Arabia Saudita, primo viaggio all’estero di Donald Trump

Arabia Saudita, primo viaggio all’estero di Donald Trump

20 Maggio 2017 0 Di Pietro Nigro

Comincia da Riyadh il primo viaggio all’estero di Donald Trump. In Medio oriente incontri con arabi israeliani e palestinesi. Sul tavolo la pace dell’area e la lotta al terrorismo.

Arabia Saudita, Donald Trump arriva a Riyadh

Il colloquio tra Donald Trump e il re dell’Arabia Salman Abdulaziz a Riyadh (ph. Reuters).

Comincia in Arabia Saudita e procede poi in Israele il viaggio di Donald Trump in Medio Oriente, che è anche il primo viaggio all’estero del presidente Usa. Un viaggio di nove giorni che lo porterà poi anche in Italia, in Vaticano e in Belgio e poi al G7 di Taormina.

Ed un viaggio che ha riempito di entusiasmo gli arabi, perché è la prima volta che un presidente Usa sceglie l’Arabia come destinazione del suo primo viaggio all’estero.

Scelta che è probabilmente una forma di attenzione dal grande valore simbolico per l’alleato arabo.

Il primo scopo di Trump, infatti, è quello di ricucire le relazioni con Riyadh dopo gli strappi che risalgono all’amministrazione Obama. Si tratta delle divergenze di opinione, come vengono definite in ambiente diplomatico, a proposito degli accordi sul nucleare con l’Iran e la guerra civile in Yemen.

Non è un caso, allora, che all’aeroporto di Riyadh allestito per le grandi occasioni, Donald Trump e la moglie Melania sono stati accolti da una salva di cannone e da una pattuglia di aerei in formazione. E a riceverli, davanti alla scaletta dell’Air Force One, il re di Arabia in persona, Salmo Salman Abdulaziz.

 

Il re e Trump si sono trattenuti affabilmente, bevendo caffè arabo, ed hanno parlato lungamente, con l’aiuto di un interprete. Ma al centro della visita, dopo il banchetto che il re ha offerto al suo ospite, la firma di alcuni accordi bilaterali e i colloqui riservati.

Il tema che probabilmente sta più a cuore a Trump è quello della sicurezza internazionale, che sarà sviluppato oltre che in Arabia anche in Israele con le autorità israeliane e palestinesi.

 

Arabia – Usa, partnership strategica

In particolare, con l’Arabia, Trump intende stabilire una partnership strategica sul tema della sicurezza, che riguarda sia la guerra civile in Siria e in Yemen, sia la lotta allo Stato islamico e alle milizie armate islamiste dell’Isis.

La monarchia araba, che è tra i principali alleati degli Usa nel Golfo, ha già assicurato che parteciperà operativamente alla lotta al terrorismo. Tra l’altro, proprio durante la visita di Trump, il segretario generale della Lega mondiale Musulmana Mohammed Al-Issa ha annunciato che domenica verrà inaugurato un centro per il monitoraggio delle attività on line dello Stato islamico e degli altri gruppi terroristici islamisti.

Uno degli accordi previsti riguarda la fornitura di armamento Usa all’Arabia, per un valore stimato in oltre 100 miliardi di dollari e quindi uno dei più importanti della storia. Nell’accordo rientrerebbero la fornitura di carri Abrams, navi da combattimento, sistemi di difesa missilistica, radar e comunicazioni e tecnologie per la sicurezza informatica. Tra l’altro, proprio venerdì scorso l’amministrazione Trump ha informato il Congresso americano di una fornitura da 500 milioni di dollari al governo saudita di armi di precisione, tra cui le bombe a guida laser Paveway II e i kit JDAM per la conversione di bombe non guidate in “bombe intelligenti”.

 

Cooperazione con il mondo musulmano

Ma negli sforzi contro il terrorismo, Trump intende coinvolgere tutto il mondo arabo. Non a caso, in Arabia, Trump terrà domenica un atteso discorso a 50 capi di Stato del golfo e parteciperà all’incontro con i capi dei Paesi arabi nell’ambito del Consiglio della Cooperazione delle Sei Nazioni del Golfo.

Si tratta di un vertice definito “storico” dal ministero degli Esteri saudita, perché con questo incontro “si comincia a costruire una partnership tra i mondi arabi e musulmani e gli Stati Uniti a diversi livelli”.

E il discorso di Trump sarà un accorato appello a partecipare alla lotta contro il “radicalismo” o meglio alla “battaglia tra il bene e il male”.

E nel piatto il presidente Usa metterà anche la ripresa dei colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, che saranno avviati a Riyadh e proseguiranno poi nella seconda tappa del viaggio, in Israele e nei Territori occupati. Colloqui che secondo gli arabi Trump potrebbe rilanciare con un approccio del tutto nuovo rispetto al passato e magari addirittura risolutivo.