Con Olimpichetto la Basilica Palladiana di Vicenza torna palcoscenico per le scenografie del 1948
19 Dicembre 2025Originalissimo evento a Vicenza: Olimpichetto, la riproduzione del teatro Olimpico realizzata nel 1948 per l’Edipo Re di Sofocle e portata in tournée in tutto il mondo, è stato restaurato e installato nella bellissima Basilica Palladiana.

Vicenza ritrova il suo teatro viaggiante: Olimpichetto torna a casa e la Basilica Palladiana diventa palcoscenico

La scenografia Olimpichetto riallestita nella Basilica Palladiana di Vicenza (ph. IN24).
Vicenza riscopre una pagina straordinaria della propria storia culturale e teatrale e lo fa nel luogo simbolo della città: la Basilica Palladiana. Con l’inaugurazione della mostra “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore”, avvenuta questa mattina, il grande salone palladiano torna a essere spazio scenico vivo, restituendo al pubblico una macchina teatrale unica nel suo genere, capace di raccontare insieme il genio di Andrea Palladio, la forza della ricostruzione del Dopoguerra e l’ambizione internazionale di una città che, già nel 1948, sapeva parlare al mondo.
Al centro dell’esposizione, visitabile dal 20 dicembre 2025 al 22 febbraio 2026, c’è Olimpichetto, la ricostruzione in scala quasi naturale della scenografia del Teatro Olimpico, realizzata a Vicenza nel secondo Dopoguerra per portare in tournée l’Edipo Re di Sofocle, nello storico allestimento diretto da Guido Salvini.
Una struttura imponente e al tempo stesso fragile, costruita in legno, tela, gesso e stucco, concepita fin dall’inizio per essere smontata, trasportata e rimontata sui palcoscenici di tutto il mondo.
Un’inaugurazione che è già spettacolo
L’inaugurazione ufficiale della mostra, alla presenza delle autorità cittadine e dei promotori del progetto, è stata preceduta da un momento performativo altamente simbolico: l’esibizione del coreografo vicentino Marco Pelle, oggi figura di spicco del New York Theatre Ballet, che ha danzato sul palco di Olimpichetto il breve balletto Safe from sleep, sulle note di Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt. Un gesto artistico che ha immediatamente restituito alla scenografia la sua funzione originaria: non semplice oggetto museale, ma spazio vivo, pensato per essere attraversato dai corpi e dalle voci.
Accanto al sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, hanno preso parte all’inaugurazione Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e direttore generale delle Gallerie d’Italia, l’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività Ilaria Fantin, la direttrice dei Musei Civici Valeria Cafà e il curatore della mostra Ivan Stefanutti.
Presente anche una testimone d’eccezione: Susanna Egri, oggi novantanovenne, ballerina e pioniera della danza moderna in Italia, che partecipò alla storica prima londinese dell’Edipo Re nel 1948.
Il ritorno di un ambasciatore culturale
Olimpichetto non è solo una scenografia: è un’idea di teatro e di città. Nato negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, prende forma in una Vicenza profondamente segnata dai bombardamenti, che avevano distrutto il Teatro Verdi e il Teatro Eretenio e gravemente danneggiato la stessa Basilica Palladiana, privata della celebre copertura lignea.
Anche il Teatro Olimpico, capolavoro palladiano e teatro coperto più antico al mondo, aveva rischiato la distruzione: le statue erano state interrate per salvarle, le scenografie lignee di Vincenzo Scamozzi smontate e messe al sicuro. Il loro rimontaggio si sarebbe concluso solo nel 1946.
È in questo contesto di ferite materiali e morali che il regista Guido Salvini, figura centrale del teatro italiano tra le due guerre, matura l’intuizione di trasformare il patrimonio palladiano in un dispositivo teatrale itinerante.
Per l’Edipo Re messo in scena al Teatro Olimpico nel settembre del 1948, Salvini fa realizzare una copia smontabile del boccascena e delle prospettive urbane di Tebe: nasce così Olimpichetto, “piccolo” solo nel nome, pensato per viaggiare e portare nel mondo l’immagine del teatro e dell’architettura vicentina.
