Brexit: la Ue accetta il rinvio ma solo fino a maggio

Brexit: la Ue accetta il rinvio ma solo fino a maggio

21 Marzo 2019 0 Di Pietro Nigro

Il consiglio europeo della Ue offre alla premier britannica May un ritardo della Brexit fino al 22 maggio e chiedono impegni precisi sul deal. Boom di firme alla petizione No Brexit.

Brexit, Bruxelles accetta un rivnio fino a maggio

Brexit, ok al rimando chiesto dalla May ma solo fino a maggio. E non è un gioco di parole, visto che il cognome della premier britannica significa proprio maggio, ma una seria proposta che arriva da Bruxelles.

Gli altri 27 capi di governo, infatti, accettano l’idea di rinviare l’uscita della Gran Bretagna, prevista per il 29 marzo.

Ma non certo fino a giugno come ha chiesto la May: al massimo fino al 22 maggio, cioé prima che si tengano le elezioni con cui nei vari paesi si eleggeranno i prossimi parlamentari europei.

E comunque, dicono a Bruzelles, Londra deve assumere impegni ben precisi.

La povera Theresa May, infatti, deve riuscire entro la prossima settimana a concludere l’impresa fin qui rivelatasi impossibile: battere gli oppositori interni ed esterni al suo partito ed ottenere dal Parlamento il via libera al Brexit deal. Cioé quell’accordo che a Westminster è stato bocciato già due volte a gennaio e a marzo.

La premier britannica ha partecipato ovviamente al vertice di Bruxelles, e eper oltre un’ora ha provato in tutti i modi ad ottenere un po’ più di tempo.

Poi ha lasciato la riunione in cui gli altri leader hanno esaminato tutte le opzioni possibili, dal no al rinvio, caro per esempio a Emmanuel Macron ma dalle conseguenze a dir poco imprevedibili, al rinvio fino al 29 giugno che era invece gradito a molti degli altri leader.

Macron: La pazienza è finita

Il presidente francese, notoriamente intransigente, ha detto chiaro e tondo che la pazienza è finita, e che le speranze di ottenere da Londra una maggiore integrazione europea si sono logorate. “Dobbiamo essere chiari, a noi stessi, ai nostri amici britannici e alla nostra gente – ha detto Macron a Bruxelles – Nel caso di un altro no al voto in Gran Bretagna, dovremo affrontare l’ipotesi di no deal. Tutti lo sanno”.

Più cauta e possibilista la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha ribadito di voler “lavorare fino all’ultimo” per evitare un’uscita disordinata della Gran Bretagna dalla ue.

Alla fine hanno prevalso le perplessità sulla concomitanza delle elezioni europee. Per questo i premier dei 27 hanno preferito una via intermedia: rinvio fino a maggio e solo se la Gran Bretagna approva la bozza di accordo già discussa dalla May con la Ue.

Non è chiaro, nè sembra sia stato deciso cosa fare nel caso in cui la May non riesca a ricompattare la sua claudicante maggioranza di Conservatori e irlandesi del Dup.

Ma le dichiarazioni circolate a Bruxelles parlano genericamente di tenersi pronti ad affrontare qualsiasi evenienza.

La May, dal canto suo, ha però ribadito che lei e il suo governo stanno ancora lavorando con il massimo impegno per ottenere il risultato sperato per la prossima settimana.

Sto ancora lavorando per garantire che il Parlamento possa approvare l’accordo che ci consenta di uscire dalla ue in maniera ordinata – ha detto la May ai giornalisti, riferendosi ai colloqui che i suoi ministri stanno tenendo sia con esponenti del Partito conservatore che con i deputati del partito nordirlandese – Una breve proroga darebbe al parlamento il tempo di fare una scelta definitiva coerente con il risultato del referendum“.

Gran Bretagna, boom di firme alla petizione No Brexit

Intanto il sito web del Parlamento britannico è andato in tilt per i troppi accessi ad una petizione con cui si chiede alla premier Theresa May di revocare l’articolo 50, annullando così la Brexit.

In poco tempo, a partire da ieri sera, sono arrivate 700mila firme e le adesioni crescevano al ritmo di 1.500 al minuto fino a stamattina, quando il sito è andato definitivamente in tilt.

La petizione, sostenuta anche da star come Hugh Grant, e presentata dalla signora Margaret Anne Ceorgiadou, è inquivocabile.

“Il governo ha affermato ripetutamente che c’è una ‘volontà popolare’ di uscire dall’Ue. – si legge nel testo – Dobbiamo mettere fine a questa affermazione provando la forza del pubblico sostegno alla permanenza nell’Ue. Potrebbe non esserci un secondo referendum, votate ora”.

E a quanto sembra, una vera e propria impennata del flusso di firme si è avuto da ieri sera, dopo il discorso in televisione in cui la May ha pesantementecriticato il Parlamento.

Tra gli altri, a sostegno di una revoca dell’articolo 50 si è schierato oggi anche il capo del governo di Gibilterra.

A rendere a dir poco imbarazzante questa petizione è il fatto che il Parlamento è obbligato a ricevere e mettere in discussione qualsiasi richiesta arrivi al suo sito e sia firmata da almeno 100 mila cittadini.