Brexit, la Regina sospende il Parlamento e dà mano libera a Johnson

Brexit, la Regina sospende il Parlamento e dà mano libera a Johnson

28 Agosto 2019 0 Di Pietro Nigro

La Gran Bretagna galoppa verso la Brexit, prevista per il 31 ottobre. Il Primo ministro Boris Johnson ottiene dalla Regina il blocco del Parlamento per avere mano libera.

Brexit, la Regina sospende il Parlamento e dà mano libera a Johnson

La Gran Bretagna procede a passo forzato verso la Brexit “senza regole”, prevista ora per il prossimo 31 ottobre. Passo forzato imposto dal premier Boris Johnson, che è arrivato a “sospendere” i lavori del Parlamento pur di comprimere il dibattito e ridurre i rischi per il “suo” piano Brexit. E a dargli man forte è arrivato anche il “placet” della Regina, che non ha dunque ascoltato le richieste delle opposizioni, infuriate per la mossa di Johnson, ed ha prolungato le vacanze dei i parlamentari di un mese, a partire dalla metà di settembre.

Insomma, una forte spinta in avanti, un azzardo in piena regola, ma anche una mossa molto audace per andare avanti senza intoppi verso il divorzio dalla Unione europea sfruttando un espediente parlamentare.

L’ostacolo più grande per il procedimento di Brexit “senza regole” impostato dal Premier è ovviamente il Parlamento, con i partiti trasversalmente divisi praticamente su tutto e dove il suo predecessore, Theresa May, è caduta in trappola tante volte. Non a caso, già da diversi giorni si era capito che gli oppositori della Brexit stavano costruendo le loro strategie proprio sul dibattito parlamentare, magari per costringere Johnson a chiedere a Bruxelles un nuovo rinvio.

Ma Johnson ha trovato il modo per ridurre i rischi di una ennesima imboscata in aula, semplicemente bloccando i lavori dell’aula per quanto più tempo possibile.  O almeno questo è quello che sostengono le forze di opposizione.

Di solito la pausa estiva del parlamento finisce il 3 settembre, con una sessione di lavori di almeno due settimane prima della pausa, per consentire ai partiti di svolgere le loro assemblee autunnali..

Johnson invece è riuscito a sospendere la riapertura del Parlamento fino al discorso della Regina, l’atto che riapre ufficialmente una nuova sessione di lavori dell’Assemblea legislativa fissato per il prossimo 14 ottobre. E Sua Maestà ha accettato, ignorando le proteste delle opposizioni.

Opposizioni in rivolta: Un atto che soffoca il Parlamento

Qualunque sia il punto di vista della Brexit, – ha detto con un certo aplomb il numero 2 del Labour Party John McDonneluna volta che si consente a un primo ministro di impedire il pieno e libero funzionamento delle nostre istituzioni democratiche, si è su un percorso molto precario“.

Anche il potente portavoce del parlamento John Bercow, noto accersario della Brexit che già ha assicurato di voler fare tutto il possibile – anche qualche forzatura dei regolamenti – pur di permettere ai parlamentari di esercitare il loro ruolo democratico, ha affermato che è “accecantemente ovvio” che la mossa di Johnson punta a limitare il dibattito in aula.

Chiudere il Parlamento sarebbe un’offesa al processo democratico e ai diritti dei parlamentari in quanto rappresentanti eletti del popolo“, ha dichiarato Bercow.

Il premier si professa innocente, e parlando con i giornalisti ha escluso che si tratti di manovre “per soffocare” il dibattito e smorzare la voce di quanti sono contrari alla Brexit, ma tant’è. Il Parlamento resta chiuso prima del discorso della Regina, come è tradizione, e i Parlamentari restano in vacanza fino a metà ottobre.

E soprattutto, i tempi per il dibattito parlamentare sulla decisione più importante e controversa della storia recente della Gran Bretagna si riducono al lumicino, insieme a quelli per mettere in votazione la fiducia all’esecutivo guidato da Johnson.

Insomma, Johnson, che ai Comuni può contare su una maggioranza quanto mai risicata, appena un parlamentare in più, sta facendo di tutto per blindarsi e non rischiare la sfiducia, che porterebbe dritto alle elezioni, costringendo gli oppositori interni alla Brexit senza regole a schierarsi con lui e non con i Laburisti di Jeremy Corbin.