Amministrative 2021: punita l’imprudenza delle destre sovraniste durante la pandemia

Amministrative 2021: punita l’imprudenza delle destre sovraniste durante la pandemia

11 Ottobre 2021 0 Di Eleonora Vasques

Trionfa il centrosinistra moderato. Le destre perdono per la mancanza di prudenza e responsabilità durante la pandemia. Un’Italia in piena crisi sanitaria che si mostra anche pro-UE.

Le elezioni amministrative mostrano un’Italia diversa rispetto a quello che ci aspettavamo dagli exit poll, con il centrosinistra in forte crescita e la destra sovranista in calo, ma anche con un crollo di affluenza da record alle urne (54,69%). Con eccezione della Calabria, il centrosinistra trionfa a Milano, Bologna e Napoli al primo turno: vittoria storica di Giuseppe Sala a Milano (57,73%), Matteo Lepore a Bologna (61,9%) e Gaetano Manfredi a Napoli (62,9%).

Ci sono diversi fattori che hanno influenzato l’esito di questo voto, tra cui certamente la pandemia, la quale può aver causato uno spostamento di fiducia verso il centro sinistra moderato: la necessità di tornare alla normalità ha danneggiato i partiti che durante la pandemia hanno chiesto le elezioni anticipate (come, per esempio, Fratelli d’Italia) oppure chi si è mostrato poco prudente nei confronti della pandemia (sicuramente la Lega ma anche Italia Viva).

Se prima l’asse si era spostato a destra perché la percezione del pericolo portava a votare chi parlava di sicurezza, famiglia e orgoglio nazionale, ora invece il consenso si è spostato verso chi è stato più prudente durante tutta la gestione della crisi sanitaria.

Per questo hanno perso di credibilità agli occhi degli elettori anche le grandi destre mondiali, come il partito conservatore di Boris Jhonson in Gran Bretagna, l’atteggiamento di Donald Trump negli Stati Uniti e l’estrema spregiudicatezza di Jair Bolsonaro in Brasile.

Forse però, l’elemento che ha pesato ancora di più è stato quello europeo: i sovranisti hanno perso molti voti, continuando ad inneggiare contro un’UE che sta drasticamente cambiando da quando è iniziata la crisi sanitaria.

L’UE ha cambiato le proprie politiche e di conseguenza, la percezione che si ha di essa. Si è passati da un’UE del patto di stabilità e dell’austerity per passare all’UE promotrice di finanziamenti pubblici con enormi piani di investimenti a fondo perduto e prestiti.

La gestione di questi finanziamenti, in mano ai governi nazionali, determinerà il futuro degli stati membri per i prossimi trent’anni. Si parla di 750 miliardi di euro a fondo perduto e 672,5 miliardi di prestiti dall’UE.

Si ricordi che Il Piano Marshall degli Stati Uniti per l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale ammontava a 13 miliardi di dollari, che corrispondono a 131 miliardi di dollari a prezzi del 2018. Il Recovery and Resilience Plan è per questa ragione il programma europeo di investimenti pubblici più ambizioso della storia.

Gli europei hanno percepito che l’UE, con le proprie risorse, ha iniziato politiche di aiuti per risollevare gli Stati membri dalla crisi economica dovuta alla pandemia, ed è per questo che si inizia a riconoscere un ruolo importante alle istituzioni europee nel far fronte alle crisi. È probabile che oltre alla prudenza, alle urne si sia scelta la responsabilità: l’UE si è fatta carico, nel bene e nel male, di risollevare il continente dall’emergenza sanitaria sia con i piani di ripresa che con i vaccini. Ed è questo meccanismo che può aver contribuito all’aumento dei voti di quelli che riconoscono questo ruolo all’Europa.