Clima, cosa si è deciso alla Conferenza di Marrakech

Clima, cosa si è deciso alla Conferenza di Marrakech

21 Novembre 2016 0 Di Pietro Nigro

Marrakech, alla Conferenza Onu sul clima tutti i Paesi si sono impegnati a tradurre in realtà gli Accordi sul clima di Parigi e a contrastare l’aumento della temperatura globale.

Da Marrakech un impegno per il clima

Un impegno solenne di tutti i Paesi partecipanti a portare avanti e dare piena attuazione agli accordi sul clima di Parigi, che sono entrati in vigore il 4 novembre scorso. A prenderlo i Paesi che hanno partecipato alla Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Cop 22) che si è svolta nei giorni scorsi a Marrakech, in Marocco.

Dopo due settimane di intense trattative e discussioni, che hanno riguardato anche le singole parole da inserire nelle dichiaraizoni ufficiali, i rappresentanti di 111 Paesi aderenti alla Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfcc) hanno sottoscritto il Marrakech Action Proclamation ed hanno accolto con favore lo “straordinario slancio sui cambiamenti climatici in tutto il mondo”. I 111 Paesi firmatari rappresentano, tutti insieme, il 75 per cento delle emissioni globali nell’atmosfera.

Si tratta, insomma, di ribadire e di dare piena attuazione agli accordi già presi un anno fa a Parigi, in occasione della Conferenza precedente, nota come Cop 21, per contrastare la minaccia di un aumento della temperatura globale facendo ogni sforzo per tenerla sotto i 2 gradi Celsius in più rispetto all’era preindustriale e possibilmente intorno a 1,5 gradi di aumento.

Un primo slancio in questa direzione c’è già stato, sia da parte dei governi sia soprattutto della comunità scientifica internazionale. Ora, la Dichiarazione di Marrakech ribadisce che

lo scopo è di fondare su quello slancio l’impegno a proseguire decisamente per ridurre le emissioni di gas serra e favorire gli sforzi di adattamento, in tal modo beneficiando e sostenendo l’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Oss) che essa indica.

Tra i primi a salutare con favore l’accordo raggiunto a Marrakech è stato il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che in un messaggio ha ricordato che tutti i Paesi del mondo devono comprendere che l’intervento sul clima è essenziale per la loro sicurezza, la prosperità economica, la salute e il benessere loro e dei loro cittadini.

Ovviamente, nessun Paese, quale che sia la sua forza o la sua dimensione, può permettersi di affrontare la sua sfida ai cambiamenti climatici da solo, e la sua azione deve essere dunque raccordata, meglio ancora innestata in un quadro di cooperazione globale.

“Il termostato globale continua a salire”, ha ricordato il Segretario generale Onu, che ha rinnovato il suo appello a tutti i Paesi e a tutti i settori della società a raddoppiare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra.

A mostrare coraggio e maggiore dinamismo sembrano essere soprattutto i Paesi africani, alcuni anche piccoli, deboli e vulnerabili, ed a loro è stato indirizzato il plauso di Ban Ki-Moon, perché si sono posti obiettivi ambiziosi, come quello di arrivare a produrre l’un per cento di energia pulita.

Combattere contro i cambiamenti climatici richiede uno sforzo ampio, complesso e costoso. La Dichiarazione di Marrakech lo dichiara apertamente e richiede ai Paesi più sviluppati di sostenere con la loro concreta solidarietà i Paesi più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, che hanno bisogno di aiuto per poter aumentare la loro capacità di adattamento ai cambiamenti e ridurre la attuale vulnerabilità.

L’impegno maggiore, dunque, deve venire dai Paesi con economie più sviluppate, a cui Ban Ki.Moon ha rivolto l’invito a investire 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per sostenere le azioni a favore del clima dei Paesi in via di sviluppo.

Raggiungere gli obiettivi posti dagli Accordi di Parigi sul clima costa, richiede consistenti flussi di investmenti e progetti e tecnologie, che i Paesi sviluppati devono impegnare non solo per se stessi, ma anche in parte a favore dei Paesi con economie meno avanzate, che non avrebbero altrimenti la capacità tecnologica e le risorse necessarie ad affrontare adeguatamente la sfida del riscaldamento globale.

Ebbene, nella Dichiarazione di Marrakech, anche i Paesi sviluppati hanno sottoscritto la loro parte di impegno: 100 miliardi di dollari entro il 2020 da indirizzare ogni anno verso i progetti in materia di clima dei Paesi in via di sviluppo.

E l’impegno assunto a Marrakech non riguarda solo gli Stati, dal momento che la Dichiarazione coinvolge anche soggetti ed istituzioni non statali, chiamati ad unirsi agli Stati “per un’azione e una mobilitazione immediate e ambiziose su cui basarsi per raggiungere obiettivi ambiziosi”.

Ad essere coinvolti sono i soggetti no profit, ma soprattutto le imprese. Se la maggior parte delle due settimane di Marrakech sono trascorse all’insegna delle trattative sulle parole, è anche vero che in Marocco si è lavorato anche sui fatti, sulle azioni già avviate da enti governativi e non governativi per contrastare l’innalzamento della temperatura.

Così, nella giornata di giovedì 17 novembre si è arrivati a definire e lanciare il Partenariato di Marrakech per l’Agenda di Azione sul Clima globale, il cui scopo è proprio di scalare ulteriormente la cooperazione di imprese, amministrazioni locali e sub nazionali e società civile con i governi nazionali per promuovere ed incentivare la riduzione delle emissioni e lo sviluppo resiliente. Perché, come ha detto Ban Ki-moon, “Abbiamo bisogno di tutti”.