Anno scolastico terminato: continua il “lusso” delle strutture deserte
09 Giugno 2026Concluse le scuole e consumato il barbaro rito delle docce con uova e farina, il tema istruzione (con l’unica eccezione degli esami di terza media e di maturità) riaprirà a metà settembre, lasciando alle famiglie gestire il tempo libero dei ragazzi, mentre i genitori continuano a lavorare.

I centri estivi sono, infatti, lasciati al volontariato e gli istituti scolastici resteranno deserti, così come gli impianti sportivi delle scuole. Va bene così o non c’è da domandarsi se non sia il caso di rivedere un ormai vetusto calendario scolastico ? Se ne parla ma si potrebbero ipotizzare corsi di lingue e/o di cultura generale, magari recuperando dibattiti in grado di riscoprire la storia e la geografia del nostro Paese. E ancora: prevedere corsi di cultura europea, con la scoperta della effettiva potenzialità della macchina comunitaria, lezioni teorico pratiche di Educazione Civica (rectius: la lettura commentata della Costituzione). In alte parole, cominciare a dar vita ai cittadini del futuro, ma soprattutto sottrarre i ragazzi dalla strada e dall’inutile perditempo.
Apriamo gli impianti sportivi
Altro tema fondamentale è il valore educativo della pratica sportiva. Dopo che, finalmente, la Costituzione ha compreso l’importanza sociale dello sport, si potrebbero utilizzare gli impianti sportivi delle scuole, come da tempo ( articolo 2 della legge n. 86 del 2019) suggerisce la nostra normativa.
Certo, sarebbe necessario rivedere i tempi e le modalità scolastiche, scegliere meglio i criteri di spesa, premiare i professori che volontariamente si offrono per queste attività, anche in termini di carriera e di trasferimento. L’obiettivo è di rendere maggiormente disponibili gli spazi scolastici, dettando norme burocratiche più efficaci ed utili. In un contesto così moderno e di socialità, la scuola italiana si aprirebbere all’esterno, prevedendo la collaborazione con gli Ordini professionali e del Terzo Settore.
In sostanza, ci vuole fantasia e capacità per sottrarsi alla insana regola del “si è fatto sempre così”. La società è cambiata come le esigenze delle famiglie e non si può sempre sperare nella sopravvivenza dei nonni: il nuovo welfare italiano !
Piero Sandulli è avvocato e docente di Diritto processuale civile e Giustizia sportiva.


