Con i Carabinieri di Mondragone alla scoperta di Castel Volturno, dove impera la criminalità nigeriana

Con i Carabinieri di Mondragone alla scoperta di Castel Volturno, dove impera la criminalità nigeriana

15 Ottobre 2020 0 Di Luca Tatarelli

Mondragone (Caserta). Qui dove una volta si andava a villeggiare dove le spiagge, il mare erano molto gettonati e le case per le vacanze erano sempre molto frequentate, oggi è tutto molto ma molto diverso.

Un posto di controllo dei Carabinieri

Oggi, infatti, negli stessi luoghi, il degrado, la sporcizia sono evidenti agli occhi di tutti.

Prostituzione, spaccio e consumo di droga fanno da cornice a quello che, una volta, era bello.

Benvenuti a Castel Volturno (Caserta). Ben arrivati nella “patria” della criminalità nigeriana.

Con i Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone (Caserta) al comando del Tenente Colonnello Loreto Biscardi andiamo alla scoperta di quanto, ogni giorno, accade non solo per le strade di Castel Volturno, della Domiziana, della Strada Statale Appia, ma anche di Mondragone e dei Comuni limitrofi.

Il Tenente Colonnello Loreto Biscardi, Comandante del Reparto Territoriale di Mondragone (Caserta)

Il territorio che l’Arma deve controllare è molto vasto, per lo più costiero. È considerato molto difficile sia dal punto di vista orografico che sociale.

Un territorio che possiamo definire “di passaggio” che lo mette in collegamento con il Basso Lazio.

E da e verso queste strade viaggia un po’ di tutto: illecito ed illecito (droga in primis).

LA CRIMINALITA’ LOCALE

“Questo territorio – spiega a Report Difesa, il Tenente Colonnello Biscardi – ha visto, storicamente, la presenza di una criminalità organizzata di tipo mafioso autoctona. Nel corso del tempo e in diverse attività di indagine è stata acclarata la presenza di un clan camorristico proprio a Mondragone, con varie formazioni che si sono alternate alla sua direzione e organizzazione. I componenti e i vertici si alternavano a seconda dei tempi di detenzione degli altri”.

Stiamo parlando dello storico clan La Torre che, a causa di detenzioni o di collaborazioni con la giustizia, è stato costretto a fare un cartello con altre famiglie mafiose.

Alla guida del gruppo criminale per molto tempo c’è stato Augusto La Torre (nato a Mondragone nel 1962). Aveva iniziato una precoce carriera criminale seguendo le orme del padre Tiberio.

Augusto viene arrestato in Olanda l’8 giugno 1996 e viene mandato in carcere sottoposto al regime del 41 bis. Processato per vari reati fu condannato a 22 anni per associazione a delinquere di stampo camorristico ed estorsione e 9 anni per estorsione aggravata.

Poi il passaggio verso l’altra parte della “barricata”. Augusto La Torre diviene, infatti, collaboratore di giustizia nel 2003 consentendo l’arresto di molti dei suoi ex affiliati.

Ha confessato estorsioni e decine di omicidi, dando anche indicazioni per il ritrovamento dei cadaveri delle vittime.

Con Augusto in carcere la reggenza passa nelle mani di un altro boss: Carlo Di Meo. Nel 2013 scattano le manette per 35 presunti affiliati.

Il clan La Torre è sempre restato autonomo, “sottoscrivendo” quasi un patto di non belligeranza con quello più forte e forse più conosciuto all’opinione pubblica dei Casalesi (da Casal di Principe, comune in provincia di Caserta).

“Da ultimo nel 2018 – aggiunge il Comandante Biscardi – si sono concluse importanti operazioni che hanno portato all’arresto di alcuni esponenti del clan ancora in libertà o che erano tornati liberi e che avevano cercato di ridare vita alle attività del gruppo criminale”.

I Carabinieri, ogni giorno, monitorano il territorio svolgendo un’intensa attività info-investigativa rivolta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, senza abbassare la guardia.

L’AREA A DESTRA DEL VOLTURNO

Una forte incidenza di reati si registra soprattutto nell’area di Castel Volturno. Si tratta di una zona molto vicina al Napoletano.

Dagli anni ’80 si è registrato un forte aumento di un’immigrazione irregolare (di difficile censimento).

Nell’area a destra del fiume Volturno si hanno forti insediamenti di comunità straniere.

I militari dell’Arma impegnati in un servizio notturno

Solo a Castel Volturno si registrano 81 diverse etnie censite. All’Anagrafe risultano iscritte oltre 4 mila persone.

Molti dei residenti sono nigeriani di religione cristiana evangelica.

Secondo una stima del 2017 che è stata avvalorata dalle stesse autorità locali sono circa 20 mila i cittadini che gravitano lì ma non sono stati mai registrati.

La maggior parte non si sa bene di cosa viva.

Da tutta Italia i nigeriani fanno riferimento a Castel Volturno. Moltissimi sono di transito.

“Lo scopriamo – evidenzia il Tenente Colonello Biscardi – quando facciamo operazioni di polizia. Sono persone che si muovono molto sul territorio nazionale e qui riescono a trovare sempre un appoggio logistico”.

Sono state le inchieste, come ad esempio quella conclusa nel 2019 dai Carabinieri, che hanno evidenziato come i reati che si possono ascrivere ai nigeriani vadano dalla tratta di esseri umani, al traffico di stupefacenti.

Gli è stata anche imputata l’associazione mafiosa di stampo etnico, riuscendo a documentare riti di iniziazione stile mafia.

I REATI COMMESSI NEL TERRITORIO

Sono molti i tipi di reato commessi nel territorio. Soprattutto delitti contro la persona, come omicidi (in 24 mesi una decina circa quelli consumati e diverse decine quelli tentati), lesioni personali più o meno gravi, rapine, estorsioni, ma anche traffico di stupefacenti, reati legati all’associazione camorristica, violenze sessuali, stalking, maltrattamenti in famiglia e più in generale codici rossi, sfruttamento del lavoro nero e reati ambientali.

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Servizio a cura di: Luca Tatarelli