AVELLINO (3-5-2): Martinelli; Izzo, Venturi, Enrici; Cancellotti (dal 15’ Missori), Di Maggio (dall’86’ Sounas), Palumbo, Besaggio, Moruzzi (dall’86’ Sala); Russo (dall’86’ Biasci), Pandolfi (dal 56’ Cheddira). A disp.: Iannarilli, Sassi, Di Bitonto, Palmiero, Faticanti, Berenbruch, Adamo, Di Paolo.
PALERMO (4-2-3-1: Fortin; Cassandro (dall’Pierozzi), Barba, Bani, Augello; Ranocchia (dal 76’ Gomes), Segre (dal 59’ Estevez); Gyasy (dal 59’ Johnsen), Palumbo, Vavassori; Pohjanpalo (dal 76’ Gabrielloni). A disp.: Nespola, Balaguss, Bozzolan, Ceccaroni, Magnani. All. Inzaghi.
ARBITRO: Daniele Doveri di Roma 1.
ASSISTENTI: Andrea Zingarelli di Siena e Andrea Bianchini di Perugia.
QUARTO UFFICIALE: Vito Mastrodomenico di Molfetta.
VAR: Giacomo Camplone di Lanciano.
AVAR: Alberto Santoro di Messina.
AMMONITI: Bani (P), Missori (A), Venturi (A)
ESPULSI: Moscaritolo (Team manager, A)
NOTE: Recupero 4’ + 4’
Un Avellino coraggioso e ben organizzato impatta sul 1-1 contro il Palermo di Filippo Inzaghi al “Partenio-Adriano Lombardi”. Una sfida ad alta intensità valevole per la quarta giornata di Serie B, in cui i biancoverdi hanno accarezzato il colpo grosso contro una delle principali candidate alla promozione.
La Partita: Botta e Risposta Infoltito nel Secondo Tempo
Dopo un primo tempo tattico ma vivace — aperto da una doppia chance rosanero e da un’incornata pericolosa di Pandolfi sventata da Fortin —, la gara si è accesa nella ripresa:
60′ — Gol dell’Avellino (1-0): Azione insistita sulla destra guidata da Russo, palla rasoterra al centro dove il neo-entrato Walid Cheddira batte Fortin a porta spalancata.
63′ — Pareggio del Palermo (1-1): Reazione immediata dei siciliani. Suggerimento al bacio di Pohjanpalo per Dennis Johnsen (anche lui inserito dalla panchina), che scarica di sinistro sotto la traversa.
90’+5 — Brivido Finale: L’Avellino tenta l’assalto per i tre punti nonostante la superiorità numerica a favore (infortunio a sostituzioni esaurite per Bani nel Palermo). Il portiere ospite Fortin compie un miracolo a valanga su Biasci salvando il risultato.
L’Operato di Alessandro Nesta: Voto 7
Il tecnico biancoverde si conferma un ottimo lettore dei momenti di gara e della personalità del gruppo.
Assetto Tattico e Flessibilità: Schierato inizialmente con un solido 3-5-2, l’Avellino ha retto la pressione iniziale del Palermo imponendo poi il proprio ritmo nei duelli a centrocampo (con Besaggio e Martin Palumbo in grande spolvero).
Gestione degli Infortuni: Nesta ha dovuto riorganizzare il reparto difensivo già al 15′ per l’infortunio muscolare di Cancellotti, inserendo Missori e mantenendo la squadra compatto.
Impatto dai Cambi: La scelta di lanciare Cheddira a inizio ripresa ha portato subito i suoi frutti con il gol del momentaneo vantaggio.
”Sui due punti persi ci rosico, avremmo meritato di vincere. La squadra sta crescendo e mostra il carattere giusto, ma adesso testa alla trasferta più difficile ad Ascoli”
— Alessandro Nesta in conferenza stampa
L’Avellino sale così a quota 7 punti in classifica, confermando un ottimo avvio di campionato e un’identità di gioco sempre più chiara sotto la gestione di mister Nesta.
Le Pagelle:
AVELLINO
Martinelli – 6,5. La sicurezza di uno che i 20 anni ce li ha di contributi.
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Izzo – 6,5. Salvataggio in tuffo più illegale di tante cose viste sul suo profilo Instagram.
Venturi – 7,5. A fine partita si toglie dalle tasche le chiavi, il telefono e Pohjanpalo.
Enrici – 6,5. Con lui sul centrosinistra, potrebbe vincere persino il campo largo.
Cancellotti – s.v. Dura meno di un gatto in tangenziale. Dal 15’ Missori – 6. Come il lunotto di una Punto in camporella: appannato.
