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Babbo e Mamma Renzi, aziende, fatture e pasticci. I pm ne chiedono il processo

Due fatture da 140mila e da 20mila euro mettono nei guai Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori di Matteo Renzi.

Un nuovo fulmine si abbatte sul Senatorino di Rignano sull’Arno

Mala tempora currunt per l’ex Capo Scout. Dal ridimensionamento politico personale a quello del Pd, dal perduto ruolo sullo scenario governativo ai guai giudiziari dei genitori dalla costante imprenditorialità borderline.

Congiunzione astrale negativa o altro, fatto sta che tutto sembra remare contro il Giovane Becchino del Nazareno. Oggi un altro colpo al già ammaccato morale del Giovanotto. E non si è trattato di un fulmine a ciel sereno, la notizia in fondo era attesa e teneva da tempo sulle spine la nota Famiglia di Rignano sull’Arno

Babbo e Mamma Renzi erano infatti da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. E oggi la procura di Firenze ha chiesto il processo per Tiziano Renzi e Laura Bovoli. I genitori dell’ex premier sono indagati per l’emissione di fatture false. Richiesto il rinvio a giudizio anche per l’imprenditore pugliese degli outlet, Luigi Dagostino, il quale deve rispondere delle stesse accuse, più di un’altra per truffa.

La notizia della richiesta di rinvio a giudizio diffusa dalla stampa e della quale la difesa non ha conferma ufficiale è ampiamente compatibile con la nostra richiesta di andare a processo formulata qualche tempo fa“, ha dichiarato l‘avvocato Federico Bagattini, che difende i coniugi Renzi. “Siamo certi di poter dimostrare in sede processuale l’assoluta correttezza dei comportamenti tenuti dai Signori Renzi”, conclude il togato.

L’avviso di conclusione delle indagini era stato notificato lo scorso 18 aprile. Nel corso dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Luca Turco e dalla pm Christine von Borries, la Guardia di finanza – come è noto – aveva individuato due fatture che non sembravano corrispondere a effettive prestazioni o comunque apparivano gonfiate rispetto alle prestazioni effettivamente svolte.

Gli inquirenti: una fattura a pagamento di uno studio mai fatto

Una fattura da 140mila euro che – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti –  “aveva ad oggetto uno studio di fattibilità di una struttura ricettiva food con i relativi incoming asiatici e la logistica da e per i vari trasporti pubblici (Ferrovie-Aereoporti-ecc)”. Uno studio che – sempre secondo l’accusa –  non era mai stato realizzato.

La seconda fattura da 20mila euro risulta essere stata emessa dalla Party srl, società fondata da Tiziano Renzi (con il 40 per cento della quote) e dalla Nikila Invest, srl amministrata dalla compagna di Dagostino Ilaria Niccolai ( 60 per cento).

Voglio che mi processino, d’ora in poi mi avvarrò della facoltà di non rispondere“, aveva fatto sapere Tiziano Renzi, dopo aver deciso di non presentarsi all’interrogatorio di fronte ai pm fissato lo scorso 22 marzo. “Da quattro anni la mia vita professionale e personale è stata totalmente stravolta. Dopo anni di onorata carriera, senza alcun procedimento penale mai aperto in tutta la mia vita nei miei confronti, mi sono trovato improvvisamente sotto indagine in più procure d’Italia per svariati motivi – aveva scritto il padre dell’ex premier in una lunga lettera diffusa lo stesso giorno – All’improvviso e del tutto casualmente dal 2014 la nostra vita è stata totalmente rivoluzionata: da cittadino modello a pluri-indagato cui dedicare pagine e pagine sui giornali. Alla veneranda età di 67 anni confesso la mia stanchezza“, aveva concluso Tiziano Renzi.

Nonno pasticcione o cosa?