Caso Palamara-Lotti, il Nazareno rischia di essere travolto dalla accuse a valanga di Franco Roberti

Caso Palamara-Lotti, il Nazareno rischia di essere travolto dalla accuse a valanga di Franco Roberti

07 Giugno 2019 0 Di Marino Marquardt

La legnata è una di quelle che lasciano il segno. E ora è facile immaginare come Nicola Zingaretti appaia incerottato e bendato da capo a piedi più del malcapitato Aldo Fabrizi vittima del devastante Totò nel famoso film anni ’60 che vedeva entrambi alle prese con i rispettivi figli.

“Chiedo al Pd finora silente di prendere una posizione netta e inequivocabile”

La legnata la fa partire Franco Roberti, l’ex procuratore Antimafia recentemente eletto al Parlamento europeo nella lista del Pd. Non le manda a dire, Roberti che di proprio pugno scrive:

“Chiedo al Partito Democratico, finora silente, di prendere una posizione di netta e inequivocabile condanna dei propri esponenti coinvolti in questa vicenda, i cui comportamenti diretti a manovrare sulla nomina del successore di Giuseppe Pignatone sono assolutamente certi, se vuole essere credibile nella sua proposta di rinnovamento e di difesa dello stato costituzionale di diritto dell’aggressione leghista”. Roberti, si riferisce al caso Luca Palamara – l’ex presidente dell’Anm indagato per corruzione – e agli sviluppi investigativi che coinvolgono tra gli altri anche l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Renzi, Luca Lotti e il parlamentare dem Cosimo Ferri, ex Sottosegretario alla Giustizia.

Ma non è tutto. Roberti va oltre esponendo la propria opinione sul caso in cui è coinvolto anche il Csm. Lo fa da ex Magistrato e Procuratore Nazionale Antimafia. Nella circostanza è una voce di dentro oltremodo scomoda, la sua.

“Nel 2014 – scrive – il Governo all’apice del suo effimero potere, con decreto legge, abbassò improvvisamente, e senza alcuna apparente necessità e urgenza, l’età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni. Quella sciagurata iniziativa era palesemente dettata da un duplice interesse:

1) liberare in anticipo una serie di posti direttivi per fare spazio a cinquantenni rampanti (in qualche caso inseriti in ruoli di fiducia di ministri, alla faccia della indipendenza dei magistrati dalla politica);

2) tentare di influenzare le nuove nomine in favore di magistrati ritenuti (a torto o a ragione) più “sensibili” di alcuni loro arcigni predecessori verso il potere politico

Il disegno è almeno in parte riuscito perché da allora, mentre il Csm affannava a coprire gli oltre mille posti direttivi oggetto della “decapitazione”, si scatenava la corsa selvaggia al controllo dei direttivi, specie delle procure. Il caso Palamara ne è, dopo cinque anni, la prova tangibile, sebbene temo sia soltanto la punta dell’iceberg. Chiedo alla libera informazione (sperando che esista ancora) di non perdere l’attenzione su questo scandalo. Chiedo al Partito Democratico, finora silente, di prendere una posizione di netta e inequivocabile condanna dei propri esponenti coinvolti in questa vicenda, i cui comportamenti diretti a manovrare sulla nomina del successore di Giuseppe Pignatone sono assolutamente certi, se vuole essere credibile nella sua proposta di rinnovamento e di difesa dello stato costituzionale di diritto dell’aggressione leghista”.

Inutile dire, la valanga-Roberti rischia di travolgere il Nazareno…

07/06/2019  h.13.00