Carabinieri, operazione contro il traffico illecito di rifiuti speciali. Erano prodotti a Prato e smaltiti in Emilia-Romagna e Veneto

Carabinieri, operazione contro il traffico illecito di rifiuti speciali. Erano prodotti a Prato e smaltiti in Emilia-Romagna e Veneto

03 Ottobre 2019 0 Di ItaliaNotizie24

Modena. Grande operazione, oggi, dei Carabinieri Dalle prime ore della mattina è in corso una vastissima operazione per stroncare un traffico illecito di rifiuti speciali costituiti da cascami e ritagli tessili prodotti nel comparto industriale manufatturiero di Prato e smaltiti illecitamente all’interno di numerosisissimi capannoni del Centro e del Nord Italia, principalmente in Emilia Romagna e Veneto.

Carabinieri forestali

Sono oltre 80 i militari dell‘Arma impiegati.

Il Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Modena e i Carabinieri della Stazione Carabinieri Forestale di Pavullo nel Frignano (Modena), coadiuvati dai Gruppi Carabinieri Forestale di Bologna, Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Forlì Cesena, Prato, Livorno, Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Rovigo, Verona, Mantova e Perugia, nonché dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Mantova, hanno smantellato il traffico illecito.

Hanno anche eseguito due misure cautelari degli arresti domiciliari disposti dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna a carico di due italiani a capo dell‘organizzazione criminale.

Sono state perquisiti e sequestrati 24 siti, in esecuzione di provvedimenti delegati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna.

Le indagini che ad oggi hanno consentito di deferire all‘Autorità Giudiziaria complessivamente 18 persone, sono iniziate nel luglio 2018, allorquando, durante un controllo effettuato nel comune di Pavullo nel Frignano dal personale della locale Stazione Carabinieri Forestale, venivano rinvenuti all‘interno di un capannone industriale circa 2.500 metri cubi di rifiuti tessili contenuti in sacchi neri per l‘immondizia.

Il successivo approfondimento investigativo, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e condotto anche mediante l‘ausilio di numerose intercettazioni telefoniche e di video-sorveglianza, ha consentito di accertare che detti rifiuti erano smaltiti anche in altre numerose località del centro-nord Italia, principalmente del Veneto.

Tale fenomeno è esploso alla ribalta della cronaca come “emergenza sacchi neri“ .

L’illecito smaltimento dei rifiuti speciali ottenuti dalle lavorazioni tessili consisteva nel trasformare attraverso fittizie operazioni di recupero i rifiuti in materia prima secondaria e/o sottoprodotto, per poi trasportarli ed abbandonarli all‘interno di capannoni industriali, il tutto all‘insaputa degli ignari proprietari ai quali è stato così arrecato un ingente danno economico, costituto sia dalla preclusione alla disponibilità dell’immobile sia delle eventuali onerose spese di smaltimento/recupero dei rifiuti abbandonati.

Senza ovviamente considerare il potenziale, ulteriore danno che poteva derivare dall’eventuale incendio del materiale.

I due arrestati, un 53enne ed un 40enne, sono considerati i principali fautori del sodalizio criminale.

Secondo l’accusa, attraverso quotidiani e plurimi contatti telefonici, pianificavano e gestivano quella che i Carabinieri definiscono una vera e propria “attività imprenditoriale” dedita alla gestione di rifiuti attraverso società di cui avevano l‘utilizzo ed il controllo senza ricoprire in esse alcuna carica o ruolo.

La disponibilità delle aziende, è emerso dalle indagini, è costituita dal fatto che i reali rappresentati legali/titolari firmatari risultino essere dei meri “prestanome” e che il reale ruolo decisionale fosse in capo ai due arrestati.

L‘organizzazione si componeva poi di autotrasportatori compiacenti e di persone impiegate come manovalanza presso i vari capannoni di destinazione dei rifiuti tessili, generalmente costituiti da dipendenti delle aziende coinvolte.

Le società di cui i due avevano disponibilità, sia perché controllate direttamente o perché complici, sono risultate essere utilizzate non solo per emettere documenti inerenti la movimentazione dei rifiuti, ma anche per utilizzarne indebitamente i titoli autorizzativi in ambito di gestione rifiuti.

Sempre secondo l’accusa è stata adottata e perpetrata una strategia per eludere ed evitare i controlli nonchè per dare una parvenza di legittimità alle operazioni.

In particolare i rifiuti venivano considerati e classificati, sin dalla partenza, come “sottoprodotto” o “materia prima secondaria”, a fronte di operazione di recupero mai avvenute.

Ad oggi sono stati posti sotto sequestro oltre 9 mila metri cubi di rifiuti speciali di natura tessile.

I Carabinieri ritengono che, dall’esame di quanto sequestrato, possa emergere un quantitativo totale di rifiuti illecitamente smaltiti ben superiore a quello sino ad oggi accertato.

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03 October 2019 | 10:32


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