Boris Johnson e l’insostenibile leggerezza del Covid

Boris Johnson e l’insostenibile leggerezza del Covid

05 Ottobre 2020 0 Di Claudia Svampa

I dati di decine di migliaia di britannici, testati positivi al virus sono andati persi dal database di tracciamento del sistema sanitario nazionale. 

Boris Johnson, l’uomo che sussurrava al virus per amor di libertà, ha ancora una volta fatto il pieno di contagi. Solo che questa volta la colpa non é dei britannici che non amano le regole, ma del sistema sanitario che si é perso un considerevole numero di file excel dei testati e tracciati risultati positivi. 

Persi, nel vero senso della parola. Erano file troppo «pesanti» e il sistema informatico non li ha caricati. Nessuno se n’é accorto. Nessuno ha verificato. Nessun protocollo di sicurezza gestionale ha previsto la necessità di un riscontro. Neanche stessero raccogliendo dati sulla vocazione religiosa delle beghine. 

Ci sono voluti sette giorni per capire che qualcosa non andava nei numeri. Per realizzare l’esistenza di una falla accertata di almeno una settimana. O forse molto di più, chissà. 

Motivo per cui almeno 16 mila persone, tra il 25 settembre e il 2 ottobre, nonostante la conclamata positività al SarsCov2, si sono perse per le vie del regno. Meglio, per le autostrade cablate dell’inefficienza informatica cui é stata affidata la raccolta e distribuzione di dati strategici come i positivi al virus. E di conseguenza non sono state informate della loro condizione di positività. 

Non sono finite nei conteggi giornalieri, che avrebbero portato il Regno Unito a una mirabile rimonta con Spagna e Francia per la pole position in Europa di positività  a Covid19. 

Non sono finiti nella quarantena obbligatoria, e nell’attuazione di tutte le misure di prevenzione sanitaria indispensabili per interrompere la catena di contagio di chi fa il suo ingresso nel girone infernale dei positivi, sintomatico o asintomatico che sia: dunque isolamento, tracciamento dei contatti prossimi, monitoraggio dei sintomi. 

Tutta roba che i 16mila e passa non hanno potuto fare, e da positivi a loro insaputa, sono stati lasciati liberi di contagiare familiari, amici e colleghi, categorie fragili incluse.  

Con il passare delle ore l’incredibile buco nero degli infetti non tracciati ha ampliato il cratere tanto che a oggi non si sa esattamente quanti potrebbero essere i dispersi del contagio nel Regno Unito. 

Si stima che probabilmente tra le 30 e le 50 mila persone potrebbero essere positive senza saperlo. 

Boris Johnson ha tentato di tranquillizzare l’opinione pubblica dichiarando oggi che «ciò che é accaduto é che alcuni dati sono andati persi, ma al momento, non solo sono state subito identificate e contattate tutte le persone risultate positive, ma ci si é attivati immediatamente per tracciare anche i contatti riferiti a queste persone».

Ma la fantasiosa narrazione del premier sulla macchina dell’efficienza riparatrice messa prontamente in atto, é stata doverosamente smentita dallo stesso ministro della Sanità Matt Hancock, costretto ad ammettere che almeno la metà dei 16mila pazienti positivi persi dal tracciamento non sono stati ancora rintracciati. 

Figurarsi i relativi contatti avvenuti nell’arco di almeno 10 giorni. Liberi tutti, quindi, non solo dalle regole, ma anche dal contenimento della curva di contagio.