L’attentato di Strasburgo, tipica azione condotta senza ordini specifici

L’attentato di Strasburgo, tipica azione condotta senza ordini specifici

14 Dicembre 2018 0 Di Corrado Corradi

L’attentato di Strasburgo rientra in una modalità operativa ormai standardizzata per i terroristi: l’azione di un singolo che ha agito senza ordini operativi specifici.

Attentato di Strasburgo, modello operativo ormai standardizzato

L’attentato di Strasburgo rientra in una modalità operativa ormai standardizzata, che prevede la condotta di azioni in assenza di specifici ordini operativi.

Tali azioni sono ascrivibili allo spirito revanscista che insiste in maniera latente in tutti i musulmani e, in maniera più pressante, in quelli che sentono particolarmente forte il richiamo della religione.

Una religione che, oltre a nutrire il convincimento di essere definitiva, a partire dal periodo successivo alla Prima guerra mondiale e soprattutto in seguito all’affermarsi dello Stato di Israele, viene alimentata da un complesso di persecuzione per i torti subiti.

Tale complesso trova un elemento moltiplicatore nella nostra fregola di auto-accusarci di chissà quali infamie commesse ai danni di quelle popolazioni in un periodo di circa 900 anni.

I complessi di colpa dell’Occidente e il revanscismo dei fondamentalisti

La situazione è particolarmente grave perché, con la nostra continua auto-accusa per le presunte nefandezze commesse, stiamo alimentando nell’Islam, la cui presenza in Europa é numericamente rilevante, due sentimenti che fortificano la naturale spinta espansionistica di quella religione:

  • la nostra messa in mora;
  • il loro revanscismo.

Continuiamo ad auto-accusarci per quanto siamo stati cattivi ai tempi delle Crociate (quasi mille anni fa), e ancor più nell’epoca del Colonialismo (tre generazioni fa o anche di più).

E non ci rendiamo conto che non facciamo altro che alimentare nella popolazione musulmana più fondamentalista un revanscismo che induce i più giovani a farsi autonomamente parte attiva nella condotta di azioni jihadiste per vendicare i torti subiti.

Condotta che viene portata avanti anche in assenza di ordini diretti impartiti da quella organizzazione nebulosa e dalle teste numerose come quelle dell’Idra, a cui tra l’altro aderiscono spesso senza aver nemmeno stabilito contatti diretti.

L’organizzazione nebulosa dalle numerose teste come l’idra è costituita dalla Fratellanza musulmana wahhabita predicante e dalle organizzazioni sia predicanti che combattenti a lei ascrivibili.

Non dobbiamo pensare ad una «spectre» dell’islamismo rigidamente strutturata in maniera cartesiana, come la potremmo immaginare noi, ma dobbiamo immaginare una catena di comando strutturata grosso modo come segue:

  • vertice pensante, rappresentato da una casta religiosamente pura il cui referente politico è la famiglia Saudita, incardinata nella terra dove è nata la religione maomettana; tale vertice è ubicato in posizione elevatissima rispetto al primo anello della catena di comando; mutatis mutandis tale vertice può essere assimilato agli «efori» di spartana memoria;
  • il primo anello della catena di comando è rappresentato dai padrini dell’organizzazione dei Fratelli musulmani, che emanano editti all’indirizzo delle comunità islamiste incistate in Europa, miranti a gestire la penetrazione sotto traccia;
  • il secondo anello e situato in seno alle comunità incistate in Europa, il quale si occupa di:
    • designare degli imam islamisti destinati alla preghiera e ai sermoni;
    • favorire l’afflusso (spesso tramite il ricongiungimento familiare o attraverso l’istituto dell’affido) di elementi islamisti;
    • reclutare aspiranti jihadisti;
  • il terzo anello è quello dell’internazionale jihadista, incaricato di organizzare e gestire i gruppi combattenti (AQ, AQMI, ISIS/DAIISH, gruppi ANSAR e GSPC), assicurare il mantenimento dell’ideologia in seno ai gruppi armati e mantenere elevato – tramite operazioni di controinformazione/ disinformazione – il livello di esaltazione delle giovani generazioni incistate in Europa.

Sono questi i lupi solitari, e sono già nelle nostre città

Sono questi i veri lupi solitari, perché gli sparatori di Charlie Hebdo o del Bataclan sono invece soldati effettivi del jihadismo internazionale, per lo più provenienti dai teatri operativi mediorientale e afghano.

E questi lupi solitari sono già nelle nostre città, per cui è bene smetterla con affermazioni fasulle tipo “gli attentatori appartengono ad una generazione nata in Europa e che non abbiamo saputo integrare“, dando per scontato che lo ius soli sia così potente da cancellare i legami affettivi che uniscono un figlio alla tradizione paterna, soprattutto se questa costituisce il fulcro dell’educazione famigliare e si fonde con la spiritualità.

Mettiamo in conto che quei ragazzi, da noi banalmente quanto incoscientemente bollati come il frutto di una mancata integrazione, sono figli di genitori che vengono da terre islamiche con un «auditum fidei» e, a cascata, una percezione morale e sociale spesso in netta antitesi con il nostro modo di vivere e che si sono installati in Europa con la ferma intenzione di preservare da ogni contaminazione la loro tradizione sociale e religiosa, alla quale (giustamente) non hanno nessuna intenzione di rinunciare adottando i nostri modelli; questa è la cifra da tenere in considerazione quando si analizza il fenomeno «islamismo», ossia la militanza islamica, il primo passo verso il  jihadismo.

Prima la smetteremo di fare il bidet alla nostra coscienza (spesso sporca, occorre ammetterlo, basta pensare agli interventi in Iraq ed in Libia) e meglio sarà.

Perché è smettendo con il nostro pernicioso complesso di colpa che riusciremo a vincere la battaglia delle categorie, quelle che ci mettono moralmente in mora e ci impediscono di contrastare alla base il progressivo affermarsi di militanti che si nutrono del nostro complesso di colpa e del loro revanscismo per alimentare l’odio che provano nei nostri confronti e che li porta a spararci addosso.