Cascina, alt della sindaca ad altri migranti: accoglienza diffusa..ma non troppo!

Cascina, alt della sindaca ad altri migranti: accoglienza diffusa..ma non troppo!

05 Marzo 2017 0 Di Enrico Zini

Migranti, braccio di ferro tra la nuova sindaca di Cascina (Pisa) e il prefetto. La politica pisana è divisa tra accoglienza e chiusura.

Migranti, la sindaca di Cascina dice no

Nonostante le affermazioni battagliere della sindaca di Cascina che ha affermato di non volere per almeno 5 anni altri migranti nel suo comune, la prefettura ha ribadito che sull’argomento non si può prescindere dalla collaborazione di tutti e ha ricordato che nei territori dove verranno individuati soluzioni alloggiative non sarà lasciata discrezionalità.

Su questo tema, lunedì 13 febbraio Sandra Capuzzi in II commissione consiliare permanente del comune di Pisa, che si occupa di Politiche socio-sanitarie, servizi alla persona, cooperazione internazionale e aspetti inerenti alla sicurezza, ha rilanciato l’idea dell’accoglienza diffusa, quella basata su piccoli gruppi di profughi sparpagliati nel territorio.

Questo metodo è certamente più complicato e costoso dei centri di accoglienza i quali però finiscono per diventare dei lager più che centri di accoglienza.

Infatti, se è vero che per mettere in atto un’accoglienza diffusa sono necessari, oltre alla collaborazione delle amministrazioni, più strutture e più operatori, essa garantisce una migliore integrazione e quindi una maggiore sicurezza.

Per quanti si preoccupano della questione sanitaria bisogna eliminare un pregiudizio radicato. Il viaggio porta da noi in prevalenza gente giovane e sana.

Dalle visite mediche, di solito, oltre ai traumi per le violenze subite, risultano leggere dermatiti ma non molto altro. I malati non sono mai partiti perché questi migranti, specialmente quelli che vengono dall’interno, devono superare 15 giorni di deserto libico sostenuti solo da una borraccia e poco cibo.

Poi, una volta in Libia, i migranti devono affrontare un viaggio ancora più spaventoso visto che molti di loro il mare non lo hanno mai visto, figuriamoci attraversarlo stipati in una barchetta che galleggia per scommessa.

Ma guardiamo i numeri. Nella nostra provincia ci sono 1251 profughi richiedenti asilo dei quali 815 sono ospitati all’interno dei confini di quella che corrisponde alla Società della Salute della Zona pisana che comprende i comuni di Pisa, Calci, Cascina, Fauglia, Crespina Lorenzana, Orciano Pisano, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano.

Il primo dato che salta gli occhi è che, nella Zona pisana, con una popolazione di poco più di 200mila abitanti concentrata in poco più di 570 km quadrati, sono ospitati i due terzi dei profughi mentre sono solo 436 quelli distribuiti nelle altre zone della provincia dove vivono circa 200mila persone in più di 1800 km quadrati.

Neanche nella stessa zona pisana, però, la distribuzione è equa. Solo tre comuni (Pisa, San Giuliano e Cascina) ospitano migranti. Spicca tra tutti il dato di San Giuliano con 310 richiedenti asilo, un numero simile troviamo a Pisa con 314, e infine c’è Cascina che ne accoglie 111.

Negli altri comuni della Zona pisana, 36.960 residenti distribuiti in circa 200 km quadrati, sono ospitate non più di 80 persone.

È, quindi, importante, come sostiene l’assessora Capuzzi, per un amministratore fare squadra e risolvere i problemi anziché fare campagna elettorale, capire l’importanza dell’accoglienza diffusa e la convenienza di collaborare con il prefetto piuttosto che ostacolarlo e subirlo come sembra voler fare la nuova sindaca di Cascina.

Peccato che nemmeno nel PD questa linea sembra essere, nei fatti, sostenuta con la stessa forza da tutti. Infatti non si può non notare che anche tra gli stessi comuni amministrati dal PD c’è chi ha seguito il canovaccio dell’assessora e chi, invece, no. La sproporzione nelle presenze dei profughi tra la Zona pisana e le altre parti della provincia è palese come lo è la disparità all’interno della stessa.

Sarebbe auspicabile un tavolo cui partecipassero il prefetto e i sindaci della Zona pisana e degli altri comuni della provincia dove si studiassero le modalità per passare dall’emergenza ad un’accoglienza diffusa che possa garantire, non soltanto una migliore e più facile integrazione, ma anche una maggiore sicurezza e nuove opportunità di lavoro per i nostri giovani chiamati a lavorare come operatori nelle nuove strutture.