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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Backrooms: A24 porta sul grande schermo l’incubo degli spazi vuoti

Backrooms: A24 porta sul grande schermo l’incubo degli spazi vuoti

07 Giugno 2026 Off di Emanuel Felice Coppola

Ci sono luoghi che dovrebbero rassicurarci. Hotel, centri commerciali, quartieri residenziali. Luoghi costruiti per essere attraversati, abitati, utilizzati. Eppure, quando questi spazi vengono svuotati della loro funzione e della presenza umana, qualcosa si incrina. Diventano profondamente inquietanti. È da questa intuizione che nasce Backrooms, il film evento diretto dal ventenne Kane Parsons, già autore della celebre webserie omonima che negli ultimi anni ha conquistato milioni di visualizzazioni su YouTube. Prodotto da A24 e interpretato da Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, il film racconta la storia di Clark, un uomo che gestisce un negozio di mobili nella Valle di Santa Clara e che scopre, all’interno di esso, un passaggio verso una dimensione impossibile fatta di stanze infinite, corridoi senza uscita e architetture che sembrano sfidare ogni logica. La suaterapeuta, Mary, si avventura in questo labirinto metafisico per cercare di salvarlo.

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Liminalità e smarrimento

Per comprendere davvero Backrooms bisogna tornare all’origine del fenomeno. Tutto nasce nel 2019 da una fotografia pubblicata online: una stanza anonima illuminata da neon giallastri, con moquette consumata e pareti spoglie. Un’immagine banale eppure disturbante. Da quella fotografia si sviluppò una delle creepypastapiù celebri della rete: l’idea che, uscendo dai confini della realtà, si possa precipitare in un universo infinito di uffici deserti e spazi senza scopo. Kane Parsons trasformò quel concetto in una serie di cortometraggi found footage che divennero virali e finirono per attirare l’attenzione di Hollywood. La forza di Backrooms risiede proprio nel suo rapporto con ciò che gli antropologi definiscono liminalità. Il termine deriva dal latino limen, soglia, e indica una condizione di passaggio: né qui né altrove, né passato né futuro. Gli spazi liminali sono luoghi di transizione. Corridoi che collegano due stanze, scuole vuote d’estate, alberghi fuori stagione. Esistono per essere attraversati, non per essere abitati.Quando ci troviamo davanti a uno spazio liminale svuotato delle persone che normalmente lo animano, il cervello percepisce un’anomalia. Pensiamo all’Overlook Hotel del cult Shining (1980). Non è semplicemente un albergo infestato. È un luogo, concepito per accogliere persone, che improvvisamente si ritrova vuoto, sospeso, congelato nel tempo. I corridoi infiniti, le sale da ballo deserte, i tappeti geometrici e la simmetria ossessiva costruiscono un ambiente che sembra vivo ma privo di umanità. Kubrick mostrò che il vero orrore non nasceva dai fantasmi, bensì dall’architettura stessa. Lo stesso accade in Vivarium (2019), dove una giovane coppia resta intrappolata in un quartiere suburbano perfetto e identico a se stesso. Le villette sono tutte uguali. Le strade conducono sempre allo stesso punto. Non esiste alcuna possibilità di uscita. In questo senso Backrooms sembra raccogliere l’eredità di questi film e portarla alle estreme conseguenze. Parsons elimina del tutto il mondo esterno. Restano soltanto le soglie, i corridoi, le stanze. Per questo il film deve molto all’immaginario di David Lynch, maestro nel trasformare gli spazi quotidiani in paesaggi dell’inconscio, luoghi in cui la realtà sembra improvvisamente incrinarsi.

Perché Backrooms parla al nostro presente

Le Backrooms non rappresentano semplicemente un mostro o una minaccia esterna. Rappresentano il sentimento diffuso di smarrimento che caratterizza il nostro tempo. Uffici anonimi, centri commerciali impersonali, periferie indistinguibili, parcheggi sotterranei: l’architettura della contemporaneità produce continuamente spazi privi di identità e Backrooms trasforma questa esperienza quotidiana in horror puro. Il film ha esordito al primo posto del box office nordamericano, stabilendo un record per A24 e trasformando Kane Parsons nel più giovane regista ad aprire in vetta alle classifiche statunitensi. Anche la critica ha accolto positivamente l’opera: al momento il film registra circa l’89% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un punteggio di 77 su Metacritic, mentre molti osservatori lo indicano già come uno degli horror più significativi dell’anno.

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