Ciao Diego! Amarcord senza retorica di un ex giovane cronista

Ciao Diego! Amarcord senza retorica di un ex giovane cronista

26 Novembre 2020 0 Di Marino Marquardt

Nei ricordi di un cronista che lo incontrò per la prima volta sulle scale della tribuna stampa del San Paolo, la parabola umana e sportiva di Diego Armando Maradona.

 

Pillole di ricordi attorno al Mito Scomparso. Pillole di memoria che un al tempo Giovane Cronista offre al Lettore in occasione del Lutto che ha colpito le Legioni Napoletane del Tifo e tutti gli adoratori del Dio Pallone presenti nel Mondo.

All’ombra del Vesuvio Tifosi in pellegrinaggio attorno allo Stadio illuminato per l’intera notte.

Un Rito funebre dalle sfumature Pagane, un cordoglio che ripropone l’antica cultura Greco-Romana della Città.

E il Tempio che ne consacrò il Talento sfratta San Paolo: presto si chiamerà  Diego Armando Maradona. Parola del Sindaco Luigi De Magistris.

Pillole di memoria, dunque. Tutto iniziò nell’estate del 1978 in occasione dei Campionati Mondiali svoltisi in Argentina.

Il primo a parlarne e a fare il nome del futuro Fenomeno fu Gianni Di Marzio, l’allenatore del Napoli nell’occasione in Sudamerica in veste di osservatore per la Società Partenopea.

Di Marzio nella sua rubrica ospitata nelle pagine sportive dell’Unità parlò di un Ragazzo dal sicuro futuro calcistico: descrisse le qualità del Pibe successivamente definito de Oro.

Ne raccomandò l’acquisto per pochi soldi all’allora Presidente Partenopeo Corrado Ferlaino.

Nemo Propheta in Patria, la sollecitazione di Di Marzio fu respinta dall’Ingegnere-Presidente.

Una bocciatura fatta in coro con l’allora direttore sportivo, Giorgio Vitali.

Il Pibe de Oro finì al Barcellona. Una convivenza non troppo idilliaca tanto che il Club Bluegrana lo lasciò andare all’ombra del Vesuvio dopo un estenuante e nervoso tira e molla col testardo Antonio Juliano, l’ex Capitano del Napoli promosso Direttore Generale della Società Azzurra.

A rendere possibile l’acquisto, le febbrili riunioni “carbonare” nei salotti di Luciano Chirico, lo scomparso Capitano d’Industria della pasta e del grano da pastiera. Nella principesca casa del Chiatamone con vista su Castel dell’Ovo si discuteva su come trovare i soldi occorrenti e su come offrire le necessarie garanzie al Club Bluegrana. Incessanti le pressioni sul Banco di Napoli al tempo guidato dallo scomparso Presidente Ferdinando Ventriglia. Il lavoro ai fianchi dell’Istituto di Credito presto portò i frutti sperati grazie anche al diretto interessamento dell’allora Ministro Enzo Scotti il Quale affidò al Fido Segretario personale, Aldo Boffa il compito di tessere con successo la tela. Il Rasputin Scottiano compì la Missione, spuntarono miliardi e garanzie. Si brindò in casa Chirico.

Chi scrive vide per la prima volta da vicino Maradona il 5 luglio 1984 lungo la scala che portava dalla vecchia Tribuna Stampa del San Paolo al fossato attorno al terreno di gioco.

Un percorso obbligato nonché pericoloso per i giornalisti diretti nel dopopartita verso gli spogliatoi e la Sala Interviste.

Il rischio di beccare una lattina o altro sulla testa era sempre in agguato…

Maradona – in attesa di entrare in campo per salutare gli Ottantamila accorsi sugli spalti per la sua presentazione – era seduto su un gradino della scala deserta e poco illuminata, acquattato a mò di scugnizzo impaurito. Era solo.

Ci scambiammo un sorriso, poi portandosi l’indice al naso mi fece cenno di non parlare.

