Bandi Tav, Di Maio fa la voce grossa e costringe Salvini a battere in silenziosa ritirata

Bandi Tav, Di Maio fa la voce grossa e costringe Salvini a battere in silenziosa ritirata

09 Marzo 2019 0 Di Marino Marquardt

“Di Maio si è infilato in un vicolo cieco”, titolava questa mattina La Verità di Maurizio Belpietro. Accade quando il tifo politico causa miopia. “Salvini prima fa il bullo poi frena per paura della base”, ribatteva il Fatto Quotidiano nel catenaccio del titolo d’apertura. Accade quando buone lenti aiutano a leggere correttamente i fatti.

Duello mediatico tra La Verità e Il Fatto Quotidiano

Il duello mediatico arriva in mattinata nelle edicole di strada e in quelle radiotelevisive. E si sviluppa attorno al Tav, il contenzioso che da qualche giorno sta portando sull’orlo di una crisi di nervi Leghisti e Cinquestelle

A metà giornata poi si scopre che il quotidiano di Marco Travaglio aveva visto bene. Come aveva visto bene Italia Notizie 24 nel pezzo di ieri titolato “Lite Tav, ma non è una cosa seria”.

La paura fa 90, e la strizza per il voto della Camera sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei Ministri di Catania contro il Leader della Lega per il caso Diciotti val bene un rinvio dei bandi Tav.

E il rinvio è ufficializzato a stretto giro da Palazzo Chigi.

Nel silenzio di Salvini.

Non c’è traccia dei fulmini e delle saette scagliati nei giorni scorsi dal Capo del Carroccio.

Slittano i bandi Tav. Il rinvio è prodromo dell’Alt al buco italo-francese

Si tratta di uno slittamento dell’invio dei bandi a data da stabilire e che – come è facilmente intuibile – almeno fino a quando durerà la Legislatura è prodromo di un silenzioso Alt al buco italo-francese.

Il Vicepremier nonché Ministro dell’Interno e Capo della Lega, Salvini, insomma abbozza. Finge di non accusare il colpo e parla a vanvera di referendum. I referendum infatti – come è noto – li promuovono le Opposizioni e non Chi governa.

La testa del Leghista, in fondo, si rivela meno dura di quanto da Egli stesso reclamizzato nei giorni scorsi…

“A brigante brigante e mezzo”, sentenziò l’indimenticabile Presidente Sandro Pertini;

“A bullo bullo e mezzo”, ha scimmiottato a muso duro Luigi Di Maio.

Si sgonfia il Capo del Carroccio

E il Capo del Carroccio si è sgonfiato d’incanto. Toni da mammoletta hanno sostituito quelli minacciosi dei giorni scorsi.

E si fa strada il sospetto che Salvini – incurante di figuracce – si travesta non soltanto quando indossa indumenti che non gli appartengono. Il Ministro, insomma, dà l’impressione di essere tutto un travestimento. A prescindere dalle variegate mise.

Detto ciò, ora c’è da augurarsi che la lezione serva da insegnamento ad entrambi.

Di Maio non sia più remissivo e condiscendente nei confronti dell’ineducato Socio di Governo. E sappia alzare la voce e battere i pugni sul tavolo quando è necessario. E’ il Capo della prima forza parlamentare, non lo dimentichi più!

Salvini, dal canto suo, faccia una ripassatina degli insegnamenti di Monsignor Della Casa, impari a tenere bassi i toni e ad essere corretto verso il cofirmatario del contratto di Governo.

E si ricordi – il Leghista – che i guappi prima o poi fanno una brutta fine…

09/03/2019   h.16.55