Bangladesh, nella strage uccisi nove italiani

Bangladesh, nella strage uccisi nove italiani

03 Luglio 2016 0 Di Pietro Nigro

Bangladesh, il bilancio della strage di venerdì sera: uccisi a colpi di machete nove italiani, sette giapponesi, un americano e tre bengalesi. Sei terroristi uccisi e uno arrestato nel blitz della polizia.

Bangladesh, il bilancio della strage

E’ crudele il bilancio tentato dalle autorità del Bangladesh all’indomani della strage di venerdì sera nel ristorante di Dhaka e del blitz della polizia. Sette attentatori uccisi dal la polizia e venti persone, dieci uomini e dieci donne, uccise a colpi di machete dai terroristi: tra loro, nove italiani, un americano di origini bengalesi, sette giapponesi, due bengalesi e una studentessa di nazionalità indiana. Altri sette ospiti del ristorante sono stati invece salvati o sono fuggiti. Nello scontro sono stati uccisi anche due poliziotti bengalesi ed altre 40 persone sono rimaste ferite.

Gli italiani morti, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri italiano, sono Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

Ed è tragica la ricostruzione della follia omicida messa in campo venerdì sera, in quello che non sembra un attacco isolato e fanatico, ma un evento ben organizzato e pianificato come mai prima in Bangladesh.

Il gruppo di attentatori, tutti ben forniti di armi ed esplosivi, è entrato in un ristorante spagnolo, famoso e ben noto perché collocato nel cuore della enclave diplomatica Gulshan e frequentato dalla comunità di uomini d’affari e personale diplomatico che vive o frequenta la città.

Il locale era pieno, nella prima serata di venerdì sera, anche di bengalesi. Ma è bastato un attimo, per i fanatici assaltatori del locale, dividere i “buoni” dai “cattivi”: è stato sufficiente urlare ai musulmani di alzarsi, di chiudere gli occhi e di iniziare a recitare il Corano, non prima di ricevere una maledizione da uno degli aggressori, indignato perché quei musulmani stavano mangiando con gli infedeli durante il ramadan.

Per gli altri, per gli occidentali, per i non musulmani, un colpo secco e spietato di machete, con i corpi delle vittime inermi lasciati lì esanimi sul pavimento a versare sangue.

Poi l’epilogo, con le forze di sicurezza locali che hanno circondato la zona ed avviato una difficile operazione, a metà tra l’assedio e la trattativa, rivelatasi purtroppo ben presto infruttuosa e che si è conclusa dopo dodici ore. Alle 7.20 ora locale, alcuni mezzi blindati hanno sfondato un muro del ristorante, per permettere a un centinaio di commandos di penetrare all’interno del locale. Un assalto in piena regola, durato non più di mezz’ora, nel corso del quale sarebbe stato sparato un migliaio di colpi di fucile o mitra e anche alcune granate, al termine del quale sei dei militanti e due poliziotti sono rimasti a terra uccisi, mentre un terrorista sarebbe stato catturato vivo.

Ora, le indagini, che puntano a dare risposte a tante domande, a cominciare naturalmente da chi.

 

Secondo le prime indiscrezioni delle autorità locali, si tratterebbe di bengalesi, in qualche modo già conosciuti, tant’è vero che la polizia era già sulle tracce di almeno cinque degli assaltatori, sospettati di avere legami con gruppi estremisti islamici internazionali.

In effetti, durante la strage nel ristorante, quella che viene considerata l’agenzia di stampa dell’Isis, Amaq, ha immediatamente rivendicato la paternità dell’azione, postando anche su internet alcune foto, comprese quelle dei presunti assaltatori ritratti davanti alla bandiera nera dell’Isis, e il tragico avvertimento ai “paesi crociati” sulla sorte che attende gli occidentali “finché il loro velivoli stanno uccidendo i musulmani”.

Per le autorità locali, invece si tratterebbe di organizzazioni bengalesi e non internazionali. Il ministro degli Interni del Bangladesh Asaduzzaman Khan ha spiegato alla Reuters che nella vicenda non sarebbero coinvolti né lo Stato IslamicoAl Quaeda. Tuttavia, già in passato il governo locale ha escluso la presenza di queste organizzazioni terroristiche in Bangladesh nonostante l’escalation di episodi terroristici degli ultimi mesi.

Ad agire, sarebbe stata dunque “Jmb, al Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh, che pretende di rappresentare Stato islamico in Bangladesh” e che potrebbe essere dunque collegata in qualche modo all’Isis.

Questa oristemente famosa in Balgladesh nel 2005, quando in poche ore riuscì a portare a termine 25 omicidi, per lo più di giudici, giornalisti e funzionari di polizia, ed è ritenuta la responsabile anche di altri episodi terroristici accaduti negli ultimi mesi, compresa l’uccisione di un sacerdote indù.

A quanto sembra, gli aggressori sarebbero tutti bengalesi, provenienti da famiglie benestanti e per lo più ben istruiti, ma in qualche modo, almeno cinque sarebbero stati già noti alle locali forze di polizia.

 

Procede intanto l’identificazione delle vittime. Il governo di Tokio ha reso noto che le vittime giapponesi lavoravano per un’agenzia di cooperazione internazionale e stavano seguendo progetti di sviluppo economico in Bangladesh.

 

 

Gli italiani morti, le cui salme dovrebbero arrivare in Italia nel corso della prossima settimana, lavoravano tutti nel settore del tessile, che per il Bangladesh rappresenta l’80 per cento delle esportazioni.