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Appalti e Ndrangheta, blitz della Finanza: coinvolto il presidente Oliverio

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Il presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio (ph. In24 / P. Nigro).
Il presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio (ph. In24 / P. Nigro).

La Finanza notifica 16 provvedimenti della Dda di Catanzaro per un’inchiesta su appalti e Ndrangheta. Coinvolto il presidente della Giunta Oliverio.

Appalti e Ndrangheta, raffica di provvedimenti in Calabria

Potrebbe scatenare un terremoto politico per ora difficile da prevedere l’inchiesta “Lande desolate” della Dda di Catanzaro su due appalti in odore di Ndrangheta che ha portato alla emissione di 16 provvedimenti. Tra gli altri, infatti, la Guardia di Finanza ha bussato alle porte del presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio, dell’ex sindaco di Lorica Marco Oliverio e di vari funzionari regionali, nonché di un imprenditore ritenuto vicino al clan Muto di Cetraro, in provincia di Cosenza.

Ampio lo spettro di accuse che vengono mosse alle 16 persone ragiunte dai provvedimenti della Dda di Catanzaro e che sono stati eseguiti nelle province di Cosenza, Catanzato e Roma.

Si va dal falso alla corruzione, alla frode in pubbliche forniture. Dei sedici provvedimenti, sei sono di arresti domiciliari, e due di obbligo di dimora. Inoltre, il Gip ha emesso 7 misure interdittive.

L’inchiesta in particolare riguarda due appalti relativi all’ammodernamento di un impianto sciistico in Sila e dell’aviosuperfice di Scalea, sul litorale tirrenico cosentino.

Nei confronti di alcuni indagati viene ipotizzata anche l’aggravante dell’articolo 7 per avere agevolato la cosca di ‘ndrangheta Muto di Cetraro, quella che fa capo al “re del pesce” Franco Muto.

Le indagini sono state svolte nei mesi scorsi dal Nucleo di Po.lizia economico-finanziaria diretto dal colonnello Michele Merulli.

E al termine, hanno portato alle 16 misure cautelari richieste dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, coordinata dal Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri con i sostituti Alessandro Prontera e Camillo Falvo, e concesse dal Gip del Tribunale di Catanzaro Pietro Carè.

 

Inchiesta “Lande desolate”: due appalti sotto i riflettori

Sono due gli appalti finiti nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e denominata “Lande desolate”.

Appalti che sarebbero a dir poco irregolari, stando agli accertamenti eseguiti dalle Fiamme gialle sia attravrso la ricostruzione dei documenti sia con rilievi anche aerofotografici. E che riguardcerebbero sia la fase di conduzione degli appalti, sia quella della successiva erogazione di fondi pubblici.

Secondo gli inquirenti, addirittura, politici e funzionari sarebbero stati completamente asserviti alle esigenze di un privato imprenditore.

Per consentire all’imprenditore di ottenere dalla Regione le erogazioni dei finanziamenti europei, infatti, si sarebbe arrivati a produrre falsi documenti, anche più volte, per dimostrare stati di avanzamento lavori che invece non erano stati realizzati, o per attestare nei documenti ufficiali lavori del tutto inesistenti o non eseguiti.

L’intera operazione sarebbe stata svolta, secondo gli inquirenti, con una “spregiudicatezza emblematica”, soprattutto da parte dell’imprenditore romano.

Barbieri, infatti, con molta facilità chiedeva atteggiamenti compiacenti ai funzionari che potevano agevolarlo nei suoi affari.

Quel che gli serviva, ad esempio, era un controllo “compiacente” e bonario sull’avanzamento dei lavori, oppure maggiore celerità nel pagamento di somme, anche quelle che non gli spettavano.

In altri casi, ha chiesto ed ottenuto che venissero riconosciute opere complementari, che però erano priove dei requisiti previsti dal Codice degli appalti.

E come se non bastasse, senza rischiare nulla di suo, perché Barbieri avrebbe anche violato le regole degli appalti a cui ha partecipato, perché in ogni opera avrebbe investito non i milioni di euro previsti dalle gare ma solo poche decine di migliaia di euro. Il tutto nella silente accondiscenza dei politici e dei funzionari che avrebbero dovuto invece controllare e bloccare le procedure.

E Barbieri non avrebbe esitato a elargire copiose bustarelle a chiunque gli avesse dimostrato questa compiacenza, ricorrendo anche a metodi mafiosi se del caso,

Insomma, una vasta rete di falsi, di abusi e di corruttele, messi in piedi solo per mettere le mani sui cospicui finanziamenti europei elargiti dalla Regione Calabria e che avrebbero dovuto essere utilizzate per infrastrutture utili allo sviluppo del territorio.

 

Obbligo di dimora per il presidente della Giunta regionale Oliverio (Pd)

Tra le persone raggiunte dai 16 provvedimenti cauteari, l’ex sindaco di Pedace Marco Oliverio, 43 anni di Casali del Manco (Cosenza), e il presidente della Giunta regionale Gerardo Mario Oliverio, 65 anni di San Giovanni in Fiore (Cosenza), per i quali è stato disposto l’obbligo di dimora.

Il presidente della Regione, originario di San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza, si ipotizza l’abuso di ufficio aggravato dal metodo mafioso. Per questo a suo carico è stato chiesto un provvedimento di arresti domiciliari, che però non è stato accolto dal Gip.

E’ stato invece arrestato e condotto in carcere l’imprenditore romano Giorgio Ottavio Barbieri, di 42 anni, già arrestato nel febbraio dello scorso anno nell’ambito di un’altra inchiesta perché accusato di essere collegato alla cosca Muto.

Barbieri è il titolare della ditta coinvolta nella realizzazione della funivia di Lorica, in Sila.

Arresti domiciliari sono stati disposti per Vincenzo De Caro, 66 anni di Cosenza, Gianluca Guarnaccia, 43 anni di Montalto Uffugo (Cosenza), Carmine Guido, 58 anni di Rende (Cosenza), Marco Trozzo, 46 anni di Cosenza, Francesco Tucci, 63 anni di Castrolibero,  Luigi Giuseppe Zinno, 64 anni di Cosenza.

Zinno è un importante funzionario della Regione che si occupa di lavori pubblici.

Altri funzionari della Regione sono stati sospesi dagli incarichi pubblici che ricoprono: Rosaria Guzzo di Castrolibero (Cs), Pasquale Latella di Scalea (Cs), Damiano Francesco Mele, di Celico (Cs) e Paola Rizzo di Rende (Cs).

Inoltre è stato disposto il divieto temporaneo di esercizio dell’attività professionale per Carlo Cittadini 43 anni di Roma, Ettore della Fazia, 58 anni di Roma, e Gianbattista Falvo, 62 anni di Mendicino (Cosenza).

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Pietro Nigro
Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell'impresa. Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l'Ordine degli Ingegneri di Napoli, l'Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong. Come direttore responsabile, ha fatto nascere l'emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it. In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena). Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Nell'autunno 2015, raccoglie e rilancia l'ennesima sfida professionale: avviare www.Italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal "basso", nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d'Italia che decidono di "mettersi in proprio" per far nascere il "loro" giornale.