Aspettando Biden, l’eredità di Trump e Obama

Aspettando Biden, l’eredità di Trump e Obama

19 Gennaio 2021 0 Di Anita Bonollo

Domani l’insediamento di Joe Biden, il nuovo presidente degli Usa che dovrà gestire l’eredità dei predecessori Obama e Trump in politica estera ed interna.

Washington, domani l’insediamento del neo presidente Usa Joe Biden

di Anita Bonollo e Camilla Alcini.

Mercoledì 20 gennaio alle 11:30 (17:30 in Italia) a Washington si terrà l’Inauguration day, la cerimonia di insediamento del quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti. Protagonisti, Joe Biden e la sua vicepresidente Kamala Harris.

Dopo i tre mesi turbolenti che si sono susseguiti alle elezioni americane dello scorso novembre, Biden e Harris pronunceranno il giuramento solenne che li renderà rispettivamente Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti d’America.

Quest’anno, però, la cerimonia sarà diversa: più intima, più raccolta e limitata. Causa Covid, certamente, ma anche per ragioni di sicurezza, dopo quello che si è visto il 6 gennaio a Capitol Hill

A seguire l’evento dal vivo, dunque, non ci saranno i 200 mila e passa ospiti che di solito affollano le gradinate del Congresso, ma al massimo un migliaio di persone tra senatori e membri del Congresso. 

Tutti gli altri seguiranno la cerimonia da remoto, in televisione o su internet. Anche la classica parata militare lungo Pennsylvania Avenue verrà sostituita da una serie di eventi virtuali.

E, dopo il giuramento e il discorso, Biden e la Harris saranno accompagnati direttamente – e frettolosamente – alla Casa Bianca, perché tutta la capitale americana è stata blindata dopo i disordini del 6 gennaio.

E anche la tribuna degli ex presidenti sarà meno affollata del previsto: un posto a testa, infatti, sarà occupato da Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton.

Ma L’uscente Donald Trump, che pure alla fine, dopo mesi di attacchi al suo successore, sembrerebbe aver accettato l’esito delle elezioni, ha però comunicato che non prenderà parte alla cerimonia.

Il neo-eletto Biden ha goliardicamente risposto che per una volta, lui e Donald, non potevano essere più d’accordo.

In ogni caso, difficilmente ci si poteva aspettare una situazione diversa. Nel 2016 Donald Trump si è presentato come estremo oppositore dell’establishment, rompendo ogni schema, dinamica e norma convenzionale.

In particolare, si è sempre detto contrario a tutto quello che ha costruito il suo predecessore Barack Obama negli otto anni precedenti.

Il filo rosso che unisce le eredità politiche di Obama e Trump

Alla vigilia della conclusione dei suoi quattro anni però, si possono tracciare dei punti in comune tra le due amministrazioni.

In politica estera, Trump ha voluto fin da subito ritirarsi dalla scena mondiale, per risparmiare uomini e denari e per concentrarsi piuttosto sulla situazione interna degli Stati Uniti, ma anche nel rispetto dello slogan “Make America Great Again”.

Questa transizione, in realtà, era già iniziata durante l’Amministrazione Obama. Il 44esimo presidente ha iniziato il suo mandato durante la crisi economica del 2007, che ha costretto inevitabilmente l’amministrazione a rivalutare le priorità
politiche e concentrarsi sulla ripresa del Paese.

Nel frattempo, la stessa amministrazione Obama ha assistito all’ascesa dell’economia cinese, che ha reso obbligatorio focalizzarsi maggiormente sul nord-est Asiatico e trascurare, per esempio, il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP) con l’Europa, nonché ad abbandonare gradualmente l’impegno in Medio Oriente.

Quest’ultima area infatti è divenuta meno cruciale per gli Stati Uniti per il parziale affrancamento dalle risorse petrolifere della regione. Seppur con toni più leggeri, anche l’Amministrazione Obama, comunque, ha organizzato negli anni la politica estera sulla base delle proprie esigenze, mettendo sempre in primo piano i bisogni dei cittadini americani.

Che questo sia il risultato di forze esterne o di interesse personale, resta un interrogativo.

L’Amministrazione Trump è andata ben oltre, ritirandosi da vari accordi internazionali, come ad esempio
gli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico del 2015, abbandonando alcune organizzazioni multilaterali, come
l’Organizzazione Mondale per la Sanità (OMS) durante la prima ondata di COVID-19, e l’UNESCO nel 2019. Eperfino portando avanti un consistente disimpegno, in uomini e risorse, dalla Nato

Come Obama, Trump ha agito in Medio Oriente, ma prendendo direzioni opposte:

  • è uscito dall’importante Accordo di non-proliferazione del nucleare difficilmente concluso da Obama,
  • ha reintrodotto le sanzioni all’Iran,
  • e ha spostato l’attenzione degli Stati Uniti su Israele e Arabia Saudita, abbandonando di
    fatto i palestinesi.

È riuscito però a normalizzare i rapporti diplomatici tra Israele da una parte, e Bahrein e
Emirati Arabi dall’altra parte, raggiungendo uno storico accordo di pace nell’autunno 2020.

In politica interna, i punti in comune tra le due amministrazioni diminuiscono.

Trump ha smantellato la riforma della sanità elaborata da Obama, la cosiddetta Obamacare, e ha inasprito le norme per l’immigrazione. Ha invece ottenuto un buon risultato sul tema della giustizia, dove è riuscito a nominare molti giudici federali e tre giudici della Corte Suprema, e ha riformato la legge contro il crimine del 1994 che
aveva portato all’incarcerazione di moltissimi afroamericani.

Tirando le conclusioni alla fine del controverso mandato di Donald Trump, si può notare un’ulteriore punto
in comune con Obama: l’onere di gestire un Paese sempre più polarizzato.

Di questo Trump ha più volte colpevolizzato Obama, sostenendo che il Paese non fosse pronto ad un Presidente di origini afro-americane.

In realtà, il processo di polarizzazione e spaccatura del Paese è in corso da anni, se non
decenni.

Non è chiaro e definito quando possa essere iniziato; secondo alcuni negli anni Novanta, mentre
altri esperti lo fanno risalire al Civil Rights Act del 1964.

In ogni caso, una frattura sempre più netta separa i cittadini americani.

Questa difficile eredità, fatta di instabilità e divisioni politiche a cui sia Trump che Obama, seppur diversamente, hanno contribuito, passerà ora nelle mani del neo-eletto Joe Biden.