Di Maggio – 6,5. Con l’energia estratta dalle sue corse a centrocampo, D’Agostino ci ha alimentato le luminarie della festa a Montefalcione. Dall’86’ Sounas – 6. Non so se è più sicuro Verisure o la palla tra i suoi piedi.
Palumbo – 6,5. Quando capisce che per prendere Ranocchia non serve un retino, cambia volto alla partita.
Besaggio – 6. Mette ordine, richiama, ripulisce. Praticamente una colf.
Moruzzi – 6. Si cura poco di ciò che ha alle spalle. E dovrebbe farlo, considerando che è Gyasi. Dall’86’ Sala – s.v. Entra per sparecchiare. Sala da pranzo.
Russo – 7. La difesa non è l’unica cosa che ha spaccato al Palermo. Dall’86’ Biasci – 6. Nesta non lo vede come centroboa. Nonostante si sia messo a galleggiare.
Pandolfi – 5,5. È più sorprendente lui in campo dal primo minuto, che un parcheggio nelle strisce bianche. Va vicino al gol, ma andarci vicino conta solo a bocce. Dal 56’ Cheddira – 7. Ci mette 5 minuti a sbloccarsi, lo stesso tempo in cui Palmiero scassina l’armadietto di Berenbruch. Sentirlo parlare in conferenza stampa, ti fa venire voglia di remigrare Vannacci.
Nesta – 6,5. Mette (di nuovo) in offside Inzaghi. Legge bene la partita, i cambi e le istruzioni di Pandolfi per capire se si può fare il reso.
PALERMO
FORTIN 7.5: Quando in rosa c’è un secondo portiere di questa caratura ci si può permettere di non rimpiangere un giocatore come Perin. La sicurezza con cui gestisce il pallone tra i piedi è da veterano, ed è sempre più disinvolto. Tra i pali si esalta nel primo tempo su una zuccata velenosa di Pandolfi, ma il suo show scatta nel recupero finale: miracoloso su Cheddira che calcia a distanza ravvicinata, poi blocca sicura sulla girata di Biasci, infine lo anticipa con uno scatto dal tempismo perfetto salvando il risultato per la terza volta in pochi minuti.
CASSANDRO 6.5: Sostituisce un Pierozzi finora non eccelso, e la sua prestazione è attenta e volitiva. Mantiene con ordine la posizione difensiva, senza cedere il passo ai rapidissimi attaccanti biancoverdi. Da elogiare la sua solida padronanza tecnica, che gli permette qualche uscita in bello stile oltre la metacampo. Poco costante in fase di spinta, ma l’Avellino sa ribaltare il fronte in due secondi, quindi meglio mantenere cautela.
(dall’ 87′ Pierozzi) S.V.
BANI 5.5: Il Capitano rosanero non sembra aver ancora raggiunto il massimo della forma. Rimane un centrale d’alto livello, quindi spesso se la cava di mestiere, ma rispetto agli standard a cui ci aveva abituato l’anno scorso è meno puntuale. Qualche disimpegno impreciso, rimedia un giallo evitabile per un intervento in colpevole ritardo, poi nell’azione del gol di Cheddira si fa prendere il tempo da Russo, che la spunta in velocità e lo manda gambe all’aria. Sicuramente la sosta di fine settembre gli porterà beneficio.
BARBA 6.5: Esordio in campionato per l’ex Benevento, e la sua prova è da promuovere in pieno. Concentrato, in anticipo è sempre preciso e alcune chiusure risultano decisive, come quella su Russo nel primo tempo. Con il minutaggio minimo di questo inizio di stagione non era scontato che rispondesse alla chiamata da titolare con questa prontezza. Sarà una risorsa.
AUGELLO 6.5: Meno appariscente di altre occasioni, ma la sostanza e la qualità che apporta sono evidenti. Mantiene intensità costante nell’arco dell’intera partita, partecipando allo sviluppo dell’azione offensiva senza tralasciare i compiti difensivi. Qualche cross interessante, come quello che produce la girata in area di Vavassori, ma quello che non finisce di stupire è la superiora fisica e tecnica rispetto alla media. Gioca quasi un altro sport, e si percepisce.
RANOCCHIA 6: Nel primo tempo è molto attivo in fase di costruzione, e gestisce un numero elevato di palloni. Potrebbe velocizzare di più la manovra, ma ricerca comunque giocate pulite e utili. Anche per merito della sua attività continua in impostazione, il Palermo mantiene per larghi tratti il controllo del possesso, e il numero 10 si dimostra generoso anche in fase di recupero palla. Cala progressivamente nella ripresa, e Inzaghi lo sostituisce quando già da diversi minuti non aveva nulla da offrire in più alla partita.