Dalle macerie della guerra ai palcoscenici del mondo
La prima tournée internazionale di Olimpichetto prende il via il 4 ottobre 1948 al Cambridge Theatre di Londra, grazie alla compagnia teatrale italiana della Biennale di Venezia, diretta dallo stesso Salvini.
In scena attori destinati a diventare protagonisti della cultura italiana del Novecento, come Vittorio Gassman e Nino Manfredi. Dopo Londra, lo spettacolo approda a Parigi, al Théâtre Sarah-Bernhardt (oggi Théâtre de la Ville), sancendo definitivamente il successo dell’operazione.
Negli anni successivi, e in particolare a partire dagli anni Ottanta, Olimpichetto riprende a viaggiare: Lisbona, Madrid, Berlino, Ludwigshafen am Rhein, Houston, Buenos Aires e numerosi teatri italiani diventano le tappe di un lungo itinerario che si conclude nei primi anni Duemila, quando la scenografia viene ricoverata nei magazzini comunali e progressivamente dimenticata.
In mostra, una preziosa video-intervista a Susanna Egri restituisce il clima avventuroso di quei viaggi, tra episodi curiosi e incontri memorabili, come l’intervento di Sir Laurence Olivier, chiamato a risolvere un’emergenza costumi durante la tappa londinese del 1948.
Racconti che restituiscono al pubblico l’energia di un teatro che, nel Dopoguerra, sapeva ancora essere strumento di diplomazia culturale.
La riscoperta e il restauro: un lavoro corale
La rinascita di Olimpichetto è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e restauro, nato da una curiosità dell’assessore Ilaria Fantin e sviluppato dai Musei Civici di Vicenza. Da una serie di timbri di destinazione rinvenuti sul retro delle scenografie – le “vie di Tebe” – prende avvio un’indagine d’archivio che, documento dopo documento, ricompone la storia di questo teatro portatile.
Prima del riallestimento, Olimpichetto è stato sottoposto a un accurato intervento di pulitura, consolidamento e reintegrazione cromatica, concordato con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e affidato a docenti e allievi di Engim – Professioni del Restauro.
Per circa un mese, una dozzina di studenti ha lavorato su strutture lignee, tele e cartapesta segnate dal tempo, trasformando il restauro in un vero cantiere-scuola e in un’esperienza formativa di alto livello.
La Basilica Palladiana torna teatro
Allestire Olimpichetto nel Salone della Basilica Palladiana significa creare un dialogo ideale tra la prima e l’ultima opera di Andrea Palladio: la Basilica, cuore della vita civile e mercantile della città, e il Teatro Olimpico, spazio dell’umanesimo e della rappresentazione.
Non è un caso che proprio in Basilica Palladiana Palladio avesse sperimentato, prima dell’Olimpico, apparati scenici effimeri per feste e spettacoli.
Il progetto espositivo, curato da Ivan Stefanutti, restituisce al pubblico questa dimensione teatrale originaria: una parte del Salone è occupata dalla scenografia, completamente accessibile, mentre l’altra ospita una mostra documentaria con materiali d’archivio, immagini e video.
Per due mesi, il palco di Olimpichetto accoglierà spettacoli di teatro, musica, danza, reading e incontri, sotto la direzione artistica di Roberto Cuppone.
Un Natale all’insegna di Palladio
«A Vicenza questo Natale sarà all’insegna di Andrea Palladio», ha dichiarato il sindaco Possamai, sottolineando il valore simbolico e identitario dell’operazione.
Un’occasione resa ancora più significativa dall’ingresso gratuito per i residenti di città e provincia e da un ricco programma di eventi collaterali, attività educative e visite guidate, comprese quelle con interpretariato in lingua dei segni.
Con Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore, Vicenza non si limita a esporre un oggetto del passato, ma rimette in circolo una visione: quella di una città che, anche nei momenti più difficili, ha saputo trasformare il proprio patrimonio culturale in strumento di dialogo, creatività e apertura al mondo.
Un piccolo grande teatro che, tornando a casa, racconta ancora una storia capace di parlare al presente.


