Caso Siri, la Verità nega  l’intercettazione. Ma il Corriere pubblica il decreto del pm

Caso Siri, la Verità nega l’intercettazione. Ma il Corriere pubblica il decreto del pm

25 Aprile 2019 0 Di Marino Marquardt

Caso Siri, esplode il Bello del pluralismo. E si sfiora la rissa tra alcuni quotidiani.

Questione di lana caprina, resta la sostanza dei fatti

“La Verità” di Maurizio Belpietro rivendica lo scoop e scrive: “Per Corriere e Repubblica i presunti complici del leghista dissero: “Ci è costato 30 mila euro”. Ma nel fascicolo l’audio non c’è. Un tarocco attribuito alla Dia”. E nell’editoriale il Direttore aggiunge: “non è la prima volta che accade. Ricordate anni fa quando Il Fatto tirò fuori la storia della Culona inchiavabile? Secondo il Quotidiano, Silvio Berlusconi era stato registrato mentre parlava di Angela Merkel, definendola appunto come una signora non proprio affascinante. Nulla di penalmente rilevante, ma la faccenda finì in prima pagina su tutti i giornali e fece scendere il gelo nei rapporti fra Italia e Germania, contribuendo ad accorciare il soggiorno del Cavaliere a Palazzo Chigi”.

Il Corriere però sgonfia lo scoop e con Lorenza Sarzanini conferma l’accusa rivolta dal pm al sottosegretario leghista. Sgonfia lo scoop pubblicando anche il Decreto firmato dal pm nel quale tra l’altro si legge di una tangente da 30 mila euro in cambio di provvedimenti sul minieolico. Ed è questa l’accusa dalla quale il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri dovrà difendersi di fronte alla Procura di Roma. Una accusa da cui dovrà difendersi anche nel colloquio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in programma per lunedì. La contestazione esplicita è nel decreto di perquisizione (nella foto ndr) eseguito nei confronti dell’imprenditore Paolo Franco Arata che avrebbe messo a disposizione la cifra.

Il Fatto Quotidiano dal canto suo si accoda e chiarisce: “Caso Siri, l’intercettazione fantasma citata da Salvini (e da la Verità ndr) non c’entra: la presunta mazzetta da 30 mila euro è nel capo di imputazione”.

Questione di lana caprina, insomma, che non cambia la sostanza dei fatti.

Salvini, piuttosto, anziché cercare di arrampicarsi sugli specchi, inviti Siri, – suo Uomo di fiducia – a chiarire le ragioni delle sue scelte e a spiegare perché mai da sottosegretario ai Trasporti si sia interessato all’ energia rinnovabile fino al punto da presentare un emendamento a favore dell’eolico. Emendamento bocciato dai Cinquestelle ma che – se approvato – avrebbe finito col favorire gli affari di un amico  vicino al Capo della Mafia, Messina Denaro.

Basta in fondo poco per chiudere il caso. Siri, prego, spieghi…

25/04/2019   h.17.20