Buen Camino e gli italiani: sono come li vede Zalone ?
04 Gennaio 2026Luca Medici, in arte Checco Zalone, è al cinema con Buen Camino, il suo sesto lungometraggio, segnando il rinnovato sodalizio artistico con Gennaro Nunziante. Il regista pugliese firma nuovamente la regia dopo l’unica eccezione rappresentata da Tolo Tolo (2020), riportando sullo schermo una formula che in passato si è rivelata ampiamente vincente sia sul piano commerciale sia su quello del dibattito pubblico.

Il Cammino di Santiago, percorso di fuga e trasformazione
In Buen Camino, Zalone veste i panni di un miliardario viziato, figlio di papà, mai costretto a confrontarsi con il lavoro o con le responsabilità della vita adulta. Un personaggio inetto, arrogante e profondamente scollegato dalla realtà, che vive immerso in un lusso tanto ostentato quanto vuoto. A rendere ancora più fragile il suo universo è il rapporto inesistente con la figlia Cristal, che lo disprezza apertamente e l’ha sempre considerato un padre assente. È proprio la figlia a fungere da motore narrativo del film. Attraversando una fase di profonda vulnerabilità emotiva, la ragazza decide di fuggire di casa e intraprendere il Cammino di Santiago: un pellegrinaggio tradizionalmente inteso come percorso di espiazione, ricerca spirituale e riconciliazione con se stessi e con gli altri. Sarà proprio Checco a rintracciare la figlia e a unirsi a lei, inizialmente controvoglia, lungo il cammino. Il suo ingresso nel pellegrinaggio è tutt’altro che coerente con lo spirito del percorso: percorre le prime tappe a bordo della sua Ferrari, rifiuta categoricamente gli ostelli spartani preferendo hotel di lusso, schernisce il cibo dei pellegrini e non comprende come la figlia possa rinunciare a comfort e privilegi che lui considera imprescindibili. Il suo è uno sguardo cinico e paternalistico, tipico di chi ha sempre confuso il benessere materiale con la felicità. Tuttavia, come spesso accade nel cinema di Zalone, il personaggio va incontro a un progressivo processo di “redenzione”. Tappa dopo tappa, Checco inizia a spogliarsi, simbolicamente e concretamente, dei suoi averi, delle sue certezze e della sua arroganza. Il cammino diventa occasione di confronto, di ascolto e di presa di coscienza, fino a condurlo a una nuova consapevolezza.
Caricatura e provocazione: la miscela di Checco
Ancora una volta Zalone mette in scena una caricatura feroce dell’italiano medio: il nuovo ricco volgare, fieramente ignorante, impermeabile al cambiamento e persuaso che il denaro possa colmare ogni mancanza. Un personaggio inizialmente respingente, che il pubblico è portato a rifiutare, ma che lungo il percorso narrativo si incrina, rivelando una vulnerabilità inattesa. Non rinuncia, poi, a una comicità graffiante e provocatoria, spingendosi ancora una volta su terreni scivolosi. Alcune battute, pronunciate in un contesto storico particolarmente delicato, hanno già suscitato polemiche e critiche, come nel caso del riferimento a Gaza e alla Palestina durante un dialogo nel film con un palestinese. Nonostante Buen Camino riesca a strappare più di una risata, ci si trova ancora una volta di fronte a un film che appare fortemente “telecomandato”, costruito secondo una struttura ormai collaudata e ripetitiva. La narrazione procede per accumulo di gag, spesso scollegate tra loro, secondo un meccanismo seriale che privilegia la battuta immediata rispetto a una vera evoluzione cinematografica del racconto. Molte di queste gag ambiscono a una comicità politicamente scorretta, ma finiscono per risultare più gratuitamente aggressive che realmente incisive, perdendo quella capacità sovversiva che in passato aveva reso Zalone un caso interessante nel panorama italiano. La regia di Nunziante è funzionale ma priva di guizzi; la scrittura procede per automatismi già noti e il film si accontenta di replicare un modello vincente, senza tentare un reale passo in avanti né sul piano formale né su quello tematico. Si tratta, in definitiva, di un cinema che riflette lo specchio del paese: un prodotto accessibile, riconoscibile, pensato per intercettare un pubblico vastissimo, che tende a essere attratto da forme narrative semplici e rassicuranti. Questo non implica di trovarsi dinanzi ad un film stupido. Al contrario, la forza principale di Zalone resta intatta ed è forse la più rilevante dal punto di vista industriale: riuscire a riportare in sala spettatori che il cinema lo frequentano raramente, se non esclusivamente in occasione delle sue uscite. Un fenomeno tutt’altro che secondario, soprattutto alla luce della crisi strutturale che attraversa oggi le sale cinematografiche italiane.
Un trionfo annunciato
Un discorso a parte va, invece, fatto sui numeri. Costato circa 28 milioni di euro e uscito strategicamente il giorno di Natale, BuenCamino ha incassato 20 milioni già al terzo giorno di programmazione, superando gli incassi complessivi di Avatar – Fuoco e cenere in Italia. Con 48 milioni di euro totali, è attualmente il film con il maggior incasso del 2025 e della stagione, nonché il quinto maggiore successo di sempre nel nostro paese. Un dato che conferma come il “fenomeno Zalone” sia tutt’altro che esaurito: i film di Zalone continuano a essere eventi capaci di mobilitare il pubblico come pochi altri. E forse è proprio in questa dicotomia, tra rilevanza industriale e modestia artistica che va letto Buen Camino.


