Ambiente, il totale fallimento della COP25 di Madrid. Nessuna soluzione sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi

Ambiente, il totale fallimento della COP25 di Madrid. Nessuna soluzione sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi

16 Dicembre 2019 0 Di Luca Tatarelli

Di Vincenzo Santo*

Madrid. Ancora un fallimento per un’ennesima COP, la 25 tenutasi a Madrid. Anche se alcuni venderanno come successo le solite inutili, improbabili e incontrollabili promesse di riduzione fatte in quella sede.

Fallimento completo per la COP 25 di Madrid

Un fallimento, nonostante i tempi supplementari. Ma non ci si illuda su quelle successive, non sarà diverso. Solo parole e fatti, pochi, cosmetici!

Quella di Madrid doveva tenersi in Cile. Qui, a quanto mi è dato di sapere, si era tentato di far andare i trasporti delle metropolitane con il fotovoltaico.

Fallimento completo, e con prezzi dei trasporti alle stelle. Quindi proteste, disordini e ordine pubblico in bilico. In Spagna quindi, con il problema per Greta di trovare un passaggio rapido per la via del ritorno, ancora a vela ma con il brivido di un catamarano!

A Madrid, l’obiettivo di raggiungere un punto di convergenza sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, in merito alla regolazione globale del mercato del carbonio, è fallito. Nonostante tutto e nonostante Greta!

Semplicemente perché le nazioni fanno i calcoli con l’esigenza di crescere e di conseguire, per quelli un tantino più indietro, gli stessi tenori “occidentali”.

Per gli altri, di migliorarli. Chissà se poi è ancora tanto vero questo riferimento, l’occidente, se si dà uno sguardo a molte realtà di quella parte del mondo, in Asia. E da molte di quelle parti, infatti, il carbone è ancora importante, così come per la Polonia della vecchia Europa.

Ma è anche una questione di numeri, cioè nell’uso o nel non uso della matematica. Cosa che persino Trump aveva compreso, rifiutandosi di aderire alle regole di Parigi. Delusione, dunque, di molti Paesi alla Conferenza su questo punto dell’agenda dei lavori. Se ne dovrebbe riparlare a Bonn nel giugno 2020. Ma anche lì non arriveremo a nulla di concreto.

Il Presidente USA, Trump

Quindi, abbandono volentieri la vicenda COP adesso e rivolgo l’attenzione di chi legge su un personaggio il quale, secondo me, fa a pugni con la matematica.

Nel suo recente “A Union that strives for more – My agenda for Europe”, la Ursula Von der Leyen, in merito alla riduzione delle emissioni di gas serra, ha scritto che “… I commit myself to putting forward a comprehensive plan to increase the European Union’s target for 2030 towards 55% in a responsible way …”.

Ursula von der Leyen

L’obiettivo è quello di arrivare a un continente climaticamente “neutro” per il 2050. Ci vogliono soldi evidentemente per fare tutto questo. A parte la formazione di un fondo da 100 miliardi di euro in 7 anni, che da quanto capisco sarebbe destinato alle regioni e ai settori più vulnerabili per una riconversione, la spesa per ciascuno dei 10 anni da oggi al 2030 si aggirerebbe sui 300 mld di euro circa.

Per rendere il più verde possibile la nostra cara Europa.

Ora, mentre quando si parla di soldi e finanziamenti l’Europa e i suoi burocrati ci vedono molto bene e sanno ben vedere nelle tasche degli altri, su questo argomento, invece, mi pare che zoppichino un pochino.

Facciamo ora qualche conto semplice semplice.

Partiamo dal “mondo” e riferiamoci per il momento al fotovoltaico e all’eolico. Tra i due, leggo, ad oggi di installato abbiamo rispettivamente una potenza globale di 110 e 50 Giga (GW) Watt, circa. Un totale di 160 GW che nella realtà, sperimentalmente, erogano al massimo 16 Giga Watt utili, un decimo più o meno.

Per vari motivi, perché manca il sole di notte, il tempo è nuvoloso oppure per mancanza di vento. Insomma, proprio a causa dell’intermittenza della produzione.

