? Gli organismi di controllo parlamentare erano stati informati di ciò ? La stampa vicina al centrodestra ha giustificato per mesila liberazione di Almasri. Niente e nessuno è sfuggito per le critiche a Meloni, Nordio, Piantedosi, Mantovano per l’avviso di garanzia – atto dovuto- della Procura di Roma per aver fatto rientrare il generale in Libia con un aereo di Stato. La premier andò in Tv attaccando direttamente il Procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi. La stampa è stata accusata di non difendere la sicurezza nazionale e quella degli italiani presenti in Libia. Nel Paese ci sono forti interessi economici italiani e l’opinione pubblica doveva stare dalla parte di chi aveva liberato il generale, ancorché arrestato a Torino. Per fortuna l’attenzione di alcuni giornali e giornalisti coraggiosi non si è spenta in questi mesi, fino all’umiliazione nazionale di ieri. “Se non è fantascienza e fantascemenza ” dice amareggiato il Prof. Sandulli.
Il generale è stato fermato ieri su ordine della Procura della capitale libica, segno evidente che il vento nel Paese sta cambiando. In particolare da quando il leader Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh ha firmato un accordo con la Corte penale internazionale alla quale avrebbe consegnato criminali libici. Almasri sarà il primo. ” Meloni e Nordio , liberando Almasri, hanno scritto una pagina vergognosa nella storia delle Istituzioni del nostro Paese. Il Governo Meloni è il Governo dell’ingiustizia” ha scritto Matteo Renzi, all’epoca dei fatti il più critico vero il governo. “E oggi – aggiunge Sandulli – il pasticcio brutto del caso Almasri si è arricchito di un nuovo capitolo. Ricordo che le Sacre Scritture insegnano che non si deve cercare di riparare un abito liso con una pezza nuova, pena l’aggravamento del danno. I nostri governanti ci hanno voluto confermare il detto popolare che bisogna redarguire chi fa troppo poco, ma bisogna temere, soprattutto, chi fa troppo, troppo. In questo caso siamo al limite della fantascienza o forse della fantascemenza “. Sandulli ha ragione perché lo schiaffo arrivato dalla Libia più che al governo, brucia all’Italia. Alla Nazione, a un popolo che ama, ha sempre saputo difendere la giustizia, il rispetto per i diritti umani e non ha piacere di essere preso in giro.
Post Views: 997
Correlati