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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Centodue anni fa il delitto Matteotti. “L’Intrigo” di Giancarlo Infante svela i retroscena

Centodue anni fa il delitto Matteotti. “L’Intrigo” di Giancarlo Infante svela i retroscena

09 Giugno 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Il sole illumina tutto il Lungotevere Arnaldo da Brescia. La Lancia nera si dirige verso Matteotti che cammina con una rigonfia, grossa busta di carta con l’intestazione Camera dei Deputati. La tiene sotto il braccio destro. Il parlamentare socialista attraversa la strada per salire sul marciapiede del lato del fiume. Un uomo scende al volo dalla vettura…Matteotti intuisce qualcosa, ma gli sono già addosso in quattro…Matteotti è tirato e spinto definitivamente dentro l’auto…La colluttazione è violenta. Matteotti cerca di difendersi con tutte le sue forze, colpito da pugni e schiaffi da tutte le parti…Poi disperata si sente una voce:  È morto”.

Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica

È la mattina del 10 giugno 1924 a Roma e cosi Giancarlo Infante, descrive l’assassinio dell’esponente antifascista nel suo bellissimo “Intrigo all’Italiana. Il delitto Matteotti tra Politica, affari e spie”.

Il  “fattaccio” di Mussolini

È passato più di un secolo dal “Fattaccio”, come è intitolato un capitolo de “ L’Intrigo” e la morte di Matteotti resta una delle pagine più drammatiche e controverse della storia italiana. L’episodio continua a suscitare interrogativi e riflessioni, nonostante non “ fu un evento non isolato, bensì il collaudo di un sistema di potere dove le verità scomode restano sepolte sotto interessi economici globali”.

Il libro è alla seconda edizione, in distribuzione da pochi giorni. Molti di noi conservano il ricordo dell’assassinio Matteotti appreso sui banchi di scuola. La coraggiosa denuncia in Parlamento delle violenze e dei brogli elettorali del fascismo. In particolare, il discorso pronunciato a Montecitorio il 30 maggio. “È stato direttamente Benito a dirci di toglierli dai piedi Matteotti”  annota Infante, riportando una riunione tra capi fascisti. Dietro fatti e responsabilità si nasconde una trama complessa, fatta di interessi economici, concessioni petrolifere, lotte di potere, spionaggio e ricatti. Ed è in questo scenario che Infante- gornalista di grande esperienza,ex inviato Rai-  ricostruisce tutto con taglio originale, scrittura fluida e accattivante, unendo ricerca storica e capacità narrativa. Il risultato è un racconto con ritmo incalzante, una sceneggiatura piena di personaggi. Un ritmo che richiama le migliori spy story e ci accompagna attraverso i retroscena di una vicenda destinata a segnare il destino dell’Italia.

La segnalazione di questo libro nell’anniversario del delitto del deputato antifascista è un riconoscimento alla capacità di quanti affrontano le vicende complicate della storia con la curiosità e l’imparzialità del cronista. Infante è scrupoloso, non si limita alla cronaca dell’omicidio politico. Utilizza il delitto come punto di partenza per esplorare il sistema di potere che prendeva forma attorno a Benito Mussolini. Roma è la città dove anche i protagonisti della marcia su Roma si ambientano presto per fare affari e incuci. Dal racconto emergono meccanismi di un fascismo in costruzione, ma già caratterizzato dall’uso della violenza, dal controllo dell’informazione, dalla sorveglianza sugli avversari e da una rete di relazioni tra politica e affari.

Ricatti, tradimenti e depistaggi

 L’assassinio di Giacomo Matteotti segna la trasformazione del fascismo in regime. Attorno ad esso si muovono personaggi ambigui, uomini dei servizi, faccendieri e gerarchi impegnati a proteggere interessi economici e politici che rischiavano di essere travolti dalle denunce del parlamentare socialista. Il libro è la rappresentazione di un processo storico, raccontato con  tensione espositiva, forse perchè scopre ricatti, tradimenti, depistaggi e regolamenti di conti interni. Particolarmente significativa è la figura di Arturo Bocchini, un meridionale della provincia di Benecentio, destinato a diventare il potente capo della Polizia fascista. Attraverso Bocchini si sviluppa gran parte della narrazione, che ricostruisce le vicende della banda Dumini e delle manovre per contenere le conseguenze politiche dell’assassinio.

Quanto erano bravi, i fascisti a dissimilare le proie gesta ? Infante ce lo spiega.L’assassinio di Matteotti nasconde, – malamente- errori, rivalità e tensioni interne che, per un momento, sembrarono mettere in pericolo la stessa sopravvivenza politica di Mussolini. Pur mantenendo una forte base documentaria, “Intrigo all’italiana” sceglie  la strada del racconto divulgativo. Scelta riuscita, perchè alla fine al lettore resta  la sensazione che il delitto Matteotti non appartenga soltanto al passato. Le connessioni tra potere politico, interessi economici e controllo dell’informazione parlano anche al presente. Più di un secolo dopo.

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