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Amministrative e catastrofe Pd. La crisi è antropologica e si chiama Matteo Renzi

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Dopo il voto delle Amministrative, analisi e commenti corposi che tuttavia ignorano l’elemento principale della disfatta piddina.

Il nefasto effetto dell’ex Capo Scout sulla disfatta Dem alle Amministrative

L’ultima catastrofe elettorale del Pd inonda le pagine dei quotidiani on linee (quelle cartacee le leggeremo domani) e anima i dibattiti nei talk show politici. Analisi e commenti corposi che tuttavia ignorano l’elemento principale della disfatta piddina.

Questo elemento ha un nome e cognome: Matteo Renzi, l’ex Capo Scout capace di far danno al partito anche quando tace o si nasconde dietro le quinte del Nazareno.

Il passo falso che fece scoprire il gioco

Il passo falso compiuto nell’andare da Fabio Fazio nelle vesti di “senatore semplice” per rendere nota la sua posizione e per liquidare il tavolo della trattativa sul governo che il Segretario reggente Maurizio Martina aveva intenzione di aprire col M5s gli ha fatto scoprire il gioco. La gente ha capito che al Nazareno continuava a comandare Lui nonostante la volontaria scucitura dei galloni dalla giacca. Di qui l’ulteriore disincanto verso una forza politica del tutto snaturata dalla gestione e dai “Mille giorni” di spacconate del Giovanotto di Rignano.

Il Giovane Becchino non è soltanto antipatico agli elettori di Sinistra, è di più: agli elettori di Sinistra ormai Renzi risulta addirittura intellettualmente e politicamente repellente.

Come repellenti risultano i suoi fedelissimi, il giglio una volta magico, e gli amici col portafoglio pieno sempre disponibili a foraggiare la sua Fondazione, le sue iniziative, la Leopolda…

Tutte realtà lontane – anzi estranee – alle antiche culture della Sinistra e del Cattolicesimo democratico, culture dalla cui sintesi nacque il Pd. Un parto prematuro dalle abominevoli conseguenze.

Fattore antropologico e pancia orientano gli elettori

Detto ciò, al di là delle elucubrazioni politiche e sociologiche, è il fattore antropologico ad orientare le scelte dei cittadini. Le pance degli elettori – ormai è evidente – si rivoltano al solo ascoltare la voce del Giovanotto o nel vederne di sfuggita in tv l’immagine permanentemente a testa alta e a petto in fuori, la postura da bulletto di paese che da sempre lo caratterizza. E il suo giovanilismo, l’apparente cordialità, il  lessico da bar del sport e la disponibilità ad offrirsi a selfie con sconosciuti ne certificano il ridotto spessore intellettuale.

Chiaro, dunque, che fino a quando al Nazareno resterà l’ex Capo Scout per il Pd non vi sarà alcuna possibilità di ripresa.

Ne approfitti il M5s. E’ ora che gli scienziati Cinquestelle capiscano che il terreno da arare è quello della Sinistra in cerca d’Autore…