(dal 76′ Gomes) S.V. Il suo ingresso è utile per irrobustire la mediana in un momento delicato. Non lascia il segno.
SEGRE 5: Era da diverso tempo che il Dottore non offriva una prova così negativa, e stavolta il sacrificio non è sufficiente. Con meno spazi per sgroppare e un Palermo più incline al palleggio, emergono i limiti tecnici del numero 8, che risulta impreciso, confusionario e spesso anche disattento. L’Avellino riesce a perforare centralmente i rosanero anche perché Segre pecca più volte nel posizionamento senza palla. Non è un caso che Inzaghi, dopo averlo impiegato sempre per 90 minuti, lo sostituisca dopo un’ora scarsa.
(dal 59′ Estevez) 6: L’argentino si cala immediatamente nella partita e il Palermo, dopo aver annullato lo svantaggio, torna stabile in mezzo al campo soprattutto per il suo lavoro massiccio. Se quella sassata dalla distanza si fosse infilata sotto l’incrocio probabilmente nessuno di noi avrebbe retto.
GYASI 5: Al di là di ogni mugugno e polemica, è parte della rosa e Inzaghi ha diritto e forse dovere di impiegarlo in caso di necessità. Rischiare Johnsen sul sintetico dopo la botta subita in settimana sarebbe stato sconsiderato, e Gyasi non approccia male alla partita. Si limita a tocchi scolastici e movimenti essenziali, solo che questo smorza inevitabilmente il piglio propositivo del Palermo. Non è sereno mentalmente, cerca di offrire un po’ di sacrificio, ma la sensazione è che rapidamente perda l’orientamento, scollegandosi dal sistema collettivo. Inconsistente e spaesato, tanto che della sua partita si fatica seriamente a segnalare qualcosa.
(dal 59′ Johnsen) 7: Che dire? Saggio da parte di Inzaghi non sfidare la sorte visto il fastidio accusato in settimana, e la scelta ripaga nel giro di 4 minuti. Uno-due col fido Pohja e piattone sotto al sette che vale il pari e il quarto gol in 6 uscite ufficiali per il norvegese. L’impatto è devastante anche per l’impeto con cui si avventa su ogni pallone per massimizzare la mezz’ora a disposizione. Giocatore in crescita continua, che ad oggi è il fattore più determinante del Palermo. Certo, quel pallone perso a 40 secondi dal termine, in 10, che stava per generare la beffa sul gong finale gli sarà costata una bella strigliata.
PALUMBO 5.5: Svaria in lungo e in largo per il campo, e questo comporta un dispendio energetico non indifferente. Cerca costantemente di offrire spunti per accelerare l’azione, anche se non sempre lo fa con pulizia. Imbecca Vavassori con un lancio delizioso, vanificato dall’uscita di Martinelli ed avvia la combinazione tra Johnsen e Pohjanpalo per il pareggio con una sua tipica imbucata. Sono però gli unici lampi di una prova opaca, esattamente come il mancino scarico con cui cerca di replicare la rete di lunedì.
VAVASSORI 6: Colpisce per la foga con cui si batte per oggi pallone giocabile, e la sua qualità si percepisce chiaramente dalle giocate. Nel primo tempo, dopo aver sfiorato il vantaggio in girata, è il punto di riferimento per le tracce profonde e verticali, e anche nella ripresa cerca di rimanere sempre presente in avanti. Sale di livello nei momenti in cui gioca non solo di istinto ma anche di intelligenza, come quando lascia scorrere il filtrante di Pohjanpalo liberando lo spazio per il piazzato vincente di Johnsen.
POHJANPALO 6: Per il bomber finlandese queste partite sono scorbutiche, e l’Avellino crea molta densità nella propria area. Battaglia fisicamente coi difensori avversari e non rinuncia mai al pressing, pur senza poter disporre di palloni utili. Poi gliene basta uno solo, quello che riceve e recapita nuovamente a Johnsen per un assist da vero regista offensivo. Quando può incide sempre.
(dal 77′ Gabrielloni) 6: Nessuno si aspetta mai nulla dai suoi ingressi in campo, eppure si fa apprezzare ancora una volta. La sua stazza permette alla squadra di non farsi schiacciare verso la propria metacampo, e costringe gli avversari ad intervenire fallosamente su di lui. Gestisce una ripartenza invitante rischiando di incartarsi, poi però si inventa un’azione personale che per poco non causa l’autogol di Izzo.
INZAGHI. 6