Cassa integrazione, per l’emergenza Covid Inps ha autorizzato 4 miliardi di ore

Cassa integrazione, per l’emergenza Covid Inps ha autorizzato 4 miliardi di ore

25 Gennaio 2021 0 Di Tommaso Corno

Coperti 6,9 milioni di beneficiari di cassa integrazione, di cui 3,4 con pagamento anticipato dall’azienda. Alberghi e ristoranti in cima alla classifica con oltre 51 milioni di ore autorizzate.

Cassa integrazione, i dati Inps di gennaio

I dati INPS relativi alla cassa integrazione per l’emergenza sanitaria, pubblicati il 21 gennaio, sono lo specchio della crisi economica che l’epidemia ha generato. Nel periodo compreso fra aprile e dicembre dello scorso anno, sono state autorizzate 4.329 milioni di ore di Cig, di cui ben 4.048 milioni specificamente con causale ‘emergenza sanitaria COVID-19’.

Prima di allora, nel nostro Paese, le ore autorizzate di Cig non avevano mai superato il miliardo e mezzo: un indicatore allarmante rispetto al peso che l’epidemia sta avendo sull’economia nazionale.

È evidente che i settori maggiormente penalizzati dalle restrizioni anti-Covid siano anche quelli che sono ricorsi maggiormente alla cassa.

Fra albergatori e ristoratori, il numero di ore autorizzate è in eccesso dei 50 milioni. Numeri elevatissimi, in grado di mettere in difficoltà il sistema di welfare italiano. Non a caso, molti operatori del settore hanno deciso nelle ultime settimane di aprire in contravvenzione a quanto dettato dai DPCM, in quanto sull’orlo del fallimento.

La domanda è stata talmente alta che lo Stato non ha potuto far fronte al pagamento immediato degli importi dovuti, tanto che circa la metà dei beneficiari, 3,4 milioni per la precisione, hanno ricevuto la Cig anticipata dal datore di lavoro. Nell’attesa del conguaglio da parte dell’INPS (ricordiamo le polemiche relative ai pagamenti di aprile), le aziende – e soprattutto gli imprenditori – si trovano in grande difficoltà.

Ore di Cig per l’emergenza autorizzate in calo a dicembre: segno di ripresa o allarmante presagio?

Ad una prima lettura, i dati di dicembre 2020 sembrerebbero indicare un trend positivo. I 288 milioni di ore di Cig emergenziale autorizzate nell’ultimo mese del 2020 rappresentano un calo del 22.6% rispetto a quelle di novembre.

Un segno che forse gli Italiani stanno tornando a lavorare, ma che non deve essere letto con eccessivo ottimismo.

ConfCommercio fa infatti notare come, nel 2020, il tasso di mortalità delle aziende nel settore terziario sia passato dai 6 ai 14 punti percentuali, ricordando che, in caso di cessata attività, i dipendenti possono percepire la cassa integrazione straordinaria per un massimo di 12 mesi, ma essa non figura fra i dati della Cig relativi all’emergenza sanitaria.

Il raffronto fra le figure sopracitate e i dati sulla Cig straordinaria di dicembre 2020 non rappresenta però un buon presagio: 14,6 milioni di ore, per un incremento del 47,5% rispetto a novembre.

Il tutto suggerisce che siano molte le aziende che hanno chiuso i battenti nell’ultimo mese del 2020, in particolare nei settori della ristorazione e del turismo, per i quali le restrizioni natalizie hanno rappresentato un vero e proprio cappio – quasi la metà delle cessazioni di attività fornitrici di servizi nel corso dell’anno appartengono infatti a questi settori.

Anche se il presagio è allarmante, i dati non lasciano alcuna certezza. Per comprendere la natura di questi bruschi cambiamenti nelle forme attraverso le quali i lavoratori italiani percepiscono la Cig bisognerà aspettare i dati sul precariato relativi al 2020, che al momento sono aggiornati solamente ad ottobre.

La variazione tendenziale dei rapporti di lavoro, fortemente colpita dal mancato rinnovo di ingenti contratti a termine, è stata in costante miglioramento nel periodo giugno-ottobre 2020, ma la possibilità di forti scosse relative alla terza ondata della pandemia, come suggerito dai dati sulla Cig straordinaria, non è da escludersi.

I numeri lasciano forti interrogativi riguardo allo stato in cui versa in mondo del lavoro. Una cosa è certa: la pandemia ha lasciato aziende e lavoratori in uno stato di incertezza e precarietà senza precedenti.

La Cig sembra, almeno parzialmente, aver mitigato gli effetti delle restrizioni, ma l’estensione di quest’ultima di pari passo con il blocco dei licenziamenti potrebbe portare con sé degli effetti indesiderati gravi.

La pandemia ha colpito, e lascerà una ferita aperta nel Paese. La speranza è che il Recovery Fund, se ben gestito, possa lanciare una nuova stagione di investimenti e di lavoro capace di cicatrizzarla.