Caso Siri, soltanto le dimissioni del viceministro possono salvare il governo

Caso Siri, soltanto le dimissioni del viceministro possono salvare il governo

20 Aprile 2019 0 Di Marino Marquardt

Caso Siri, è una strada senza ritorno quella imboccata da Luigi Di Maio. Una strada senza  ritorno con una sola possibilità di uscita, quella che porta alle dimissioni di Armando Siri – viceministro leghista, bancarottiere e uomo di fiducia di Matteo Salvini – e alla conseguente resa del Leader leghista alle condizionii dei Cinquestelle.

Per i Cinquestelle è un punto d’onore, una questione di vita o di morte dopo la Caporetto Diciotti

Al di là di questo ipotizzato, non sono possibili altri scenari che non comportino l’ulteriore perdita di credibilità del Capo del M5s.

Di Maio – dopo la Caporetto sul caso Diciotti, dopo aver consentito a Salvini di sottrarsi al relativo processo – non può più permettersi altri passi falsi nei confronti di una Lega dagli antichi vizi privati e dalle millantate pubbliche virtù.

Non si torna indietro, dunque. Per i Cinquestelle ormai è una questione di onore, è una questione di vita o di morte. Salvini lo ha capito tanto che ha sfumato i suoi toni solitamente sprezzanti.

Finirà – vedrete – che Siri, sollecitato dal suo Leader, si dimetterà facendo apparire la decisione come esclusivamente personale. Un modo per salvare le facce di Di Maio e di Salvini.

Più complicato appare uscire dall’inguacchio Giancarlo Giorgetti – Federico Arata, pargolo dell’ex parlamentare Paolo, quest’ultimo ritenuto anello di congiunzione tra il boss Messina Denaro, il boss dell’eolico Vito Nicastri e Siri. Giorgetti – come è noto – ha conferito una consulenza a Federico Arata pagandolo con i soldi di Palazzo Chigi. Spiegare il favore non sarà cosa semplice per l’Eminenza grigia leghista…

Intanto, qualcuno avvisi Matteo Salvini: per Lui non si profila una Pasqua del tutto serena.

Via Crucis con cazzottone del Papa al Leader della Lega

Dopo di Maio, anche Papa Francesco si è rotto infatti le scatole della arroganza, del Leader leghista, dei suoi modi sprezzanti, della sua xenofobia, della sua maniera sgangherata e mistificatoria di interpretare il Cattolicesimo. Il messaggio è forte e chiaro e si diffonde durante la Via Crucis del Venerdì Santo.

Non bastava Luigi Di Maio, non bastava il suo viceministro indagato, non bastava il figlio del faccendiere amico del mafioso assunto a Palazzo Chigi da Giorgetti…

Ora a confezionargli la Malapasqua ci si mette anche il Papa con una rivoluzionaria Via Crucis.

Non c’è dubbio, Salvini ricorderà come infernale la Settimana Santa di quest’anno.

E nel giorno dei Sepolcri ecco arrivare il cazzottone di Sua Santità.

Un cazzottone all’ombra delle fiammelle e delle Stazioni della Via Crucis in diretta tv dal Colosseo. Un cazzottone allo stomaco da togliere il fiato. Una mazzata che lascia il segno tra la folla dei fedeli. Un duro colpo durante la riproposizione del Calvario – quella di quest’anno – arricchita dal Papa col dolore dei rinchiusi nei lager libici, con la disperazione migranti morti in mare, con le sofferenze dei deboli, degli ultimi e dei nuovi schiavi.

Una Via Crucis rivoluzionaria che ha rilanciato i valori del Cristianesimo sociale, valori ai quali – seppure da ateo e da uomo di Sinistra – il sottoscritto aderisce. Una Via Crucis che propone Papa Francesco nelle vesti di killer delle false coscienze cattoliche. Ed è un killer che piace, benedetto da laici e cattolici, da quanti hanno fatto propri gli insegnamenti kantiani e da quanti non hanno conti da regolare con le proprie coscienze.

Chissà se il Leader della Lega, Ministro dell’Interno nonché vicepremier avrà capito la lezione. A molti è infatti è apparso chiaro che la scudisciata papale fosse rivolta a Lui e a quelli come Lui, da Trump a Orban.

E Lui – il Comiziante con Rosario e Vangelo tra le mani, il Cattolico che nella domenica delle Palme si lascia riprendere mentre passeggia col ramoscello d’ulivo tra le mani – avrà capito l’antifona? Qualcuno Lo avrà informato mentre era probabilmente alle prese con l’addentare l’ennesima leccornia pasquale?

Inutile sottolineare che il cazzottone a Matteo Salvini e Simili sferrato da Papa Francesco durante la Via Crucis di quest’anno – nell’occasione trasformata in momento di denuncia dei maggiori mali sociali – è stata roba da Gesuiti di Alta Scuola: si è trattato di un solo colpo ben assestato in grado di incenerire tutti i portatori di piccoli e grandi egoismi.

Un colpo assestato al momento giusto e lontano dal chiasso delle liti sul tema migranti sì-migranti no.

Un bel colpo, non c’è che dire!

Dalla Croce – siatene certi – Cristo avrà strizzato l’occhio a Bergoglio…

20/04/2019   h.10.20