Sembrava quasi timoroso di essere riconosciuto. Probabilmente già si sentiva ostaggio dell’Amore dei tifosi.

Apparentemente intimidito, forse presagiva i rischi dei veleni che gli sarebbero stati dispensati dalla malavita locale.

Figlio di una bidonville, l’infanzia trascorsa in povertà con il pallone per amico.

Troppo grande la Fama e il Ruolo per un Ragazzo non sufficientemente dotato dei necessari strumenti culturali; troppi i Ferventi Devoti disposti ad assecondarne Desideri e Capricci.

In questi casi la sbornia è scontata.

E nulla poté il severo manager George Cisterzpiller di fronte alle bizze del suo Amministrato e di fronte al lassismo del distratto Club Partenopeo che non protesse dalle insidie dell’ambiente il Calciatore.

La storia finì come quella di Pinocchio e il Grillo Parlante. Tanto che tra Campione e Manager fu divorzio.

A Cisterzpiller successe Guillermo Coppola, il manager che alimentò con una girandola infernale di tentazioni vizi e debolezze del Mito. Pescecane tra pescecani.

Continuando a sfogliare l’album dei ricordi, ecco la Villa principesca in Via Scipione Capece sulla collina di Posillipo.

Una Reggia con annessa palestra dotata degli attrezzi al tempo più d’avanguardia, Dimora dorata con vista sul Golfo, a quattro passi dalla Sacrestia, il Ristorante dei Vip negli anni ’80, e a un tiro di schioppo dall’Hotel Paradiso…

A Napoli si dice fare “casa e puteca” (“Casa e bottega”, ndr). Nel caso di Maradona “Casa e Casino” o meglio “Casa e Alcova” vista la vicinanza tra la Villa e il suddetto Hotel.

A casa la compagna che diventerà moglie Claudia Villanfane e le figlie, Lui in Hotel con Coppola per “Incontri eleganti” in sale e in camere riservate. Fu lì che, in una calda notte, sarebbe stato concepito Diego Jr, l’Unico Erede maschio riconosciuto dal Campione soltanto pochi anni fa.

Pillole di ricordi tra vizi privati e pubbliche virtù di un Campione.

Intellettualmente e Culturalmente Disarmato di fronte alle insidie di Infidi Adulatori, Maradona finì nel vortice della droga in seguito alle devastanti frequentazioni nei Covi kitsch di Forcella, la antica strada del contrabbando e dei traffici illeciti. Trattato come una Divinità da venerare e allo stesso tempo esibito come un Trofeo dalla Famiglia Giuliano, quella dei Boss del Quartiere. Fu lì che il Campione cominciò a morire. Nient’altro che un suicidio a sua insaputa. Un processo di autodistruzione con dosi fondate sui ripetuti attraversamenti di uno dei principali Crocevia – a quel tempo infernale – della Città Malavitosa. Frequentazioni letali. Non a caso divenne il Re soprattutto di Forcella

Ed ecco il graduale inevitabile appassimento. In fuga da Napoli e dal calcio italiano per storie di cocaina; in fuga dall’Italia per questioni fiscali.

Maradona riesce tuttavia a sopravvivere nella memoria grazie all’unicità del suo Mito, quello del Campione capace di perforare le difese più impenetrabili e di distruggere se stesso attraverso la debolezza dell’Uomo-Campione. Una sniffata ed è subito notte, avrebbe malinconicamente cantato il Poeta…

Inutile dire che quando si muore a sessant’anni il più delle volte qualche conto non torna…

Ps. Nota per gli Ortodossi della Lingua Italiana. Nella stagione in cui si tende ad inibire e a limitare l’uso delle Maiuscole, vado controcorrente. E chiarisco: le Maiuscole presenti nel testo non contemplate dal corrente galateo linguistico sono volute, esse rappresentano una licenza grafica dell’Autore e intendono conferire la giusta importanza al ruolo della parola gratificata dalla maiuscola. La maiuscola – insomma – funge da sottolineatura. Chiedo venia a Quelli della Crusca,,,

26/11/2020   h.11.00