Autunno pesante per il mercato dell’auto.
29 Agosto 2025Il settore privo di un piano industriale vive un nuovo fine anno cupo e senza certezze

I dazi di Trump avranno effetti di lungo periodo in Europa ed è indispensabile attrezzarsi. Il mercato dell’auto, in particolare, sarà al centro di nuove tensioni sociali e politiche legate da un lato alle decisioni del presidente Usa e dall’altro alla mancanza di una vera politica di settore. È un fatto che anche le iniziative industriali italiane collegate alla transizione ecologica con la produzione di motori non inquinanti, sia ferma. Su questo il sindacato ritiene che la transizione europea sull’automotive sia stata finora fallimentare. Il segnale di una debolezza perché non si è riusciti a mettere insieme sviluppo, occupazione e sostenibilità. Del resto i grandi gruppi automobilistici sono visti come corresponsabili di una défaillance abbastanza prevista.
Da sei mesi in calo
Senza una visione di lungo termine in Italia , la soluzione più rapida per Stellantis sono stati esuberi, contratti di solidarietà e cassa integrazione. L’autunno è, quindi, oscurato. I primi sei mesi del 2025 hanno confermato un calo del 33,6% della produzione rispetto al 2024. Senza una strategia chiara, dice il sindacato, è tutta l’Europa che rischia una crisi occupazionale straordinaria con effetti drammatici soprattutto nei Paesi a forte tradizione industriale come l’Italia.
“La situazione si inserisce in un quadro pesante con il calo delle quotazioni del mercato di Stellantis, ritardi sugli investimenti promessi e un futuro industriale incerto” ha spiegato Michele De Palma, segretario generale della Fiom. E tra gli investimenti promessi da Stellantis c’è la gigafactory di Termoli. Piatto gustoso sul tavolo delle trattative con governo e sindacati, apparecchiato come opportunità di riconversione sostenibile delle future motorizzazioni. Decollerà ? In questi giorni a Mirafiori e Pomigliano- i due maggiori poli nazionali dell’auto-si tengono incontri sugli ammortizzatori sociali. Strumenti preferiti dall’industria dell’auto ma che rappresentano il peso più corposo della incapacità di governare un cambiamento epocale. Preoccuparsi soltanto delle ripercussioni dei dazi di Trump è una evidente superficialità.Quanto hanno contato e contano i lavoratori in questa crisi ? La politica è all’altezza della sfida ? Il settore ha retto non grazie alle scelte industriali ma alla forza e alla dignità delle persone sostiene De Palma. Vero, a migliaia hanno continuato a produrre, a contrattare, a lottare, ma con gli ammortizzatori suddivisi in lungo e largo. I mesi che verranno mettono di nuovo alla prova il governo affinché non si lasci a un cupo destino un settore che ha segnato lo sviluppo industriale del Paese. E se la partita è europea si può sempre dimostrare di avere soluzioni accettabili anche da altri. Governo batti un colpo.


