Brexit, schiaffo alla May in Parlamento. Londra pensa a un rinvio

Brexit, schiaffo alla May in Parlamento. Londra pensa a un rinvio

09 Gennaio 2019 1 Di Pietro Nigro

La May sotto le forche caudine del Parlamento per il voto sulla Brexit: ora è costretta a portare un piano B entro 3 giorni.

Brexit, la May sotto le forche caudine del Parlamento

Theresa May ancora sulla graticola per la Brexit: oggi alla ripresa del dibattito sull’uscita dall’Europa, i parlamentari le hanno chiesto di elaborare, in tre giorni, un Piano B, che potrebbe significare anche chiedere a Bruxelles un rinvio.

Insomma, inizia nel peggiore dei modi il percorso di guerra che per cinque giorni vedrà la May impegnata a fronteggiare un Parlamento quanto meno dilaniato dalla atroce questione dell’uscita dall’Europa.

La May, va detto, è andata avanti a testa bassa a difendere il “suo” Piano per la Brexit e a non ritirarlo sebbene sembri essere a dir poco impopolare e potrebbe essere affossato dal voto contrario del Parlamento.

Ai Comuni, infatti, la May deve avere almeno 318 voti dai 650 deputati presenti, tra cui i sette membri del partito nazionalista irlandese.

Martedì scorso, la May ha rivolto ai parlamentari il suo accorato invito a dire sì al Piano predisposto dal suo Esecutivo, anche perché si è detta fiduciosa di poter ottenere da Bruxelles ulteriori assicurazioni soprattutto sulle materie che interessano i nord irlandesi e il futuro confine con l’Irlanda.

Addirittura, la May ha offerto all’Irlanda del Nord e al suo Parlamento un importante potere di intervento in ogni decisione sul Backstop, senza che però ciò sia bastato a garantirle il sostegno dei dieci deputati nord irlandesi che sostengono il suo governo di minoranza.

Sammy Wilson, portavoce della Brexit per il Partito unionista democratico dell’Irlanda del Nord, ha detto chiaro e tondo che il Backstop, che sia applicato all’intero Regno unito o alla sola Irlanda del Nord, va rimosso dall’accordo.

Ma va detto anche che, a questo punto, la Gran Bretagna si trova in un passaggio difficilissimo e molto stretto, costretta com’è dal referendum che ha sancito la Brexit a ridisegnare in qualche modo tutta la sua politica estera e commerciale per la prima volta in quarant’anni. E trovandosi di fronte a un ventaglio di possibili strade, che vanno dal caos di una uscita disordinata dall’Europa alla battaglia per un altro referendum.

Infatti, la data di Brexit si avvicina: il prossimo 31 marzo, in un modo o nell’altro, il Regno deve uscire dall’Europa.

E la May lo ha detto esplcitamente ai deputati: le scelte possibili sono due, uscire senza un accordo con Bruxelles, con il prevedibile caos che si creerebbe e che avrebbe ricadute incalcolabili su imprese e cittadini, se non la paralisi dei commerci e dei flussi di merci, oppure accettare il Piano che lei ha concordato con l’Ue e presentato al Parlamento.

Altri piani, altre ipotesi, al momento, nonsono altro che fantasie, pie illusioni, che qualcuno ha dato in pasto all’opinione pubblica.

Schiaffo al Governo: i deputati danno 3 giorni alla May per scrivere un altro Piano

Intanto, alla riapertura del dibattito sulla Brexit, la Camera dei Comuni ha dato oggi un altro sonoro schiaffo alla May, votando con 308 sì e 297 no un emendamento – promosso dal deputato Tory ribelle Dominic Grieve – che impone all’esecutivo, in caso di bocciatura della ratifica, di ripresentarsi in parlamento «entro 3 giorni lavorativi» – e non i 21 normalmente previsti – per portare un Piano B. E poi di far votare Westminster entro ulteriori 7 giorni una mozione su un possibile piano B da negoziare con l’Ue.

L’intento è chiaramente quello di mettere sotto pressione la May, con un voto dal forte significato simbolico.

Il Primo ministro, per ora, fa spallucce, e tira dritto. Dal suo entourage fanno sapere che si sta facendo “tutto il possibile per vincere il voto che si terrà martedì. Ma, se ciò non dovesse avvenire, c’è l’intenzione di rispondere rapidamente per dare certezze sulla via da seguire dopo il voto”.

E nel frattempo, nel caotico dibattito parlamentare sulla Brexit, anche i Laburisti affilano le armi per dare il colpo di grazia alla leader dei Conservatori: il partito di Corbin, infatti, ha intenzione di presentare un voto di sfiducia al governo se a maggio dovesse perdere il voto sulla Brexit.