Ancora Davos: il mondo che si parla addosso
20 Gennaio 2026Ancora Davos: il mondo che si parla addosso (e che non può più permettersi di non capire)
di Isabella Zotti Minici
C’è un luogo, ogni gennaio, in cui il pianeta prova a guardarsi allo specchio. Non è un’assemblea elettiva, non è un parlamento, non è nemmeno un vertice con poteri vincolanti. È il World Economic Forum di Davos. E anche oggi, tra neve compatta e discorsi calibrati, la sensazione resta la stessa: il mondo va troppo veloce per essere governato con categorie lente.

Soltanto i numeri aiutano a capire perché Davos continui a contare. Oltre 2.800 partecipanti, più di 130 Paesi rappresentati, circa 1.000 tra CEO e top manager, decine di capi di Stato e di governo, migliaia di incontri bilaterali off the record. Ma Davos non è importante per chi c’è. È importante per ciò che rivela: le paure, le priorità, le omissioni delle classi dirigenti globali.
Un pianeta più ricco, ma più fragile
Nel 2026 l’economia globale crescerà ancora, ma male e in modo diseguale. Il PIL mondiale viaggia intorno al 3%, sostenuto da Asia e Stati Uniti, mentre l’Europa resta sotto il 2%, con una produttività ferma e una demografia in ritirata. L’Africa cresce, ma non abbastanza da assorbire la sua esplosione demografica. Il dato che inquieta Davos è un altro: oltre il 60% della ricchezza globale è concentrata in meno del 10% della popolazione. Non è solo una questione etica. È un rischio sistemico.
A Davos 2026 si parlerà di crescita, ma sempre più spesso anche di tenuta. Tenuta sociale, istituzionale, ambientale. Perché un mondo che cresce senza includere prepara le proprie crisi.
Geopolitica: il ritorno dei blocchi
Il primo tema sarà la frammentazione geopolitica. Secondo stime WEF, la de-globalizzazione selettiva costa già oggi fino al 7% del PIL mondiale in termini di inefficienze, duplicazioni, barriere tecnologiche. Le imprese non chiedono pace, parola troppo grande, ma prevedibilità. Catene del valore più corte, forniture amiche, meno dipendenza da singoli hub critici.
Lavoro e persone: la vera emergenza silenziosa
Entro il 2030, oltre 1 miliardo di lavoratori dovrà riqualificarsi per effetto di automazione e intelligenza artificiale. Le aziende più avanzate destinano già fino al 5% dei ricavi alla formazione continua. Le altre restano indietro.
Intelligenza artificiale: potenza senza governo
Nel 2026 l’AI non è più una promessa: è infrastruttura. Il mercato globale supera i 500 miliardi di dollari. Ma solo un terzo dei Paesi dispone di un quadro normativo adeguato. L’innovazione senza regole non accelera il progresso, accelera il caos.
Sostenibilità: da slogan a bilancio
Nel 2025 gli investimenti nella transizione energetica hanno superato i 1.800 miliardi di dollari. Ma per rispettare gli obiettivi climatici servirebbero oltre 4.000 miliardi l’anno. Le imprese sono chiamate a dimostrare, non a dichiarare.
Dialogo: l’ultima risorsa
Il titolo A Spirit of Dialogue non dovrebbe essere soltanto retorica. Davos non governa: connette. E oggi il dialogo è diventato una risorsa scarsa. Le élite globali non possono più permettersi di parlare solo tra loro.
* articolo in partnership con: https://www.humaneworldmagazine.com/ancora-davos-il-mondo-che-si-parla-addosso/





