Assemblea Pd. Partito spaccato, Re Travicello Martina resta reggente senza potere

Assemblea Pd. Partito spaccato, Re Travicello Martina resta reggente senza potere

19 Maggio 2018 0 Di Marino Marquardt

Assemblea Pd all’Ergife di Roma, per la scelta del nuovo Segretario tutto rinviato all’Assemblea in programma dopo le amministrative.

Assemblea Pd: la maggioranza renziana perde pezzi, Orfini narcotizza il dibattito

Da più parti, soprattutto dalla parte renziana, non si voleva la conta durante l’Assemblea Nazionale del Pd. Fino all’ultimo minuto prima di entrare nel salone dell’Ergife si erano moltiplicati gli appelli all’unità, gli inviti alla non belligeranza. Esortazioni tra piccoli uomini privi dei necessari attributi per farsi guerra a viso aperto. Ma gli “amici” e ciò che resta dei “compagni” non hanno raccolto gli inviti alla calma rivolti dai Capi. E la conta c’è subito stata in apertura dei lavori.

Una battaglia tra due mozioni. Quasi un pretesto – a voler essere maligni – per rimarcare l’esistenza di una forza politica ormai scomparsa dai radar mediatici.

L’Assemblea approva il rinvio della discussione sulla Segreterria

Come ampiamente previsto arriva subito la conferma della mancanza di accordo tra la maggioranza renziana e le variegate minoranze. E finisce che l’Assemblea approva a maggioranza la proposta del presidente, Matteo Orfini (renziano doc e compagno ideale di playstation e calcio balilla dell’ex Capo Scout) di rinviare l’odg che aveva al primo punto la formalizzazione delle dimissioni di Matteo Renzi da segretario. Per concentrarsi sulla situazione politica, spiegano… Ed è soltanto il debole escamotage addotto a giustificazione della scelta.
Sì 397, no 221 e 6 astenuti.
Dalla platea si levano fischi.
Sul tavolo dell’Assemblea resta soltanto il confronto dalle sfumature accademiche sul ruolo del Partito nei prossimi mesi. Pura lana caprina considerando lo spessore politico-intellettuale dei soggetti in campo.
La questione del segretario e del congresso è così rimandata all’Assemblea che si terrà dopo le amministrative. A fine giugno. E poco importa se il rischio di logoramento del Partito è forte…
Sono i flashes salienti dell’inutile giornata.
Morale della favola, l’Assemblea del Pd non vota sul segretario, Martina resta reggente senza potere e senza importanza. Resta in sella Re Travicello mentre l’Assise piddina consegna un Partito diviso con una maggioranza renziana che perde i pezzi.
Tutto congelato fino alla prossima puntata, gli Zombies della Morgue del Nazareno disciplinatamente si risistemano nelle celle frigorifere…
Essendo caduti – in seguito all’allontanamento dell’ipotesi di voto anticipato – i motivi di somma urgenza per l’accaparramento e la gestione delle Liste elettorali, si decide di rinviare la urticante discussione legata alla Guida Dem. Come detto, se ne riparlerà a fine giugno

Pd, Partito sempre più senza bussola e senza anima

Partito sempre più senza bussola, senza anima, senza futuro. Dalla Direzione del 12 marzo scorso all’Assemblea Nazionale di oggi 19 maggio insomma nulla è cambiato nel Pd. Gli Zombie continuano a vagare lamentandosi nella Morgue del Nazareno, il Becchino di Rignano resta ancora ufficialmente in ferie ma sempre pronto a rientrare in servizio in caso di necessità, nel caso occorra atterrare, seppellire, inumare qualcuno…
Ricco di uomini senza qualità, strabordante di Quaquaraquà, il Pd – insomma – pare sempre più inadatto ad avere parte in commedia nel nuovo scenario politico prodotto dall’esito delle elezioni del 4 marzo.
A dirla in breve, il Pd è roba vecchia al pari di Forza Italia.
Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, due facce della stessa medaglia, due facce polverose, due teste incanutite nonostante la differenza anagrafica. Entrambi appartengono ormai al passato. E non a caso si ritrovano a far fronte comune contro la rivoluzione nata dal voto di marzo.
Lo strappo di ieri nel Centrodestra, le parole di Berlusconi contro Matteo Salvini, la piccata replica di questi e la critica della Leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni alla autocandidatura a premier del Padrone di Forza Italia non lasciano presagire nulla di buono per la coalizione.
Uno strappo – insomma – che potrebbe essere prodromico all’abbrarccio tra l’ex Capo
Scout di Rignano e il Condannato riabilitato di Arcore. Un incontro tra due debolezze. Senza futuro e con sguardo rivolto al passato.
Ancora una volta Quaquaraquà contro, dunque. Ma non su un progetto politico, non sulle idee.
E la prossima battaglia – quella annunciata – sarà sulla scelta del nome di chi dovrà formare le Liste per le future elezioni.
Senza più iscritti e in debito di elettori, il potere interno nel Pd ormai può essere esercitato soltanto attraverso il controllo e la gestione delle Liste elettorali. E poco importa se il Leader non sia politicamente un’aquila. Importa che sappia tutelare amici e fedelissimi.
Spettacolo di immensa tristezza.

Da gialloverde a gialloblù, ci mancava la querelle sul colore della Coalizione M5s-Lega…

Il tutto mentre sul versante gialloverde o gialloblù (ci mancava anche la querelle sul colore della Lega salviniana, blù secondo i profeti del nuovo corso) si mettono a punto i dettagli sulle cose da riferire lunedì al Capo dello Stato Sergio Mattarella.
Approvato il contratto dalla piattaforma Rousseau e lo stesso documento in via di approvazione dai Gazebo leghisti, bisogna sollevare il velo dal nome del premier “consigliato”. E se a sorpresa spuntasse quello di Alessandro Di Battista con Giancarlo Giorgietti Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Di Maio agli Esteri e Salvini agli Interni? Ovviamente si tratta di una fantasia tra bollicine prefestive e nulla più…