Appalti e rifiuti, nell’inchiesta di Fanpage spunta l’imprenditrice del nord

Appalti e rifiuti, nell’inchiesta di Fanpage spunta l’imprenditrice del nord

22 Febbraio 2018 0 Di Marino Marquardt

Nuova puntata dell’inchiesta su appalti e rifiuti di Fanpage: ora spunta una imprenditrice del nord, pronta a riciclare denaro sporco.

Appalti e rifiuti, nell’inchiesta spunta l’imprenditrice del nord

Accanto ai rifiuti tossici da smaltire illegalmente, sullo scenario del malaffare politico della Campania spunta anche il riciclaggio di denaro sporco proveniente – secondo le confidenze del millantatore “agente provocatore” di Fanpage – dalla camorra, dal traffico di droga e da rapimenti. L’ex boss della camorra Nunzio Perrella sotto mentite spoglie ne parla con una imprenditrice veneta moglie di un colonnello dei carabinieri.

Le scoperte sul malaffare toccano anche ambienti ritenuti al di sopra di ogni sospetto. Fanpage anticipa così un passaggio della quarta puntata che sarà pubblicata oggi:

“Questi sono soldi della camorra? Va bene, dov’è il problema?”.

 


A parlare è una donna, moglie di un colonnello dei carabinieri, che incontra la fonte “infiltrata” di Fanpage.it per parlare di un business, la costruzione di un sito di stoccaggio a Marghera.

La donna, moglie di un colonnello dei carabinieri, funge da intermediario per una cordata di imprenditori.

La donna, in un incontro successivo, che sarà pubblicato nella quarta puntata di Bloody Money, chiederà due milioni di euro. Booommm!!!

Ed è sempre più panico nei Palazzi della politica della Campania.

Una inchiesta – questa su “Tangenti, Rifiuti & Larghe intese sul malaffare” – sulla quale sta lavorando la Procura di Napoli la quale – come è noto – ha iscritto nel registro degli indagati per corruzione, tra gli altri, il figlio del governatore della Campania, Roberto De Luca, e il capolista di FdI Luciano Passariello.

Indagati anche Francesco Piccinini e Sasha Biazzo, direttore e giornalista del sito Fanpage, per induzione alla corruzione.

Un video reportage – questo dei Corsari napoletani dell’Informazione – che sta portando lo stesso scompiglio che generavano sui mari più o meno tre secoli fa quelli solitamente descritti con un occhio bendato e con colorate bende usate per coprire il capo. Predatori di verità sul malaffare i primi, incettatori di ricchezze i secondi.

Tra gli aspetti inquietanti della storiaccia figura anche la permanenza a Santa Lucia al fianco del governatore Vincenzo De Luca di Biagio Iacolare, il dimissionario presidente della Sma, la Società che dovrebbe occuparsi di risanamento ambientale. E viene da chiedersi perché mai il governatore della Campania abbia deciso di lasciare al proprio fianco un consigliere tangentista.

Una storiaccia con ancora quattro capitoli da pubblicare. Il tutto a dieci giorni dal voto e nel pieno della campagna elettorale.

Sul ring della propaganda zompetta come un grillo Luigi Di Maio di fronte a un giovane ex Capo Scout ridotto politicamente allo stato vegetativo e di fronte a un ultraottantenne in confusione, lo stesso Vecchio che annuncia di voler dare “mille lire” al mese ai pensionati e lo stesso decadente personaggio che sostiene la tesi secondo la quale i ladri extracomunitari quando entrano nelle case brindano con olio…

Di fronte allo sconquasso provocato dall’inchiesta e di fronte all’indubbio successo di “quella sporca dozzina” di Fanpage – c’è ora chi storce il muso.

Sono i politicamente corretti, sono quelli delle veline, sono i conformisti conservatori dell’Informazione, sono i magistrati a cui sfuggono i nuovi strumenti tecnologici a supporto del nuovo modo di fare Informazione.

Costoro non si sono accorti che da taccuino e penna si è prima passati ai registratori tascabili, poi agli smartphone, infine alle microtelecamere.

Una evoluzione che ha consentito ai giornalisti di inchiesta (quelli seri) di poter esprimere professionalmente il meglio.

E se la cultura giornalistica non si è adeguata ai tempi, se le norme giuridiche non sono state adeguate alla nuova tecnologia ciò non può essere castrante per i giornalisti “veri”, il fio non può essere pagato da quanti con onestà intendono esercitare la professione.

In merito fa piacere la smentita del procuratore Antimafia Cafiero De Raho:

“Mai detto azione fraudolente, i giornalisti hanno libertà di azione”.

Bene. La smentita conforta la critica nei suoi riguardi da noi avanzata ieri. Ma Don Patricello – il parroco della Terra dei Fuochi – resta critico:

“Perrella ha svelato la verità I magistrati criticano, ma dove erano?”