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Candidature impresentabili, il clic inadeguato fa scivolare anche il M5s

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Candidature impresentabili, la questione sfiora anche il M5s e mette a nudo l’inadeguatezza dei clic per bloccare l’arrivo dei mascalzoni.

Candidature impresentabili, l’inadeguatezza del clic fa scivolare anche il M5s

Candidature impresentabili, la questione sfiora anche il M5s. E diventa un caso mediatico, un caso che mette a nudo l’inadeguatezza dei clic e della Rete in materia di scelta dei candidati.

Detto ciò, è un mascalzone chi compie atti e scelte che nel suo intimo sa di non poter fare non avendo le carte in regola; è un mascalzone il massone che – ad insaputa degli interlocutori – si candida nel M5s ben sapendo che gli è vietato dal codice etico pentastellato; è un mascalzone chi è fruitore di un vantaggioso contratto locativo pubblico e si candida nei Cinquestelle da sempre in guerra contro i privilegi; è un mascalzone chi – approfittando delle maglie larghe nei controlli di “qualità” – si candida nel M5s da infiltato in aperta violazione del codice morale; è un mascalzone chi per il perseguimento di fini propri intende approfittare della approssimativa organizzazione pentastellata.

Una variegata galleria di mascalzoni che ha messo a nudo la penetrabilità del Movimento. Senza poi dire della squallida vicenda dei furbetti del bonifico, di quel pugno di parlamentari pentastellati che ha omesso di tagliarsi gli stipendi.

Accade quando l’Utopia cede il passo agli interessi personali.

E’ ora di correre ai ripari, dunque.

E’ ora che il M5s si strutturi in partito con tanto di sentinelle al proprio interno e che si doti di una organizzazione efficiente. I clic non bastano più… Non si può puntare sempre più in alto con razzi di artiglieria che potrebbero esplodere tra le mani.
Fuor di metafora, occorre altro…

E occorre anche senso della misura e senso dell’equilibrio nell’attraversare il mutamento politico-culturale in atto nel Movimento.

Dai totem e tabù delle origini, dagli infantili imperativi categorici grillini, dalle ottuse chiusure a Pierluigi Bersani (che tra l’altro finirono col regalare il Pd e il Paese all’ex Capo Scout di Rignano) alle recenti aperture governiste eccessive, sgangherate e sbracate di Luigi Di Maio.

Chi scrive – collezionando insulti e centinaia di “troll” da parte dei soliti invasati attivisti pentastellati – da tempo sostiene la necessità per il M5s di aprire alle possibilità di intese o alleanze e di uscire dalla condizione di ininfluente abbaiante cane da guardia.

Ciò sta avvenendo, ma nella maniera più sbagliata. Non si può aprire a tutti indiscriminatamente! Bisogna prima dotarsi di una chiara e non contraddittoria linea politica e poi scegliersi di conseguenza gli alleati.

“Senza intese il M5s rischia di scomparire”,

ha ammonito recentemente Di Maio. Vero. Ma in politica non si possono servire più padroni. Il candidato premier Cinquestelle decida dunque da che parte stare. Il conciliare interessi contrastanti è impresa ardua. Ci riuscirono in parte la Dc e il Pci con Alti accordi sottobanco. Ma erano altri tempi, c’erano altri partiti e soprattutto c’erano altri uomini…