Ora, stimando 100 miliardi per 50 GW (in realtà quella somma coprirebbe solo 20 Giga Watt di fotovoltaico, ma passi pure questa approssimazione), se installo il corrispettivo annuale di quello che ho attualmente, nella misura sempre dei 300 miliardi di euro annui che starebbero nel programma, io tra dieci anni avrò un incremento di soli 160 GW utili, cioè un decimo di quanto installato, proprio per quanto detto in precedenza. E questo è un primo dato.

Andiamo avanti. Nel mondo ad oggi sono installati circa 300 GW di nucleare, e questo è permanente, cioè non esiste intermittenza, vale a dire che ottengo ciò che installo.

Questa quantità rappresenta attualmente il 5% circa della produzione globale di energia e, di converso, il 5% in meno di emissioni. È evidente che l’incremento del fotovoltaico di cui sopra, i 160 GW, rappresenterebbe in percentuale la metà della percentuale del nucleare, quindi andrebbe a fissarsi sul 2,5% circa del totale e, pertanto, con una pari diminuzione di emissioni.

Pertanto, un valore ben lontano dal 55% fissato dalla von der Leyen. Matematica!

Ammesso che sia possibile tecnicamente, soprattutto per la grande estensione di terreno che impianti eolici o fotovoltaici richiederebbero a scapito dell’abitativo, del boschivo e del coltivabile, nonché delle superfici d’acqua ove si volessero abbellire le coste con l’eolico, preferendolo ad esempio a un gasdotto, utilissimo e subacqueo. In Italia tutto è possibile, oltre alle sardine.

Tanto per dare un’idea, il solo 10% del fabbisogno nazionale (40 e più GW) richiederebbe rispettivamente 2 mila chilometri quadrati l’eolico e 200 chilometri quadrati il fotovoltaico.

Un’enormità in confronto alla dimensione, circa 1 chilometro quadrato, occupata da 3 o 4 reattori. In verità, ci sarebbe anche un’altra forma, il termoelettrico, assolutamente inefficiente.

I due impianti americani di questo tipo, il Solar-2 e il SEGS (Solar Electric Generating System), infatti, si sono rivelati un fallimento e il secondo andato in bancarotta.

In Italia, dal 2007 abbiamo speso 100 miliardi di euro per installare 20 GW di fotovoltaico con una rendita, come detto, di soli 2 GW elettrici.

Stesso risultato lo avremmo ottenuto vuoi con 2 impianti al carbone con meno di 5 miliardi o con due reattori nucleari con molto meno di 10 miliardi. Adesso, con 300 miliardi l’anno “simuliamo” di essere in grado di costruire nel mondo 100 reattori l’anno.

In dieci anni ne avremmo 1000 con una produzione di circa 1000 GW in totale. Una cifra 3 volte e passa superiore a quella nucleare attuale. Pertanto, nel 2030, con il nucleare avremmo una quota globale pari a circa il 15 – 20% e, di converso, “solo” il 15 o il 20% di emissioni in meno.

Cosa ne ricaviamo? Che neanche con il nucleare riusciremmo a conseguire il traguardo fissato dal piano verde della Von der Leyen. Matematica!!

In conclusione, se questo piano mira a trarre energia solo dal sole o dal vento, io dico che è un’idea che debba essere abbandonata subito! A meno che non si punti comunque sul nucleare, che rappresenta la forma più efficiente. Allora avrebbe una logica, quella che è supportata dalla matematica. E non avrei alcuna difficoltà nel condividere la necessità di “controllare le emissioni”, ma soprattutto nella misura in cui ci si prepari seriamente a quel giorno in cui i nostri fossili si esauriranno oppure non saranno più raggiungibili.

Insomma, lasciamo da parte i sogni eolici o fotovoltaici, la tecnologia del resto non ci aiuta ancora. Su questo piano andrebbe combattuta la battaglia in Europa, e non accontentandosi di risposte semplici che, con tutta probabilità, non farebbero altro che arricchire qualcuno, oppure rimbambirci dietro gli slogan di una ragazzina che ha smarrito la strada per andare a scuola.

Slogan che ahimè trovano terreno fertile in un uditorio che ha scordato come “fare di calcolo”!

*Generale di Corpo d’Armata Esercito (Ris)

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16 Dicembre 2019 | 10:48


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